ROMA – Un’ondata di dissenso, un tempo relegata alle pagine della fantascienza, sta prendendo forma nel mondo reale. Si chiamano StopAI, PauseAI e ControlAI, e sono i volti di un movimento globale sempre più organizzato e vocale che si oppone al corso attuale dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Attraverso azioni di disobbedienza civile non violenta, manifestazioni e scioperi della fame, questi gruppi di attivisti stanno portando all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica i pericoli percepiti di una tecnologia che avanza a una velocità senza precedenti. Le loro preoccupazioni, un tempo considerate di nicchia, risuonano ora nelle analisi di premi Nobel, nei report di istituti di ricerca e nelle strategie politiche delle nazioni.

Le Voci del Dissenso: Chi sono e Cosa Chiedono

Al centro della protesta si trovano organizzazioni nate con l’obiettivo esplicito di mettere in discussione la corsa sfrenata verso un’IA sempre più potente. StopAI, il gruppo più radicale, si definisce un movimento di “attivisti non violenti che lavorano per vietare permanentemente lo sviluppo della superintelligenza artificiale per prevenire l’estinzione umana, la perdita di posti di lavoro di massa e molti altri problemi”. Le loro azioni dimostrative, spesso organizzate davanti ai quartier generali di colossi come OpenAI, Google DeepMind e Anthropic, hanno incluso gesti estremi come gli scioperi della fame per sottolineare l’urgenza della loro causa. “La corsa delle aziende ci sta rapidamente conducendo verso un punto di non ritorno”, ha dichiarato Guido Reichstadter, co-fondatore di StopAI, evidenziando il timore che le decisioni cruciali vengano prese senza un adeguato dibattito pubblico.

Accanto a loro, PauseAI, un movimento fondato nei Paesi Bassi, promuove una pausa globale nello sviluppo dell’IA fino a quando non saranno stabilite norme di sicurezza chiare e verificate. Le loro proteste si estendono anche in Europa, chiedendo maggiore trasparenza sui processi di sicurezza adottati dalle aziende tecnologiche. ControlAI, invece, si concentra sulla sensibilizzazione e sulla raccolta di firme per petizioni che esortano i governi a implementare normative vincolanti per prevenire uno sviluppo incontrollato.

I Pilastri della Preoccupazione: Lavoro ed Energia

Le ragioni di questa crescente mobilitazione sono concrete e toccano due nervi scoperti della società contemporanea: il futuro del lavoro e l’impatto ambientale. La paura di una sostituzione di massa delle professioni umane da parte di sistemi automatizzati è una delle principali leve del movimento. Studi e analisi paventano la possibilità che milioni di posti di lavoro possano essere a rischio, alimentando un’ansia sociale che la politica non può più ignorare.

Parallelamente, emerge con forza la questione energetica legata ai data center, le imponenti e fameliche infrastrutture necessarie per addestrare e far funzionare i modelli di IA. Il loro consumo di energia e acqua è diventato un punto critico, scatenando l’opposizione delle comunità locali, soprattutto negli Stati Uniti. Secondo uno studio del Data Center Watch, tra il 2023 e marzo 2025, progetti per un valore di circa 64 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati a causa della resistenza locale e delle controversie politiche. L’aumento delle bollette energetiche per sostenere questi “cervelli” digitali è un tema che, come sottolineato da alcuni analisti, potrebbe avere ripercussioni significative anche in ambito elettorale.

L’Allarme degli Scienziati e il Dibattito Globale

A dare ulteriore peso alle rivendicazioni degli attivisti sono le voci autorevoli provenienti dal mondo scientifico. Geoffrey Hinton, premio Nobel per la Fisica e considerato uno dei “padrini” dell’IA, ha lasciato il suo ruolo in Google nel 2023 per poter parlare liberamente dei rischi legati a una tecnologia che potrebbe diventare “incontrollabile”. Il suo nome figura tra gli oltre 200 firmatari di un documento consegnato alle Nazioni Unite, che chiede di stabilire “linee rosse” invalicabili entro il 2026.

Anche figure come Bill Gates, pur riconoscendo l’enorme potenziale dell’IA, hanno sottolineato la necessità di una governance attenta e consapevole. “Tra tutte le cose che gli esseri umani hanno mai creato, l’intelligenza artificiale è quella che cambierà maggiormente la società”, ha osservato di recente il fondatore di Microsoft. “Dovremo essere consapevoli del modo in cui verrà sviluppata, governata e distribuita”.

Il dibattito è ormai globale e ha raggiunto le più alte istituzioni. Le Nazioni Unite hanno adottato risoluzioni per promuovere uno sviluppo sicuro, etico e inclusivo dell’IA, nel rispetto dei diritti umani, spingendo per una governance regolatoria uniforme a livello mondiale. L’Unione Europea, con il suo AI Act, sta tracciando un percorso normativo che cerca di bilanciare innovazione e tutela dei cittadini, un modello che viene osservato e discusso a livello internazionale.

Questa convergenza tra attivismo dal basso, preoccupazioni della cittadinanza (un’indagine del Pew Research Center rivela che oltre la metà degli adulti statunitensi chiede un maggiore controllo sull’IA) e l’allarme lanciato da scienziati ed esperti, segnala che la questione dell’intelligenza artificiale ha trasceso l’ambito puramente tecnologico per diventare una delle sfide sociali, etiche e politiche più urgenti del nostro tempo.

Di davinci

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