Una presa di posizione netta e argomentata quella di Valentino Castellani, sindaco di Torino dal 1993 al 2001, che ha annunciato il suo orientamento contrario al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. Con una dichiarazione inviata al comitato ‘Giusto dire No’ del Piemonte-Valle d’Aosta, l’ex primo cittadino ha espresso la sua intenzione di votare “convintamente No”, sottolineando come la sua decisione sia maturata “dopo essermi documentato”. Non un’adesione formale al comitato, ma un sostegno esplicito alle sue ragioni, mantenendo una posizione autonoma dai partiti politici.
Le ragioni del “No”: una critica alla procedura e alla sostanza
Al centro delle preoccupazioni di Castellani vi è la natura stessa della legge di riforma costituzionale, approvata dal Parlamento con una procedura che definisce da “dittatura della maggioranza”. Secondo l’ex sindaco, questo iter affrettato e “chiuso” ha impedito un confronto approfondito, comprimendo il pluralismo necessario quando si interviene sull’architettura dello Stato. La critica non si ferma al metodo, ma investe in pieno il merito della riforma. Per Castellani, non si tratta semplicemente di una ‘riforma della giustizia’ o della sola ‘separazione delle carriere’, ma di un intervento che “ridisegna radicalmente la struttura del Csm, l’organo di autogoverno della magistratura”.
La sua analisi evidenzia come la modifica proposta rischi di alterare “il sapiente equilibrio dei poteri voluto dai padri costituenti”, operando a danno dei magistrati e a favore della politica. Pur riconoscendo che la riforma non modifica direttamente gli articoli della Costituzione che sanciscono l’indipendenza della magistratura e l’obbligatorietà dell’azione penale, Castellani avverte che il cambiamento va nella direzione di “favorire un primato del potere della politica anche sui magistrati”.
La “voce dal sen fuggita” del Ministro Nordio
A sostegno della sua tesi, Valentino Castellani cita anche le parole del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, definite come una “voce dal sen fuggita”. Questa espressione suggerisce che le dichiarazioni del Guardasigilli abbiano involontariamente svelato le reali intenzioni del governo, confermando i timori di un’ingerenza della politica nell’autonomia del potere giudiziario. Le dichiarazioni di esponenti del governo, che hanno espresso insofferenza verso il controllo di legalità e parlato della necessità di “fermare l’invadenza” della magistratura, sono uno dei punti sollevati anche dai comitati per il No.
Cosa prevede la riforma costituzionale
Il referendum confermativo, che si terrà il 22 e 23 marzo 2026, chiede ai cittadini di approvare o respingere la cosiddetta “riforma Nordio”. Questa non si limita alla sola, e molto discussa, separazione delle carriere tra giudici (magistratura giudicante) e pubblici ministeri (magistratura requirente). I punti principali della riforma sono:
- Istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM): uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, in sostituzione dell’organo unico attuale.
- Estrazione a sorte dei componenti: i membri dei due CSM non sarebbero più eletti dai colleghi, ma selezionati tramite sorteggio.
- Creazione di un’Alta Corte disciplinare: un nuovo organo separato a cui verrebbero affidate le funzioni disciplinari, oggi in capo al CSM.
La legge di revisione costituzionale, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, modifica sette articoli della Costituzione. Non avendo raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere, la sua entrata in vigore è subordinata all’esito del referendum, per il quale non è previsto un quorum di partecipazione.
Il dibattito in corso: garanzie costituzionali e indipendenza della magistratura
La presa di posizione di Castellani si inserisce in un dibattito pubblico acceso, che vede contrapposti due fronti. Da un lato, i sostenitori del “Sì” argomentano che la riforma rafforzerebbe l’imparzialità del giudice e l’equilibrio tra accusa e difesa. Dall’altro, il fronte del “No”, a cui si unisce ora l’ex sindaco di Torino, teme un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. La preoccupazione principale è che la separazione delle carriere e la nuova struttura degli organi di autogoverno possano esporre i pubblici ministeri a un maggiore controllo da parte del potere esecutivo, minando uno dei pilastri delle democrazie liberali. L’appello finale di Castellani è proprio al confronto documentato e alla tutela delle garanzie costituzionali che regolano i rapporti tra potere politico e magistratura.
