La Sardegna tira un sospiro di sollievo mentre il ciclone Harry, che ha flagellato l’isola per giorni, inizia finalmente a perdere intensità. Secondo le ultime comunicazioni della Protezione Civile regionale, le piogge e le forti raffiche di vento sono in progressiva diminuzione, con le ultime residue precipitazioni che dovrebbero esaurirsi nel tardo pomeriggio. In serata è previsto un significativo calo della ventilazione, che diventerà moderata o calma, ponendo fine anche alle violente mareggiate che hanno eroso le coste. Tuttavia, la fine dell’emergenza meteorologica non coincide con la fine dell’allerta: l’attenzione rimane massima sui livelli idrometrici di fiumi e dighe, veri e propri sorvegliati speciali in queste ore cruciali.
Il punto della Protezione Civile: l’emergenza si sposta sul rischio idraulico
Nel corso di un vertice tenutosi nella sede della Protezione Civile a Cagliari, è stato fatto il punto sulla situazione. Mauro Merella, direttore generale, ha confermato il miglioramento delle condizioni meteo: “Solo domani ci saranno piogge deboli e isolate, ma nulla di preoccupante”. Questo quadro consente di avviare le procedure per il declassamento dell’allerta e di valutare la riapertura delle scuole, rimaste chiuse in via precauzionale da lunedì in molti comuni. Nonostante ciò, l’isola resta in una fase di elevata criticità per il rischio idraulico e idrogeologico. La straordinaria quantità di pioggia caduta ha saturato i terreni e ingrossato i corsi d’acqua, mantenendo alta la pressione su tutto il reticolo idrografico regionale.
Dighe e fiumi: la gestione della piena
L’attenzione è concentrata sui principali bacini e corsi d’acqua dell’isola, in particolare il Rio Posada, il Cedrino, il Flumendosa e il lago Maccheronis. Questi sistemi idrici sono sotto il costante monitoraggio dell’Enas, l’Ente Acque della Sardegna. Giuliano Patteri, rappresentante dell’ente, ha spiegato la delicata operazione in corso: la diga del Flumendosa, ad esempio, sta ricevendo un afflusso di circa 350 metri cubi di acqua al secondo. Questa imponente massa d’acqua, tuttavia, non viene rilasciata a valle, ma trattenuta all’interno dell’invaso per laminare l’onda di piena e mitigare l’impatto sui territori a valle, già messi a dura prova. Si tratta di manovre complesse, essenziali per prevenire esondazioni potenzialmente devastanti.
L’aspetto paradossalmente positivo di questa ondata di maltempo, come confermato dall’Enas, è il significativo accumulo di riserve idriche. Le piogge intense hanno riempito gli invasi, una notizia cruciale che potrebbe scongiurare l’emergenza siccità per la prossima stagione estiva, un problema cronico per la Sardegna.
La conta dei danni e le risposte delle istituzioni
Con l’attenuarsi dei fenomeni più violenti, inizia la fase più complessa: la stima dei danni. L’assessora regionale dell’Ambiente, Rosanna Laconi, ha delineato il percorso: “Si farà sentendo le stime dei sindaci. Staremo vicino alle comunità: vedremo se sarà possibile avere una stima prima o in tempo per la Finanziaria”. La Regione ha già attivato i canali istituzionali ai massimi livelli, con un colloquio tra la presidente Alessandra Todde e il vicepremier Matteo Salvini, per coordinare gli interventi e valutare le misure di emergenza da adottare, inclusa la possibile richiesta dello stato di emergenza nazionale. L’obiettivo è fornire risposte rapide e concrete alle comunità colpite.
Ferite al paesaggio: l’erosione delle coste
Oltre ai danni a infrastrutture, agricoltura e centri abitati, il ciclone Harry lascia profonde cicatrici anche sul patrimonio ambientale e paesaggistico della Sardegna. L’assessora Laconi ha espresso forte preoccupazione per l’impatto delle mareggiate: “È una domanda che ci stiamo ponendo e che ci preoccupa. Inevitabilmente le mareggiate contribuiscono all’erosione delle coste. E sicuramente il maltempo qualche problema in questo senso lo ha provocato. Ma valuteremo”. Le spiagge, risorsa economica e simbolo dell’isola, sono state pesantemente colpite, con intere porzioni di litorale “cancellate” dalla furia del mare. Saranno necessarie attente valutazioni per quantificare il danno e pianificare interventi di ripristino e difesa della costa.
I numeri dell’emergenza
A testimonianza della violenza del ciclone e della sua estensione su tutto il territorio regionale, vi sono i numeri della macchina dei soccorsi. Negli ultimi giorni, sono pervenute alla sala operativa della Protezione Civile ben 130 richieste di emergenza da parte dei Comuni. Parallelamente, i Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 600 interventi in tutta l’isola, operando senza sosta per mettere in sicurezza persone, liberare strade da alberi caduti e allagamenti e rispondere a ogni tipo di criticità legata al maltempo.
