Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiano, pur mostrando segnali di consolidamento dopo lo shock pandemico, rimane una creatura a due velocità, segnata da profonde disuguaglianze territoriali e da criticità gestionali che ne minano l’efficacia e l’universalità. È questo il quadro a tinte chiaroscure che emerge dalla dettagliata Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali, presentata dalla Corte dei Conti per il triennio 2022-2024. Un’analisi che, al di là dei numeri, svela le fragilità strutturali di un sistema chiamato a garantire il diritto fondamentale alla salute.

Aumento della spesa: una crescita solo apparente?

A un primo sguardo, i dati sulla spesa sanitaria pubblica sembrerebbero indicare una direzione positiva. Nel triennio in esame, si è registrato un incremento da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, con una crescita del 4,9% nel 2024 rispetto al 2023 e del 5,4% nel 2023 sul 2022. Tuttavia, la magistratura contabile invita a una lettura più approfondita. Questo aumento, infatti, non si traduce in un rafforzamento strutturale del sistema nel contesto dell’economia nazionale. L’incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto Interno Lordo (PIL) rimane stabile, attestandosi tra il 6,3% e il 6,4%. Un dato significativo se confrontato con la media europea, pari al 6,9%. Questo scarto suggerisce che, nonostante l’aumento in termini assoluti, l’Italia continua a investire in sanità una quota di ricchezza nazionale inferiore rispetto ai suoi partner europei.

Inoltre, la Corte dei Conti sottolinea come l’aumento della spesa sia in gran parte “mangiato” dall’inflazione. L’incremento reale, al netto dell’erosione del potere d’acquisto, si riduce a poco più dell’1%, delineando una dinamica che i magistrati definiscono “più difensiva che espansiva”. In altre parole, le risorse aggiuntive servono a malapena a coprire i costi crescenti, in particolare per il personale (+5,6%) e per i consumi intermedi (+7,5%), piuttosto che a potenziare i servizi e a espandere la capacità di risposta del sistema.

Il divario territoriale: una ferita aperta

La criticità più allarmante evidenziata dalla Relazione è senza dubbio la persistenza di un marcato divario tra Nord e Sud. Questa disomogeneità si manifesta in modo lampante nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, su tutto il territorio nazionale. La Corte segnala un “evidente disallineamento Nord-Sud”, con le Regioni meridionali che mostrano difficoltà strutturali a garantire gli standard minimi.

Le Regioni in piano di rientro, come Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo e Puglia, continuano a mostrare fragilità significative, nonostante alcuni miglioramenti sul fronte contabile. Questa situazione ha due conseguenze dirette e preoccupanti:

  • Aumento della mobilità sanitaria interregionale: i cittadini delle regioni con servizi carenti sono costretti a spostarsi verso il Nord per ricevere cure adeguate, con un conseguente aggravio di costi per le regioni di provenienza e un disagio notevole per i pazienti e le loro famiglie.
  • Crescita della spesa privata: di fronte a liste d’attesa interminabili e a servizi pubblici insufficienti, sempre più famiglie sono costrette a rivolgersi al settore privato.

Il peso crescente della sanità privata

Un altro dato su cui la Corte dei Conti accende i riflettori è l’aumento della spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie. Nel 2024, su una spesa sanitaria complessiva di 185 miliardi di euro, ben il 22% è stato sostenuto direttamente dai cittadini, mentre il 74% è a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie e il 3% da regimi volontari. Si tratta di una delle quote più elevate nel confronto europeo, un segnale che, secondo la magistratura contabile, rischia di “indebolire l’equità di accesso e l’universalità del servizio”. L’accesso alle cure diventa sempre più dipendente dalla capacità economica individuale, minando uno dei pilastri fondamentali del nostro sistema di welfare.

Criticità gestionali e le sfide del PNRR

Oltre alle disuguaglianze geografiche, la Relazione evidenzia persistenti criticità gestionali. La sostenibilità del sistema, avverte la Corte, richiede urgenti miglioramenti nella gestione, un più attento controllo dei costi del personale e un monitoraggio costante dei debiti verso i fornitori. Questioni che chiamano in causa la capacità di programmazione e di amministrazione a livello regionale.

Infine, un capitolo importante è dedicato agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La Missione 6 “Salute” stanzia 15,6 miliardi di euro per rafforzare la sanità di prossimità, la digitalizzazione e le infrastrutture. Tuttavia, a fine 2024, risultava completato solo il 41% degli obiettivi, con la restante parte da realizzare entro il 2026. Un ritardo che rischia di vanificare un’opportunità storica per modernizzare e rendere più efficiente il nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Di veritas

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