FROSINONE – Un’altra vita spezzata sul lavoro, un’altra famiglia distrutta dal dolore. Nel primo pomeriggio di oggi, martedì 20 gennaio 2026, un operaio di 48 anni è morto in un tragico incidente avvenuto nell’area industriale di Frosinone. L’uomo, impegnato in lavori di manutenzione sul tetto di un capannone, è precipitato nel vuoto dopo che un lucernaio ha improvvisamente ceduto sotto il suo peso. Inutili i soccorsi, le ferite riportate nella caduta si sono rivelate fatali.
LA DINAMICA DELLA TRAGEDIA
L’incidente si è verificato intorno alle 14:00 in via Fermi, nella zona industriale Mazzocchia. La vittima, un lavoratore di 48 anni di origine marocchina e residente ad Ardea, era dipendente di una ditta esterna incaricata di eseguire interventi di manutenzione presso lo stabilimento della Mazzocchia, nota azienda specializzata nella produzione di attrezzature e veicoli per la raccolta dei rifiuti. Secondo una prima e concorde ricostruzione dei Carabinieri e del personale dello Spresal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) della Asl di Frosinone, l’operaio si trovava sulla copertura del capannone quando la struttura in materiale plastico del lucernaio ha ceduto di schianto.
L’uomo è precipitato per diversi metri, riportando lesioni gravissime. L’allarme è stato dato immediatamente e sul posto si sono precipitati i sanitari del 118. Vista la criticità delle condizioni, è stata allertata anche un’eliambulanza per un possibile trasferimento d’urgenza in un ospedale di Roma. Purtroppo, ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato vano: il cuore del 48enne ha cessato di battere poco dopo le 15, circa un’ora dopo il terribile volo, senza che avesse mai ripreso conoscenza.
LE INDAGINI E IL TEMA DELLA SICUREZZA
I Carabinieri della Compagnia di Frosinone e gli ispettori dello Spresal hanno immediatamente avviato le indagini per accertare l’esatta dinamica dell’accaduto e verificare il pieno rispetto di tutte le normative in materia di sicurezza sul lavoro. La salma dell’operaio è stata posta sotto sequestro a disposizione dell’autorità giudiziaria, che potrebbe disporre l’autopsia. Gli accertamenti si concentreranno in particolare su:
- La valutazione dei rischi per i lavori in quota.
- La presenza e l’adeguatezza dei dispositivi di protezione collettiva e individuale (come reti, parapetti o imbracature).
- Lo stato di manutenzione della copertura e la resistenza dei lucernari, che spesso non sono calpestabili e rappresentano un’insidia nascosta.
- Il coordinamento tra l’azienda committente e la ditta in appalto per garantire le massime condizioni di sicurezza.
Questo ennesimo incidente mortale riaccende drammaticamente i riflettori sulla piaga delle “morti bianche”. Le cadute dall’alto, specialmente a seguito dello sfondamento di coperture fragili come i lucernari, rappresentano una delle principali cause di infortunio mortale, soprattutto nei settori dell’edilizia e della manutenzione. I dati recenti, inoltre, mostrano un preoccupante aumento degli infortuni sul lavoro nella regione Lazio e in particolare nella provincia di Frosinone, che si conferma tra le aree a maggior rischio.
IL CORDOGLIO E L’APPELLO DEI SINDACATI
La notizia ha suscitato profondo cordoglio e rabbia tra le organizzazioni sindacali, che da tempo denunciano una situazione ormai insostenibile. “Si dovrebbe lavorare per vivere, non per morire”, è il grido d’allarme che si leva ancora una volta di fronte a una tragedia che poteva e doveva essere evitata. Viene chiesto a gran voce un impegno concreto da parte delle istituzioni e delle imprese per rafforzare i controlli, investire in formazione e diffondere una vera cultura della sicurezza, affinché il lavoro non sia più una condanna a morte.
