Si sono aperti i lavori in aula presso la Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio (Varese) per il processo che vede imputato Vincenzo Gerardi, 57 anni, per l’omicidio della moglie Teresa Stabile, di 55 anni. La donna è stata tragicamente uccisa a coltellate il 16 aprile dello scorso anno nel cortile del complesso condominiale di via San Giovanni Bosco a Samarate, dove la coppia viveva in abitazioni separate in seguito alla decisione della donna di porre fine al loro matrimonio.
Le accuse e la prima udienza
L’accusa, rappresentata dalla Procura, contesta a Gerardi, che ha confessato il delitto, non solo l’omicidio volontario ma anche le aggravanti della premeditazione e dello stalking. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione e avrebbe perseguitato la moglie, esercitando su di lei un controllo opprimente, anche di natura economica, aggravatosi dopo che la donna aveva perso il lavoro. L’aggressione mortale è avvenuta in flagranza di reato e sotto gli occhi di un testimone.
Nel corso della prima udienza, presieduta dal giudice Giuseppe Fazio, la difesa di Gerardi, rappresentata dall’avvocato Vito Di Graziano, ha avanzato la richiesta di riunificare il procedimento per omicidio con un altro fascicolo aperto a carico dell’imputato per violenza privata, scaturito da una denuncia di uno dei figli della coppia. Tuttavia, la Corte ha rigettato l’istanza, ritenendo che non vi fossero elementi sufficienti per collegare la presunta violenza sul figlio alla pianificazione dello stalking nei confronti della moglie.
La strategia difensiva e le parti civili
La linea difensiva sembra orientata a mettere in discussione la piena capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti. L’avvocato Di Graziano ha infatti già affidato a un consulente di parte la redazione di una perizia psichiatrica su Vincenzo Gerardi. L’intenzione, come dichiarato dal legale, è quella di chiamare il perito a testimoniare in aula per poi, sulla base delle sue conclusioni, chiedere formalmente alla Corte di disporre una perizia d’ufficio. Questa strategia mira a dimostrare un eventuale vizio di mente che potrebbe avere un impatto significativo sulla valutazione della sua responsabilità penale e sulla conseguente pena.
Durante l’udienza si sono costituite cinque parti civili per chiedere giustizia per Teresa Stabile. I due figli della coppia sono assistiti dall’avvocato Cesare Cicorella, mentre i genitori e la sorella della vittima sono rappresentati dall’avvocato Manuela Scalia, la stessa legale a cui Teresa si era rivolta per avviare le pratiche della separazione. La loro presenza in aula sottolinea il profondo dolore e la richiesta di un giusto processo da parte di tutta la famiglia.
Un delitto che ha scosso la comunità
Il femminicidio di Teresa Stabile ha profondamente scosso la comunità di Samarate e riacceso i riflettori sul dramma della violenza di genere. La vicenda di Teresa è quella di una donna che aveva cercato di liberarsi da un legame divenuto opprimente e pericoloso, una decisione che purtroppo le è costata la vita. Amici e conoscenti avevano raccolto le paure della donna, che in più occasioni aveva confidato il timore che il marito potesse farle del male. Il processo, che entrerà nel vivo con le prossime udienze, avrà il difficile compito di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, valutare le responsabilità dell’imputato e dare una risposta di giustizia a una famiglia distrutta dal dolore. Il prossimo appuntamento in aula è fissato per il 20 febbraio.
