Come ogni anno, il respiro del mondo del cinema si ferma, in attesa di quel fatidico annuncio che da Los Angeles sancirà sogni, speranze e, inevitabilmente, qualche delusione. Le candidature per la 98ª edizione degli Academy Awards, che saranno svelate giovedì prossimo, non sono solo una lista di nomi e titoli, ma il riflesso di un’industria in profonda trasformazione, un mosaico di storie che quest’anno parla più lingue che mai. È il ritratto di un cinema che, pur saldo nelle sue radici hollywoodiane, allarga lo sguardo verso un orizzonte globale, dimostrando una vitalità e una ricchezza espressiva che travalicano ogni confine.
Un’Academy Sempre Più Internazionale: La Vetrina del Cinema Mondiale
Il dato più significativo di questa imminente edizione è la potenziale, storica presenza di ben tre produzioni in lingua non inglese nella categoria più prestigiosa, quella per il Miglior Film. Un segnale inequivocabile di come i tempi stiano cambiando, spinti da un’Academy che ha saputo rinnovarsi, accogliendo membri da ogni angolo del pianeta. Con quasi un quarto degli elettori (il 24%) che oggi risiede fuori dagli Stati Uniti, la prospettiva si è ampliata, premiando narrazioni che un tempo sarebbero state confinate nella categoria del “film straniero”.
In questa ondata internazionale spiccano tre titoli che hanno già lasciato un’impronta profonda nella stagione dei premi. Il norvegese Sentimental Value di Joachim Trier, reduce da un trionfo agli European Film Awards dove ha conquistato i premi principali, si presenta come uno dei favoriti, forte di 9 candidature complessive. A contendergli lo spazio ci sono il potente L’Agente Segreto, portabandiera del Brasile, e Un Semplice Incidente, opera del cineasta iraniano Jafar Panahi, candidato dalla Francia e già insignito della Palma d’Oro a Cannes. Queste opere, così diverse per stile e tematiche, rappresentano la punta di diamante di un movimento che vede il cinema d’autore globale dialogare ad armi pari con le grandi produzioni americane, in un fertile scambio culturale che arricchisce l’intero settore.
La Risposta di Hollywood: Record Infranti e Scontri tra Titani
Se il mondo bussa alle porte dell’Academy, Hollywood non resta certo a guardare. Anzi, risponde con una potenza di fuoco impressionante. A dominare la scena è Sinners di Ryan Coogler, un horror a sfondo storico che ha saputo conquistare critica e pubblico, entrando nella storia con ben 16 nomination. Un record assoluto che supera mostri sacri come Eva contro Eva (1950), Titanic (1997) e La La Land (2016), fermi a 14 candidature. L’opera di Coogler sembra incarnare perfettamente lo spirito del tempo: un cinema spettacolare, stratificato e capace di innescare un profondo dibattito culturale.
A tallonarlo è l’attesissimo ritorno di Paul Thomas Anderson con Una Battaglia Dopo l’Altra, che raccoglie 13 candidature. Seguono, in una competizione serratissima, titoli come Hamnet di Chloé Zhao, intenso adattamento letterario; Marty Supreme di Josh Safdie, con un Timothée Chalamet in stato di grazia; e il visionario Frankenstein di Guillermo del Toro. Questi film, guidati da alcuni dei più grandi autori del cinema contemporaneo, promettono una battaglia fino all’ultima statuetta, specialmente nelle categorie registiche e attoriali.
Le Sfide Attoriali: Tra Conferme e Possibili Sorprese
Le categorie dedicate alle interpretazioni si preannunciano particolarmente avvincenti. Nel settore maschile, la sfida per il Miglior Attore Protagonista vede contrapporsi veterani e nuove stelle. Leonardo DiCaprio per Una Battaglia Dopo l’Altra e Timothée Chalamet per Marty Supreme sono tra i favoriti, ma dovranno vedersela con performance intense come quella del brasiliano Wagner Moura per L’Agente Segreto, che segna la prima candidatura come protagonista per un attore del suo paese. Completano la cinquina Michael B. Jordan per Sinners e Ethan Hawke per Blue Moon.
Tra le attrici, la competizione è altrettanto agguerrita. Jessie Buckley, nel ruolo drammatico della moglie di Shakespeare in Hamnet, e Renate Reinsve, già acclamata per Sentimental Value, sono tra le più quotate. A loro si affiancano Rose Byrne per Se Solo Potessi Ti Prenderei a Calci, Emma Stone per Bugonia e la possibile sorpresa Kate Hudson. Nella categoria dei non protagonisti, tutti gli occhi sono puntati su Stellan Skarsgård, la cui interpretazione in Sentimental Value gli è già valsa un Golden Globe.
Una nota a margine merita il “paradosso” di Timothée Chalamet: l’articolo del competitor menzionava erroneamente un suo possibile record come più giovane vincitore lo scorso anno, primato che appartiene saldamente ad Adrien Brody per Il Pianista nel 2003. La sua candidatura quest’anno, tuttavia, ne conferma lo status di talento generazionale.
Sguardi sul Futuro: L’Italia e le Grandi Esclusioni
Mentre per l’Italia, rimasta orfana di una candidatura nella categoria principale con Familia, resta in gioco una possibilità con il corto animato Playing God del bolognese Matteo Burani, colpiscono le assenze eccellenti. Titoli molto attesi come Wicked – Parte 2 e Avatar: Fuoco e Cenere non hanno convinto appieno la critica, mancando l’appuntamento con le categorie più importanti e dimostrando come il successo commerciale da solo non sia più garanzia di riconoscimenti.
La cerimonia di premiazione, che si terrà il prossimo 15 marzo al Dolby Theatre, si preannuncia dunque come una delle più imprevedibili e significative degli ultimi anni. Sarà il trionfo della potenza narrativa di Hollywood o la consacrazione definitiva di un cinema globale, capace di parlare un linguaggio universale? La risposta è ancora custodita in quelle buste sigillate, ma una cosa è certa: il cinema è più vivo e dialogante che mai.
