ADRIA (Rovigo) – Una comunità intera sotto shock per la tragica fine di Davide Spunton, il giovane pescatore di 26 anni, compiuti appena lo scorso 9 gennaio, il cui corpo è stato ritrovato senza vita nel pomeriggio di martedì 20 gennaio. Le speranze di familiari e amici, rimasti per ore aggrappati a un filo di speranza lungo l’argine del canale, si sono infrante intorno alle 16:00, quando i Vigili del Fuoco hanno individuato la salma nelle gelide acque dell’Adigetto.
Una notte di angoscia e ricerche senza sosta
Tutto ha avuto inizio nella tarda serata di lunedì 19 gennaio, quando Davide, grande appassionato di pesca, si è recato nella località di Passetto, una tranquilla frazione di Adria, per una delle sue consuete battute. Aveva parcheggiato la sua automobile nei pressi della chiesa locale, un gesto abituale che non lasciava presagire alcun allarme. Con il passare delle ore, però, il suo mancato rientro a casa ha messo in allarme i familiari che, intorno alle 2:00 di notte, hanno dato l’allarme, facendo scattare immediatamente la macchina dei soccorsi.
Le prime fasi delle ricerche, coordinate dai Carabinieri, hanno portato quasi subito a un ritrovamento che ha fatto temere il peggio: alle 2:15, sotto il ponte della località, è stata rinvenuta tutta la sua attrezzatura da pesca. Di Davide, però, nessuna traccia. Questo dettaglio ha immediatamente indirizzato le indagini e le operazioni verso l’ipotesi più drammatica: una caduta accidentale nel canale.
L’imponente dispiegamento di forze
La situazione ha richiesto l’intervento di squadre specializzate. Alle 2:30 sono stati attivati i sommozzatori del nucleo dei Vigili del Fuoco di Venezia, affiancati dalle squadre del distaccamento di Adria. Per tutta la notte e la mattinata successiva, un imponente dispiegamento di uomini e mezzi ha setacciato l’area senza sosta. Le operazioni si sono svolte in condizioni difficili, scandagliando palmo a palmo le acque torbide e fredde dell’Adigetto.
Con le prime luci dell’alba, le ricerche si sono intensificate ulteriormente. In volo si è alzato anche l’elicottero Drago 1 dei Vigili del Fuoco, decollato da Venezia, e sono stati impiegati i droni del nucleo Sapr (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto), specializzati nella ricerca di persone scomparse, per perlustrare l’area dall’alto. Sul posto, oltre ai Carabinieri e ai Vigili del Fuoco, sono intervenuti anche la Polizia di Stato e la Polizia Locale per gli accertamenti di rito.
Il tragico epilogo e l’ipotesi dell’incidente
Il punto di svolta, purtroppo drammatico, è arrivato nel pomeriggio. Grazie all’utilizzo di un ecoscandaglio montato su un’imbarcazione, i Vigili del Fuoco di Rovigo hanno localizzato il corpo di Davide sul fondo del canale. Il ritrovamento è avvenuto a circa 100 metri dal punto in cui si presume sia caduto, sulla sponda del fiume in territorio di Cavarzere (Venezia). Il recupero della salma è stato poi effettuato dai sommozzatori del nucleo regionale.
Al momento, l’ipotesi più accreditata è quella di una tragica fatalità. Si presume che il giovane sia scivolato accidentalmente, finendo nelle acque del canale senza avere la possibilità di mettersi in salvo, forse a causa di un malore o della forte corrente. Saranno comunque gli approfondimenti delle autorità a chiarire l’esatta dinamica dei fatti, anche se non sembrano emergere elementi che facciano pensare a cause diverse da un terribile incidente.
Il dolore di una comunità
La notizia della morte di Davide Spunton ha sconvolto la città di Adria, dove il giovane era molto conosciuto e stimato. Diplomato all’istituto alberghiero Cipriani, lavorava in una fabbrica di occhialeria. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo buono, amante della compagnia e dello sport. Per anni aveva giocato a calcio come portiere, anche nella Juniores dell’Adriese. Lascia la mamma Stefania, il papà Alessio, i fratelli Gianluca e il gemello Lorenzo, e la fidanzata Chiara. I funerali si terranno sabato 24 gennaio alle 9:30 nella Cattedrale di Adria. Una folla di amici e conoscenti si è raccolta sull’argine durante le ricerche, sperando fino all’ultimo in un miracolo che, purtroppo, non è avvenuto.
