LA SPEZIA – Un silenzio carico di dolore e incredulità ha avvolto La Spezia nel giorno dell’ultimo saluto ad Abanoub ‘Aba’ Youssef, il giovane studente di 18 anni la cui vita è stata tragicamente spezzata tra le mura dell’istituto professionale ‘Domenico Chiodo’. Una singola, fatale coltellata al costato, inferta dal compagno di scuola diciannovenne Zouhair Atif, ha posto fine ai suoi sogni, lasciando una comunità sotto shock e una famiglia “rovinata”, come l’ha definita lo zio Abram Attia. L’esame autoptico, eseguito dal professor Francesco Ventura di Genova, ha confermato la drammatica realtà: un unico fendente ha leso organi vitali in sequenza, tra cui fegato, milza, diaframma e polmone sinistro, provocando una vasta emorragia interna e un conseguente arresto cardiaco che ha reso vano ogni tentativo di soccorso.
L’esito dell’autopsia: un quadro “ben definito”
I risultati dell’autopsia hanno delineato un quadro medico-legale netto e inequivocabile. Il direttore dell’istituto di medicina legale, pur riservandosi 60 giorni per il deposito della relazione completa, ha parlato fin da subito di un “quadro ben definito”. La violenza del colpo ha causato danni irreversibili, smentendo di fatto la versione dell’aggressore, che avrebbe dichiarato di voler colpire la vittima alla gamba. La traiettoria devastante della lama, lunga oltre 20 centimetri, non lascia spazio a dubbi sulla letalità dell’aggressione.
La dinamica della tragedia e il movente
La tragedia si è consumata venerdì 16 gennaio, all’interno di un’aula, davanti agli occhi atterriti dei compagni. A scatenare la furia omicida di Zouhair Atif, secondo quanto da lui stesso confessato durante l’interrogatorio, sarebbe stata la gelosia. Il movente, definito dal giudice per le indagini preliminari (gip) come “futilissimo”, risiederebbe in uno scambio di fotografie tra Abanoub e la ragazza frequentata da Atif. Pare si trattasse di innocue foto d’infanzia, dato che i due si conoscevano da bambini, ma questo non ha fermato la mano dell’aggressore. La Procura sta valutando l’aggravante della premeditazione, dato che Atif avrebbe portato il coltello da casa, un’arma descritta come “particolarmente micidiale”. Alcune fonti riportano anche di un messaggio minaccioso inviato alla vittima il giorno prima: “Domani ti sistemo io”.
L’ultimo saluto della città e il lutto cittadino
In un’atmosfera di profonda commozione, centinaia di persone, tra cui tantissimi giovani, hanno partecipato al funerale di ‘Aba’, svoltosi nella cattedrale di Cristo Re. Il sindaco Pierluigi Peracchini ha proclamato il lutto cittadino, un gesto per testimoniare la partecipazione collettiva al dolore della famiglia e di un’intera comunità ferita. Il corteo funebre, partito dall’obitorio, ha attraversato le vie della città, con le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e le saracinesche dei negozi abbassate in segno di rispetto. La bara bianca, coperta di fiori, è stata accolta da un lungo applauso e dai canti liturgici della chiesa copta, comunità di cui Abanoub era un membro attivo e diacono.
Presenti le massime autorità civili, militari e religiose, unite nel cordoglio. Le parole del vescovo Luigi Ernesto Palletti e del metropolita copto Dawod El Naqlouny hanno sottolineato il dolore di tutta la comunità, invitando al silenzio e alla speranza. Toccante il ricordo degli amici e dei familiari, che hanno liberato in cielo palloncini bianchi e celesti. Abanoub riposerà nel cimitero dei Boschetti.
L’aggressore in carcere e le reazioni del mondo scolastico
Zouhair Atif si trova attualmente in carcere a Villa Andreino, in isolamento e sotto stretta sorveglianza per il rischio di gesti autolesionistici. Il gip ha convalidato l’arresto, parlando di un’azione connotata da “peculiare brutalità” e “allarmante disinvoltura”. La famiglia di Abanoub ha dichiarato di non poter accettare le scuse dei parenti dell’omicida.
La tragedia ha profondamente scosso il mondo della scuola. Gli studenti dell’istituto Chiodo hanno manifestato il loro dolore e la loro rabbia, deponendo fiori e lumini e protestando all’ingresso della scuola. Oltre trenta dirigenti scolastici spezzini hanno firmato una lettera aperta per difendere l’istituzione scolastica, definita “violata” ma non “un bersaglio”, bensì parte della soluzione. L’Ufficio scolastico regionale ha disposto un’ispezione nell’istituto per accertare i fatti.
