In un’epoca in cui il ricordo assume i contorni di un dovere civico, la televisione di Stato si fa veicolo di memoria storica con una produzione di rara intensità emotiva e culturale. In occasione della Giornata della Memoria, martedì 27 e mercoledì 28 gennaio, Rai 1 trasmetterà in prima serata la miniserie “Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero“. Un’opera che getta luce su una pagina di storia tanto eroica quanto poco conosciuta della Resistenza italiana durante l’occupazione nazista di Roma.

La fiction, una coproduzione Rai Fiction – Fabula Pictures – Rai Com per la regia di Francesco Patierno, si ispira liberamente a una vicenda straordinaria e veritiera: l’invenzione di una malattia inesistente da parte di alcuni medici dell’Ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina, a un passo dal Ghetto ebraico. Un atto di coraggio e intelligenza inaudito, che permise di salvare decine di ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio.

La Storia Vera dietro la Fiction

Siamo a Roma, nell’autunno del 1943. La città è sotto il giogo dell’occupazione tedesca e il colonnello delle SS Herbert Kappler, interpretato da Christoph Hulsen, impone alla comunità ebraica un atroce ricatto: la consegna di cinquanta chili d’oro in cambio della salvezza. Una promessa che, come la storia ci insegna, non verrà mantenuta. Il 16 ottobre 1943, nonostante il tributo fosse stato pagato, scatta il brutale rastrellamento del Ghetto.

In questo clima di terrore, il primario dell’Ospedale Fatebenefratelli, il professor Giovanni Borromeo (nella serie interpretato da Vincenzo Ferrera con il nome di Professor Prati), insieme ai colleghi Vittorio Sacerdoti e Adriano Ossicini, concepisce un piano tanto audace quanto geniale. Per proteggere gli ebrei rifugiatisi nella struttura, i medici inventano una patologia fittizia, altamente contagiosa e letale: il “Morbo K“. La lettera “K” è un beffardo riferimento a Kappler stesso e al feldmaresciallo Albert Kesselring, ma anche a Koch, lo scienziato associato alle malattie infettive.

Compilando false cartelle cliniche e istruendo i “pazienti” a simulare sintomi terrificanti come tosse convulsa e febbre alta, i medici riescono a terrorizzare i soldati nazisti. Le ispezioni nel reparto “K”, appositamente isolato, diventano rapide e superficiali, permettendo così di nascondere e salvare la vita a decine di persone. Un atto di resistenza civile che valse a Giovanni Borromeo, nel 2004, il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem.

La Trama e i Protagonisti della Miniserie

La miniserie, pur ancorata ai fatti storici, introduce elementi narrativi di finzione per arricchire il racconto e coinvolgere emotivamente il pubblico. Al centro della vicenda troviamo il giovane e coraggioso medico Pietro Prestifilippo, interpretato da Giacomo Giorgio, astro nascente del cinema e della televisione italiana, noto al grande pubblico per ruoli in “Mare fuori” e “Doc – Nelle tue mani”. Giorgio, ventisettenne napoletano, ha espresso la profonda emozione e il senso di responsabilità nell’interpretare un personaggio che compie una scelta morale così forte in un momento buio. “Questa storia dimostra che anche nei momenti più bui si può scegliere di fare la cosa giusta. Raccontarla oggi significa ricordare che il coraggio non è sempre rumoroso“, ha dichiarato l’attore.

Il suo personaggio, assistente del Professor Prati, si innamora di Silvia Calò (interpretata da Dharma Mangia Woods), una giovane e talentuosa artista ebrea la cui famiglia è tra quelle protette nell’ospedale. Il loro amore, contrastato dal fatto che Pietro sia già promesso a un’altra donna per volere della famiglia, si intreccia indissolubilmente con le vicende della Resistenza e la lotta per la sopravvivenza, diventando un simbolo di speranza in mezzo all’orrore.

Il cast è impreziosito dalla presenza di Vincenzo Ferrera nel ruolo del Professor Prati, figura ispirata al reale eroismo di Borromeo. Accanto a loro, Marco Fiore, Flavio Furno, e la partecipazione del compianto Antonello Fassari e di Luigi Diberti.

Un Messaggio di Coraggio e Umanità

“Morbo K” non è solo il racconto di un inganno a fin di bene, ma una profonda riflessione sulla natura del coraggio, sulla disobbedienza morale e sulla forza dell’ingegno umano di fronte alla brutalità. Come sottolineato da Giacomo Giorgio, si tratta di una “ribellione senza violenza, ma basata sull’ingegno“, che dimostra come le rivoluzioni più efficaci non necessitino sempre delle armi. La miniserie si propone di far conoscere al grande pubblico una storia quasi inedita, un esempio luminoso di come la medicina e l’umanità possano diventare strumenti di salvezza e di resistenza.

In un momento storico in cui le guerre e l’odio continuano a funestare il mondo, la vicenda del “Morbo K” risuona con una potenza straordinaria, ricordandoci, come recita il sottotitolo della serie, che “chi salva una vita, salva il mondo intero“. Un appuntamento televisivo da non perdere, per non dimenticare e per celebrare il trionfo silenzioso dell’umanità sulla barbarie.

Di euterpe

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