TAORMINA (MESSINA) – Un risveglio apocalittico per la perla dello Ionio e per l’intero comprensorio. La costa orientale della Sicilia si è trovata a fronteggiare la furia del ciclone mediterraneo battezzato “Harry”, un evento meteorologico di rara intensità che ha scatenato mareggiate devastanti, mettendo in ginocchio l’economia turistica di località celebri come Taormina e Giardini Naxos. Onde alte, descritte come imponenti, hanno sferzato il litorale per giorni, ridisegnando la geografia delle spiagge e lasciando una scia di distruzione.

Cronaca di una devastazione annunciata

La situazione è precipitata a partire dalla notte tra il 19 e il 21 gennaio 2026, quando i venti di burrasca hanno iniziato a gonfiare il Mar Ionio. Le previsioni avevano lanciato l’allarme, spingendo le amministrazioni locali a correre ai ripari, ma la forza della natura ha superato ogni aspettativa e le fragili barriere di sabbia, erette in fretta e furia a protezione degli stabilimenti balneari, sono state spazzate via in poche ore. Secondo il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS), la giornata di martedì 20 gennaio è stata la più ventosa dal 2002, superando eventi ciclonici passati.

A Taormina, le immagini sono quelle di un bollettino di guerra. Le celebri baie di Isolabella e Mazzarò sono state letteralmente sommerse dai marosi, che hanno devastato lidi, ristoranti e strutture ricettive. Le spiagge sono scomparse sotto una coltre di detriti, sabbia e rifiuti. Particolarmente colpita la frazione di Mazzeo, dove è crollata parte di piazza Salvo D’Acquisto e il lungomare è stato gravemente danneggiato. Danni significativi anche a Spisone e al muraglione dell’hotel Caparena.

Non meno grave il bilancio a Giardini Naxos. Il lungomare è stato martoriato, con il molo Saia che ha subito crolli strutturali, rendendo la strada sovrastante a rischio. La furia delle onde ha divelto tratti della passeggiata, distrutto la storica ringhiera sotto il municipio e danneggiato la testata del molo di Schisò. La Polizia Locale e la Protezione Civile, in stato di allerta permanente, hanno dovuto chiudere diverse strade al traffico, tra cui la via che conduce al molo di Schisò e tratti della via Tisandros, per garantire la pubblica incolumità. Sono state evacuate anche alcune persone, tra cui due anziane e due turisti canadesi, le cui abitazioni erano state invase dall’acqua.

La risposta delle istituzioni e la conta dei danni

Di fronte a uno scenario di tale devastazione, le istituzioni si sono mosse immediatamente. Il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, dopo aver effettuato numerosi sopralluoghi, ha annunciato l’intenzione di chiedere la dichiarazione dello stato di calamità naturale, sottolineando come le sole risorse economiche non siano sufficienti se bloccate da lungaggini burocratiche. Anche il governo regionale si è attivato, convocando una giunta straordinaria per deliberare lo stato di crisi e richiedere al governo nazionale lo stato di emergenza. Una prima stima dei danni sull’isola parla di una cifra che potrebbe superare il mezzo miliardo di euro.

Il maltempo ha causato disagi estesi su tutta la costa ionica, da Letojanni a Santa Teresa di Riva, dove il lungomare è stato in gran parte distrutto. La tempesta ha avuto ripercussioni anche sulla rete ferroviaria, con danni significativi alla linea tra Messina e Catania, in particolare nella zona di Scaletta Zanclea, dove i binari sono rimasti sospesi nel vuoto.

Un territorio fragile: erosione costiera e cambiamenti climatici

L’eccezionalità del ciclone “Harry” riaccende i riflettori su un problema annoso e spesso sottovalutato: l’erosione costiera. La Sicilia è tra le regioni italiane più esposte a questo fenomeno, a causa di una combinazione di fattori naturali e di una pressione antropica che ha reso le coste sempre più vulnerabili. L’urbanizzazione selvaggia, la costruzione di infrastrutture a ridosso del mare e l’alterazione dei cicli sedimentari hanno indebolito le difese naturali del litorale.

Eventi meteorologici estremi come questo, la cui frequenza e intensità sono destinate ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici, non fanno che aggravare una situazione già critica. La devastazione di Taormina e Giardini Naxos non è solo una cronaca di maltempo, ma un monito severo sulla necessità di ripensare la gestione del territorio, investire in opere di difesa costiera sostenibili e promuovere una cultura della prevenzione per proteggere un patrimonio paesaggistico e culturale di inestimabile valore, oltre che il motore economico di un’intera regione.

Di veritas

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