Strasburgo – L’aula del Parlamento europeo ha respinto con fermezza la mozione di censura presentata contro la Commissione europea e la sua presidente, Ursula von der Leyen. Con 390 voti contrari, 165 favorevoli e 10 astenuti, l’esecutivo comunitario supera l’ostacolo, ma il dibattito politico che ha portato al voto è tutt’altro che archiviato. Al centro della contesa, il controverso accordo commerciale tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), un trattato che continua a dividere profondamente le forze politiche e a sollevare timori in diversi settori produttivi del continente.
L’iniziativa dei “Patrioti per l’Europa”
A farsi promotore della mozione di sfiducia è stato il gruppo dei “Patrioti per l’Europa”, la formazione di destra ed estrema destra che raccoglie partiti come la Lega italiana, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, e Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán. La principale accusa mossa alla Commissione von der Leyen è quella di aver portato avanti un accordo ritenuto dannoso per l’economia europea, in particolare per il settore agricolo. Secondo i proponenti, l’intesa con il blocco sudamericano aprirebbe le porte a una concorrenza sleale, mettendo a rischio migliaia di agricoltori e produttori europei a causa di standard ambientali, sanitari e sociali meno stringenti nei paesi del Mercosur. La Lega, ad esempio, ha ribadito la sua ferma opposizione a “un accordo che ricadrà interamente sulle spalle degli agricoltori, italiani ed europei”.
Questa non è la prima volta che la Commissione von der Leyen affronta un voto di sfiducia. Si tratta infatti del quarto tentativo dall’inizio del mandato, tutti falliti senza mai avvicinarsi alla soglia necessaria dei due terzi dei voti espressi. Nonostante l’esito scontato, queste mozioni rappresentano un importante termometro politico, capace di misurare le fratture interne all’Eurocamera e la crescente opposizione su temi chiave come la politica commerciale e la transizione ecologica.
Le ragioni della discordia: l’accordo UE-Mercosur
L’accordo UE-Mercosur, i cui negoziati si trascinano da oltre vent’anni, è uno dei più grandi trattati commerciali mai negoziati dall’Unione Europea. L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è quello di creare nuove opportunità per le imprese europee, aumentando le esportazioni e rafforzando i legami economici e politici con l’America Latina. Si prevede una significativa riduzione dei dazi in settori chiave come quello automobilistico.
Tuttavia, le critiche sono numerose e trasversali. Oltre alle preoccupazioni del mondo agricolo, diverse organizzazioni non governative e partiti politici, inclusi i Verdi, hanno sollevato seri dubbi sull’impatto ambientale dell’accordo. I timori principali riguardano un possibile aumento della deforestazione in Amazzonia per far spazio a pascoli e coltivazioni intensive destinate all’export verso l’Europa. Inoltre, sindacati come la CGIL hanno espresso preoccupazione per il rischio di dumping sociale, con una concorrenza basata su legislazioni del lavoro meno protettive che potrebbero ledere i diritti dei lavoratori.
La dinamica del voto e le posizioni degli altri gruppi
L’esito della votazione era ampiamente previsto. I principali gruppi politici che sostengono la maggioranza Ursula – il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e i liberali di Renew Europe – hanno votato compattamente contro la mozione di censura. Pur mantenendo posizioni critiche su alcuni aspetti dell’accordo Mercosur, hanno ritenuto lo strumento della sfiducia sproporzionato e politicamente strumentale. Anche i Verdi, pur essendo tra i più critici verso il trattato commerciale, hanno votato contro la sfiducia, distinguendo la critica politica dall’azione istituzionale volta a far cadere l’esecutivo.
Il dibattito in plenaria, svoltosi il 19 gennaio alla presenza del commissario per il Commercio Maroš Šefčovič, ha visto toni accesi. I promotori della mozione hanno criticato l’assenza della presidente von der Leyen, impegnata al World Economic Forum di Davos, interpretandola come un segnale di scarsa attenzione verso il controllo parlamentare. Dall’altra parte, la difesa della Commissione ha sottolineato l’importanza strategica dell’accordo in un contesto geopolitico globale sempre più complesso, ribadendo l’impegno a garantire che l’intesa includa clausole vincolanti sul rispetto degli standard ambientali e sociali.
Quale futuro per la Commissione e l’accordo?
Se da un lato la Commissione von der Leyen esce istituzionalmente indenne dal voto, dall’altro la sua posizione politica su dossier delicati come questo appare tutt’altro che granitica. La sfiducia respinta non cancella le profonde divisioni che attraversano il Parlamento e il Consiglio Europeo sull’accordo UE-Mercosur. Diversi Stati membri, tra cui Francia e Italia, hanno già espresso forti perplessità, rendendo il processo di ratifica finale tutt’altro che scontato. Recentemente, lo stesso Parlamento europeo ha chiesto di rinviare il testo alla Corte di Giustizia dell’UE per una verifica della sua compatibilità con i Trattati, un segnale che indica come la strada per l’entrata in vigore dell’accordo sia ancora lunga e irta di ostacoli.
In conclusione, il voto di sfiducia, pur essendo un’iniziativa destinata al fallimento, ha avuto il merito di accendere i riflettori su una delle questioni più spinose dell’agenda europea. La tenuta della Commissione non è in discussione, ma la sua capacità di costruire un consenso solido sulle future politiche commerciali e ambientali sarà la vera sfida dei prossimi mesi.
