Santiago del Cile – Una pagina nuova, densa di significati e di aspettative, si è aperta per il Cile con l’insediamento del governo guidato dal Presidente Gabriel Boric, il più giovane della storia del Paese. L’annuncio della sua squadra ministeriale ha immediatamente catturato l’attenzione internazionale, non solo per la giovane età del suo leader, ma per una composizione che rompe con le convenzioni e traccia una direzione chiara verso il cambiamento. Contrariamente a quanto erroneamente riportato da alcune fonti iniziali, a guidare il Cile non è l’esponente di destra José Antonio Kast, bensì il leader della coalizione di sinistra Apruebo Dignidad, Gabriel Boric, uscito vincitore dalle elezioni presidenziali del 2021.
Il governo, entrato in carica l’11 marzo 2022, si distingue per essere il primo nella storia delle Americhe ad avere una maggioranza di donne tra i suoi ministri: ben 14 su 24 dicasteri sono stati affidati a figure femminili, un record che testimonia la volontà di Boric di promuovere un’effettiva parità di genere ai vertici dello Stato. Questa scelta non è puramente simbolica, ma riflette un profondo cambiamento culturale e politico che attraversa la società cilena.
Una squadra di governo tra rinnovamento e competenza
La formazione del gabinetto ministeriale di Boric è il risultato di un attento equilibrio politico, volto a tenere insieme le diverse anime della sua coalizione e a rassicurare i mercati e la comunità internazionale. L’età media dei ministri è di 49 anni, a dimostrazione della volontà di affiancare all’energia delle nuove generazioni l’esperienza di figure più mature provenienti dal centro-sinistra, la cosiddetta ex Concertación, che ha governato il Cile per larga parte del periodo post-dittatura.
Tra le nomine di maggior peso spiccano quelle del “cerchio magico” del presidente, giovani leader emersi come lui dalle proteste studentesche del 2011: Izkia Siches agli Interni, Giorgio Jackson come Segretario Generale con il compito di curare i rapporti con il Parlamento, e Camila Vallejo, ex leader studentesca e deputata del Partito Comunista, nel ruolo chiave di portavoce del governo.
Una delle scelte più significative e cariche di valore storico è stata la nomina di Maya Fernández Allende al Ministero della Difesa. Nipote di Salvador Allende, il presidente socialista deposto dal golpe militare di Augusto Pinochet nel 1973, la sua presenza in un dicastero così delicato rappresenta un potente messaggio di riconciliazione e di superamento definitivo dell’eredità della dittatura. Si tratta di un passo importante, anche se non inedito: già Michelle Bachelet, figlia di un generale torturato a morte dal regime, aveva ricoperto lo stesso incarico.
Le sfide economiche e la stabilità dei mercati
Sul fronte economico, la nomina di Mario Marcel, ex presidente della Banca Centrale e figura molto rispettata negli ambienti finanziari, al Ministero delle Finanze è stata interpretata come un chiaro segnale di moderazione e responsabilità. Marcel, vicino al Partito Socialista, ha il compito di guidare il Cile attraverso un ambizioso programma di riforme, che include un aumento della pressione fiscale per finanziare maggiori investimenti in sanità, istruzione e pensioni, senza però compromettere la stabilità economica del paese. La sua presenza è una garanzia per gli investitori, preoccupati dalle promesse di rottura con il modello neoliberista che hanno caratterizzato la campagna elettorale di Boric.
Un cammino complesso tra riforme e dialogo
Il governo Boric si trova ad affrontare un percorso irto di ostacoli. La sua coalizione, Apruebo Dignidad, non dispone della maggioranza in Parlamento, rendendo indispensabile il dialogo e la negoziazione con le altre forze politiche, in particolare con i partiti di centro-sinistra, per poter approvare le riforme. Il mandato del presidente coincide inoltre con una fase cruciale per il futuro istituzionale del Cile: il processo di stesura di una nuova Costituzione, destinata a sostituire quella in vigore, risalente all’epoca di Pinochet.
Il governo ha già subito alcuni rimpasti, come quello del settembre 2022, resosi necessario dopo la bocciatura da parte dei cittadini della prima bozza di nuova Costituzione. Questo evento ha spinto il Presidente a spostare l’asse del governo su posizioni più moderate, per favorire un più ampio dialogo con le opposizioni e guidare il paese verso un nuovo testo costituzionale che possa raccogliere un consenso più vasto.
Le sfide sono molteplici: dalla gestione della crisi economica post-pandemica e delle pressioni migratorie al nord, fino alla risoluzione del conflitto con il popolo Mapuche nel sud del paese. Il successo del governo di Gabriel Boric dipenderà dalla sua capacità di trasformare le grandi aspettative di cambiamento in riforme concrete e sostenibili, mantenendo unito un paese che desidera ardentemente lasciarsi alle spalle le disuguaglianze del passato.
