Alta tensione nel cuore della maggioranza di governo. Quella che doveva essere una nomina quasi di routine, quella del nuovo presidente della Consob, si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia politico, scatenando un violento scontro tra Lega e Forza Italia. Il mancato accordo sul nome del sottosegretario all’Economia, il leghista Federico Freni, ha fatto saltare il banco e portato alla luce frizioni latenti che ora minacciano di avere ripercussioni a catena su altri dossier fondamentali, dalla sicurezza al sostegno all’Ucraina.
Il Veto su Freni e lo Scambio di Accuse
La miccia si è accesa durante il Consiglio dei Ministri, quando la nomina di Freni, data da molti per certa, è stata bloccata. A mettere il veto è stata Forza Italia, che ha sollevato obiezioni sul metodo e sulla sostanza della scelta. Secondo gli azzurri, per un ruolo di garanzia come la presidenza della Commissione nazionale per le società e la Borsa, sarebbe preferibile una figura tecnica e indipendente, piuttosto che un esponente politico. Una posizione che, secondo fonti di FI, mira a preservare l’autonomia di un’autorità cruciale per la vigilanza sui mercati finanziari.
La reazione della Lega non si è fatta attendere ed è stata durissima. Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, ha parlato di un “accordo di massima che Forza Italia ha messo in discussione”, avvertendo che il Carroccio non intende fare passi indietro sul nome di Freni. Una ricostruzione seccamente smentita dal portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, che ha replicato invitando a “non dire bugie” e negando l’esistenza di qualsiasi intesa pregressa. “Recuperiamo uno spirito di leale collaborazione, altrimenti le cose non funzionano”, è stato il monito lanciato dagli azzurri, che lamentano di non essere stati consultati adeguatamente.
Dal canto suo, la Lega percepisce la mossa di Forza Italia come un tentativo di imporre un proprio candidato, con il nome di Federico Cornelli, attuale commissario Consob, che circola insistentemente negli ambienti forzisti. “Vogliono un nome loro, la smettano”, è la reazione stizzita che trapela da via Bellerio, pronta ad alzare il livello dello scontro su più fronti.
Le Ripercussioni: dal Decreto Ucraina al Pacchetto Sicurezza
Il nervosismo generato dal caso Consob si è immediatamente propagato ad altri tavoli caldi del governo. Uno dei più delicati è senza dubbio la discussione sul decreto Ucraina. Nelle commissioni Esteri e Difesa, la tensione è palpabile. Sebbene il centrodestra si sia mostrato compatto nel votare un emendamento leghista per rimuovere la parola “militari” dal titolo del decreto, una mossa interpretata da molti come una concessione per placare le posizioni più critiche all’interno del Carroccio, il malumore serpeggia. Diversi deputati di Fratelli d’Italia e Forza Italia, a microfoni spenti, hanno espresso la loro contrarietà, vedendo nella modifica una “concessione alla Lega per neutralizzare Vannacci”.
Proprio il “fattore Vannacci” rappresenta un’incognita pesante sul voto finale in Aula. I cosiddetti ‘vannacciani’, deputati leghisti vicini alle posizioni del generale, come Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, hanno già manifestato il loro dissenso votando contro la risoluzione di maggioranza sugli aiuti a Kiev. La loro tenuta e quella di altri possibili dissidenti è un nodo che continua ad agitare il partito di Matteo Salvini. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, la premier Giorgia Meloni avrebbe persino chiesto al leader leghista di moderare i toni del suo vicesegretario, un’indiscrezione prontamente smentita da fonti ufficiali della Lega.
Anche il pacchetto sicurezza, tema caro al Carroccio, diventa terreno di scontro. La Lega preme per accelerare, insistendo su un doppio binario (decreto e disegno di legge) per mantenere alta l’attenzione mediatica. Inoltre, il capogruppo leghista in Commissione Difesa, Eugenio Zoffili, insiste per una risoluzione che potenzi l’Operazione ‘Strade sicure’, creando ulteriori fibrillazioni con gli alleati, in particolare con Forza Italia che nutre dubbi su diversi punti del pacchetto.
Scenari Futuri e Tentativi di Mediazione
Nonostante la durezza dello scontro, si lavora per trovare una via d’uscita. Fratelli d’Italia, pur non essendo incline a fare ulteriori concessioni alla Lega, punta a calmare le acque, sottolineando che la partita della Consob non è legata ad altre nomine. Tra le ipotesi, resta viva quella di una ricucitura del “misunderstanding”, che potrebbe persino riportare in auge lo stesso nome di Freni. Un’eventualità commentata con una battuta dal ministro Tommaso Foti (FdI): “Se va sono contento per lui, sono un po’ meno contento per la prossima legge di bilancio”, a testimonianza della stima per il lavoro del sottosegretario al MEF.
L’obiettivo della Lega sarebbe chiudere la partita entro la prossima settimana, anche per inserire il seggio che Freni lascerebbe vacante alla Camera nella tornata delle elezioni suppletive di marzo. Nel frattempo, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha lanciato un appello per evitare “veti pregiudiziali”, mentre si fa strada l’ipotesi di convergere su un profilo tecnico condiviso per superare l’impasse. La stabilità della maggioranza è appesa a un filo, e le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la linea del dialogo o quella della rottura.
