Il palcoscenico del World Economic Forum di Davos si è trasformato ancora una volta in un’arena di scontro geopolitico, questa volta sul tema cruciale della transizione energetica. A innescare la polemica sono state le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha lanciato una critica diretta alla Cina riguardo la sua politica sull’energia eolica. La risposta di Pechino non si è fatta attendere, con il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jiakun, che ha difeso con forza l’operato del suo Paese, definendolo un modello globale per la riduzione delle emissioni di carbonio e lo sviluppo delle rinnovabili.

Le accuse di Trump e la difesa cinese

Durante il suo intervento a Davos, Donald Trump ha affermato che la Cina è responsabile della produzione di “quasi tutti” i sistemi per l’energia eolica, insinuando però una scarsa applicazione interna. “Non sono riuscito a trovare alcun parco eolico in Cina”, ha dichiarato, definendo “stupidi” coloro che acquistano tali tecnologie da Pechino. Un’affermazione provocatoria che ha immediatamente suscitato la reazione del governo cinese.

Nel consueto briefing con la stampa, il portavoce Guo Jiakun ha replicato punto su punto, sottolineando come gli sforzi della Cina “nell’affrontare il cambiamento climatico e nel promuovere lo sviluppo globale” attraverso le energie rinnovabili siano “evidenti a tutti”. Guo ha ribadito che la Cina ha istituito il “più completo quadro politico di riduzione del carbonio al mondo” e possiede “il più grande sistema di energia rinnovabile”. Ha inoltre evidenziato come Pechino stia “condividendo attivamente i frutti del suo sviluppo verde con il mondo e la comunità internazionale”.

I dati sulla leadership cinese nelle rinnovabili

Le parole del portavoce cinese sono supportate da dati concreti che testimoniano l’imponente crescita del settore delle energie rinnovabili nel Paese. Secondo recenti rapporti, la Cina è leader indiscussa sia nel solare che nell’eolico. Nel 2024, la potenza installata degli impianti fotovoltaici cinesi ha raggiunto i 447 gigawatt, pari al 48,4% del totale mondiale, mentre quella eolica ha toccato i 444 gigawatt, corrispondenti al 44,2% della capacità globale. È importante notare che questi dati si riferiscono principalmente agli impianti su larga scala (utility-scale).

Contrariamente a quanto affermato da Trump, la Cina non solo produce, ma installa e utilizza massicciamente l’energia eolica. Il Paese detiene il primato per la più grande capacità eolica installata al mondo da 15 anni consecutivi. Inoltre, ospita il parco eolico più grande del mondo, la Jiuquan Wind Power Base nella provincia di Gansu, un mega-impianto che già nel 2010 superava di gran lunga la capacità di qualsiasi altro parco eolico a livello globale e che punta a raggiungere i 20.000 megawatt. L’impegno cinese si estende anche a progetti tecnologicamente avanzati, come la costruzione di parchi eolici ad alta quota in Tibet.

L’impatto globale e le contraddizioni

Guo Jiakun ha anche messo in luce il contributo della Cina alla lotta globale contro il cambiamento climatico, affermando che le esportazioni cinesi di prodotti eolici e fotovoltaici hanno contribuito a ridurre le emissioni globali di carbonio di circa 4,1 miliardi di tonnellate. In quanto “grande Paese in via di sviluppo responsabile”, la Cina si è detta disposta a collaborare per “portare avanti la transizione globale verde e a basse emissioni di carbonio e costruire insieme un mondo pulito e bello”.

Tuttavia, la posizione della Cina non è priva di contraddizioni. Nonostante gli enormi investimenti nelle rinnovabili, il Paese rimane il più grande emettitore di CO2 in termini assoluti e dipende ancora pesantemente dal carbone, che rappresenta una quota significativa del suo mix energetico. L’obiettivo dichiarato dal presidente Xi Jinping è di raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060, un percorso ambizioso che richiederà sforzi ancora maggiori per affrancarsi dai combustibili fossili.

Un contesto di tensioni commerciali

Lo scontro verbale di Davos si inserisce in un contesto più ampio di tensioni economiche e commerciali. Mentre Trump ha spesso criticato le energie rinnovabili, definendole inefficienti e costose, la sua amministrazione ha mostrato scetticismo verso l’eolico offshore. Dall’altra parte, la leadership cinese nel settore delle tecnologie verdi è vista con preoccupazione da Europa e Stati Uniti. L’Unione Europea, ad esempio, ha avviato un’indagine sui sussidi che Pechino fornisce ai produttori di turbine eoliche, una mossa che la Cina ha etichettato come “protezionismo”.

Questo scambio di accuse evidenzia la complessa interazione tra politiche ambientali, competizione economica e retorica politica sulla scena internazionale. Mentre i dati confermano il ruolo dominante della Cina nella produzione e installazione di energie rinnovabili, il dibattito sulle reali intenzioni e sull’impatto complessivo delle sue politiche rimane aperto.

Di atlante

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