ROMA – La tensione tra magistratura e governo raggiunge un nuovo picco. L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha annunciato la convocazione degli “Stati generali sulla Giustizia” per il prossimo 15 marzo, una data scelta non a caso, posizionandosi strategicamente una settimana prima del cruciale referendum sulla riforma della giustizia. In quella sede, ha dichiarato il segretario generale dell’ANM, Rocco Maruotti, “chiederemo conto al governo di quello che è stato fatto o meglio non è stato fatto”. Un’affermazione che suona come una vera e propria dichiarazione di scontro frontale.

La replica del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non si è fatta attendere. Durante le sue comunicazioni in Parlamento, ha rivendicato con forza i risultati del suo dicastero, parlando di una “svolta epocale nella modernizzazione del sistema giudiziario italiano” realizzata nel corso del 2025, in gran parte grazie all’impiego dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Le critiche puntuali dell’ANM: “Soddisfatti solo sull’organico, sul resto siamo a zero”

Il cuore della contestazione dei magistrati, guidati da Maruotti, risiede nel bilancio delle azioni governative a un anno di distanza dall’incontro a Palazzo Chigi del 5 marzo, quando l’ANM presentò un documento programmatico in otto punti. Secondo il segretario, di quelle proposte, l’unica a trovare una parziale soddisfazione è quella relativa all’incremento dell’organico della magistratura, un risultato ottenuto grazie ai fondi del PNRR. “Ma su tutto il resto siamo a zero”, ha sentenziato Maruotti in una dichiarazione all’ANSA.

In una nota ufficiale, l’associazione ha ulteriormente dettagliato le proprie preoccupazioni, lamentando:

  • Nessuna risposta sui problemi quotidiani che affliggono il sistema giustizia.
  • Nessun chiarimento sui tagli previsti nella Legge di Bilancio.
  • Nessuna prospettiva per la stabilizzazione dei precari assunti tramite il PNRR, in particolare il personale dell’Ufficio per il processo, considerato fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei tempi processuali.
  • Nessun riferimento a investimenti concreti su informatica ed edilizia giudiziaria.

“Siamo profondamente preoccupati”, si legge nel comunicato, “e attendiamo risposte concrete perché senza queste viene messa in discussione la necessaria fiducia che i cittadini devono avere nei confronti della giustizia”. L’ANM ribadisce che la brevità dei processi e l’accessibilità al servizio non sono esigenze corporative dei magistrati, ma requisiti fondamentali per l’intera comunità.

La difesa del Ministro Nordio: “Svolta epocale con il PNRR”

Di tutt’altro avviso il Guardasigilli Carlo Nordio. Nella sua relazione alle Camere, ha snocciolato dati per contrastare quella che definisce la “propaganda delle toghe e delle opposizioni”. Secondo il Ministro, l’attuazione del PNRR è stata il “motore principale delle riforme e degli investimenti”. Al 31 dicembre 2025, su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse PNRR assegnate al Ministero, sarebbero stati rendicontati pagamenti per 1,98 miliardi, pari al 72,91%, un dato definito “perfettamente in linea con i target”.

Nordio ha sottolineato i progressi nella riduzione dell’arretrato civile, che sarebbe stato abbattuto di oltre l’85% rispetto al 2022. Ha inoltre menzionato le significative assunzioni a tempo indeterminato: 3.586 unità dal 2022, con un piano per ulteriori 3.659 nel 2026. Il Ministro ha anche rivendicato con orgoglio il riconoscimento dello status della magistratura onoraria, definita una “struttura portante della nostra giurisdizione”.

Il referendum sullo sfondo: uno scontro che si politicizza

L’annuncio degli Stati generali si inserisce in un clima già rovente, dominato dall’imminente referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e sulla riforma del CSM. L’ANM si è schierata apertamente per il “No”, costituendo un comitato referendario e lanciando una campagna di comunicazione che ha suscitato polemiche. I sostenitori del “Sì”, tra cui esponenti della maggioranza di governo, accusano i magistrati di aver politicizzato lo scontro e di diffondere informazioni non veritiere per difendere i propri privilegi.

Il segretario Maruotti ha ribattuto sostenendo che la riforma mira a indebolire il CSM per renderlo “più facilmente controllabile”, portando a una forma di “controllo del governo sul pubblico ministero”. Dall’altra parte, il Ministro Nordio e la maggioranza difendono la riforma come un passo necessario per garantire un processo più giusto e un equilibrio tra i poteri dello Stato, respingendo l’accusa di voler sottomettere la magistratura all’esecutivo.

In questo contesto, gli Stati generali del 15 marzo si preannunciano come un evento di alta tensione, un’assise in cui l’Associazione Nazionale Magistrati formalizzerà il proprio atto d’accusa contro l’operato del governo, cercando di influenzare l’opinione pubblica a pochi giorni da un voto che potrebbe ridisegnare l’architettura della giustizia italiana.

Di veritas

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