Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la barista di 33 anni uccisa con diverse coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha disposto il rinvio della sentenza, inizialmente prevista per il 19 gennaio, al prossimo 25 febbraio. La decisione è maturata in seguito a una mossa a sorpresa dell’imputato, il 31enne Moussa Sangare, che ha revocato il mandato al suo precedente avvocato, Giacomo Maj, per nominare una nuova legale, Tiziana Bacicca.

La richiesta di rinvio e la strategia della nuova difesa

L’avvocata Tiziana Bacicca, subentrata nella difesa di Sangare a pochi giorni dalla data fissata per la sentenza, ha immediatamente richiesto i termini a difesa per poter esaminare il corposo fascicolo processuale. “In pochi giorni non era possibile approfondire tutti gli atti“, ha spiegato la legale, sottolineando la necessità di prepararsi a eventuali repliche del pubblico ministero. La richiesta, considerata una facoltà prevista dalla legge a garanzia del diritto di difesa, è stata accolta dalla Corte, con il parere non contrario del pm Emanuele Marchisio, che per l’imputato ha chiesto la condanna all’ergastolo.

La nuova legale ha lasciato intendere un cambio di strategia difensiva, affermando che nel fascicolo “ci sono dei punti che non tornano, e sono a suo favore“. Ha inoltre annunciato la possibilità di contro-replicare alle argomentazioni dell’accusa e di depositare una memoria difensiva. Questa mossa arriva dopo che lo stesso Sangare, che inizialmente aveva confessato il delitto per poi ritrattare, si era mostrato insoddisfatto della linea del precedente legale, abbandonando l’aula durante la sua arringa perché, a suo dire, gli stava “dando delle colpe” invece di puntare a una piena assoluzione.

La reazione della famiglia Verzeni e del loro legale

La notizia del rinvio ha suscitato una ferma reazione da parte dell’avvocato Luigi Scudieri, legale che assiste i familiari di Sharon e il suo ex compagno, Sergio Ruocco. Pur riconoscendo il diritto dell’imputato di cambiare difensore, Scudieri ha ribadito con forza la sua posizione: “Credo che la nomina di un nuovo avvocato non cambi la sostanza dei fatti: Moussa Sangare è e resta l’assassino di Sharon Verzeni. E l’ha uccisa con premeditazione e per motivi futili“.

La famiglia della vittima non era presente in aula al momento della decisione, una circostanza inusuale rispetto alle precedenti udienze. L’avvocato Scudieri ha precisato che la loro assenza era dovuta a “altri motivi” e che erano già a conoscenza della probabilità di un rinvio. Riguardo al prolungarsi dell’attesa e del dolore, il legale ha commentato: “Sergio Ruocco e la famiglia Verzeni combattono tutti i giorni con il dolore per aver perso Sharon per mano dell’imputato, quindi un rinvio di un mese non cambia assolutamente nulla“.

Cronistoria di un delitto efferato

Sharon Verzeni fu brutalmente aggredita e uccisa mentre passeggiava da sola, di notte, vicino a casa sua. Fu lei stessa, in un disperato tentativo di salvarsi, a chiamare il 112 sussurrando “Aiuto, mi hanno accoltellato“, prima di accasciarsi. Le indagini, coordinate dalla Procura di Bergamo, si concentrarono rapidamente su Moussa Sangare, un 31enne residente nella zona, incastrato dalle immagini di videosorveglianza che lo riprendevano mentre si allontanava in bicicletta dal luogo del delitto.

Dopo l’arresto, Sangare confessò l’omicidio, affermando di aver agito in preda a un raptus e senza un movente apparente. Una confessione dettagliata che portò anche al ritrovamento dell’arma del delitto. Tuttavia, nel corso del processo, l’imputato ha cambiato versione più volte, arrivando a negare ogni addebito e a dichiararsi innocente, sostenendo di essere stato “stressato” durante la confessione iniziale. Una ritrattazione che per l’accusa, rappresentata dal pm Marchisio, non è attendibile. Il pubblico ministero ha chiesto il massimo della pena, definendo l’omicidio come “una vita spezzata per capriccio“, aggravato da futili motivi, premeditazione e minorata difesa.

Ora, con il rinvio al 25 febbraio, si apre un nuovo capitolo di questa dolorosa vicenda giudiziaria, con una difesa che promette battaglia e una famiglia che attende, con immutata sofferenza, che sia fatta giustizia per Sharon.

Di veritas

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