Orte, Viterbo – La protesta degli agricoltori italiani, che ha visto momenti di alta tensione nei primi mesi del 2024, è tornata a manifestarsi simbolicamente allo svincolo autostradale dell’A1 di Orte. Questa mattina, un piccolo ma determinato gruppo di trattori si è radunato nella piazzola che da due anni è diventata l’emblema della loro lotta per la sopravvivenza. A guidare la manifestazione, ancora una volta, è Tonino Monfeli, figura carismatica e leader del blocco che vide decine di agricoltori della Tuscia sfidare le forze dell’ordine e paralizzare il traffico con imponenti balle di fieno.

Nonostante la partecipazione fosse visibilmente ridotta, con un numero di manifestanti che si contava “sulle dita di una mano”, la determinazione non è venuta meno. “Non importa il numero dei partecipanti, noi continueremo la nostra protesta fino a quando non verranno riconosciuti i nostri diritti”, ha dichiarato Monfeli all’agenzia di stampa ANSA, sottolineando la resilienza di un movimento che si sente abbandonato dalle istituzioni.

L’Allarme di Monfeli: “Un’Apocalisse per l’Agricoltura Italiana”

Le parole di Tonino Monfeli dipingono un quadro a tinte fosche per il futuro del settore primario in Italia. Il leader della protesta ha citato dati Istat allarmanti: “Noi siamo qui perché chiudono 37 mila aziende agricole all’anno”. Una cifra che, se confermata, rappresenterebbe una vera e propria emorragia per il tessuto produttivo nazionale. “La previsione è apocalittica: in dieci anni, l’agricoltura come l’abbiamo conosciuta potrebbe non esserci più”, ha continuato Monfeli, paventando uno scenario dominato da “pochi colossi” e da “cibo processato e pericoloso”.

Questa visione catastrofica non è solo una difesa corporativa, ma si estende a una preoccupazione per la salute pubblica. “Siamo qui per difendere la salute di tutti, non solo la sopravvivenza degli agricoltori”, ha concluso, elevando la protesta da una vertenza di settore a una battaglia per la tutela del Made in Italy e della qualità alimentare che da sempre contraddistingue il nostro Paese.

Un Settore in Crisi Profonda: Analisi del Contesto

La protesta di Orte, seppur numericamente limitata, è la punta di un iceberg di un malessere diffuso e radicato. L’agricoltura italiana sta attraversando una crisi strutturale complessa, le cui cause sono molteplici e interconnesse.

  • Cambiamenti Climatici: Eventi meteorologici estremi, come siccità prolungate e ondate di calore, hanno un impatto devastante sulle colture, riducendo drasticamente le rese agricole.
  • Concorrenza Internazionale: La globalizzazione dei mercati espone i produttori italiani a una concorrenza spesso sleale da parte di paesi con costi di produzione inferiori e normative meno stringenti. Accordi commerciali, come quello discusso con i paesi del Mercosur, alimentano le preoccupazioni per l’importazione di prodotti che non rispettano gli stessi standard qualitativi e di sicurezza europei.
  • Aumento dei Costi di Produzione: I costi di carburanti, fertilizzanti, fitofarmaci e manodopera sono in costante aumento, erodendo i margini di guadagno degli agricoltori e rendendo insostenibile l’attività per molte piccole e medie imprese.
  • Burocrazia e Normative: Un apparato burocratico complesso e normative europee talvolta percepite come distanti dalle realtà produttive locali aggiungono un ulteriore fardello sulle spalle degli imprenditori agricoli.

I Dati Confermano l’Emergenza

Le preoccupazioni espresse da Monfeli trovano riscontro nei dati ufficiali. Sebbene il numero di 37.000 chiusure annue citato sia un dato forte, le statistiche Istat e di altre fonti autorevoli confermano un trend negativo inarrestabile. L’ultimo censimento generale dell’agricoltura ha evidenziato come il numero di aziende agricole in Italia si sia più che dimezzato rispetto al 2000. Tra il 2010 e il 2020, si sono perse quasi 500.000 aziende. Questo fenomeno, definito “fuga dall’agricoltura”, vede una progressiva concentrazione delle terre in mano a poche grandi realtà, a discapito delle tradizionali aziende a conduzione familiare che costituiscono la spina dorsale del settore.

Questa trasformazione non è solo numerica, ma anche qualitativa. Le aziende che scompaiono sono spesso quelle più piccole, radicate sul territorio e custodi di biodiversità e tradizioni locali. La loro perdita rappresenta un impoverimento non solo economico, ma anche culturale e paesaggistico.

Quale Futuro per l’Agricoltura Italiana?

La protesta di Orte, con la sua tenacia quasi solitaria, pone interrogativi cruciali sul futuro che vogliamo per la nostra agricoltura e per il nostro cibo. La difesa del “cibo sano” contro il “cibo processato” non è uno slogan vuoto, ma il cuore di una sfida che riguarda la sovranità alimentare, la sostenibilità ambientale e la salute dei cittadini. La voce di Tonino Monfeli e dei pochi agricoltori rimasti a presidiare lo svincolo dell’A1 è un monito che non può essere ignorato. Rappresenta la richiesta di un cambio di rotta, di politiche agricole che sappiano valorizzare la qualità, proteggere i piccoli produttori e garantire un futuro a un settore che è fondamento della nostra identità nazionale.

Di veritas

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