Il sipario è calato su un’era. Valentino Garavani, universalmente conosciuto come l’ultimo Imperatore della moda italiana, si è spento il 19 gennaio all’età di 93 anni nella sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari. La notizia, comunicata dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, ha scosso il mondo intero, dalla moda allo spettacolo, dalla politica alla cultura, lasciando un vuoto incolmabile ma anche un’eredità stilistica e umana di inestimabile valore.
A farsi portavoce del sentimento di una generazione di designer che da lui hanno tratto ispirazione è stato Pierpaolo Piccioli, che per 25 anni ha lavorato al suo fianco, raccogliendone poi il testimone come direttore creativo della maison fino a marzo 2024. Con un lungo e commovente post su Instagram, Piccioli ha offerto un ritratto intimo e profondo del suo maestro, un racconto che va oltre il semplice omaggio per trasformarsi in una celebrazione del rapporto tra allievo e mentore.
“Posso accettare la tua assenza, ma mai la tua morte”
“Quindi hai deciso che era ora. Posso accettare la tua assenza, ma mai la tua morte. La memoria, il ricordo e l’amore rimangono con noi per sempre, e credo che sia così che non abbandoniamo mai veramente chi amiamo”. Inizia con queste parole struggenti il messaggio di Piccioli, oggi alla guida creativa di Balenciaga. Un addio che è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore eterno, la testimonianza di un legame che trascende la fisicità per radicarsi nel ricordo e nell’insegnamento.
Piccioli descrive un Valentino dall’“ordine immacolato” dietro cui si celava una “leggerezza inaspettata” e una “brillantezza quasi innocente”. Per il grande couturier, la bellezza non era un mero orpello, un lusso fine a se stesso. Era, nelle parole del suo allievo, qualcosa di molto più profondo: “una forma di difesa, un luogo di sicurezza, l’unico possibile. Una protezione, uno scudo contro il mondo”. Un concetto che eleva la moda da semplice esercizio estetico a strumento di affermazione e protezione dell’individuo.
Un mentore senza leggio, un maestro di vita e di stile
Il rapporto tra i due stilisti emerge come un dialogo costante, un apprendistato continuo. “Sei stato il mio mentore senza aver mai avuto bisogno di un leggio. Mi hai insegnato che la moda è gioia, anche se profondamente seria”, continua Piccioli. I ricordi si affollano, vividi e carichi di significato: le prove infinite, le domande instancabili di un giovane designer a un maestro paziente, sempre impeccabile. E poi, le icone che hanno popolato l’immaginario collettivo della moda, viste attraverso gli occhi e i racconti di Valentino: Farah Diba, Bianca Jagger a cavallo allo Studio 54, la casa di Halston.
Un flusso di memoria che tocca anche aspetti più leggeri e quotidiani, come le “infinite discussioni su Sanremo, e perché le scarpe di pelle non stanno mai bene con un vestito in chiffon”. Dettagli che rivelano la profondità di un rapporto basato non solo sulla trasmissione di un sapere tecnico, ma su una condivisione di visioni, passioni e persino di piccole idiosincrasie. “Mi hai insegnato così tante cose. Soprattutto, a non dubitare mai di me o delle mie idee. E anche i fiocchi, sì: tu mi hai insegnato a disegnare i fiocchi più belli del mondo”, confessa Piccioli.
L’eredità di un Impero e l’amore come protezione
Valentino Garavani ha fondato la sua omonima casa di moda nel 1959, trasformandola in un simbolo globale di eleganza, opulenza e del Made in Italy. Il suo “rosso Valentino” è diventato un’icona cromatica, un marchio di fabbrica riconosciuto in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro dalle scene nel 2008, la maison ha visto succedersi diversi direttori creativi, da Alessandra Facchinetti alla coppia formata da Maria Grazia Chiuri e lo stesso Piccioli, fino all’attuale guida di Alessandro Michele. Un’eredità creativa immensa, che oggi prosegue il suo cammino nel complesso panorama del lusso globale.
Ma l’omaggio di Piccioli non si ferma all’aspetto professionale. C’è spazio anche per una riflessione profonda sull’amore, osservando il legame indissolubile tra Valentino e il suo compagno di una vita, Giancarlo Giammetti. “E ho imparato che l’amore è protezione, perché il modo in cui Giancarlo ti amava era uno scudo contro la durezza del mondo, e il dono più prezioso che si possa desiderare”. Un riconoscimento della forza di un sodalizio che è stato pilastro fondamentale non solo nella vita privata, ma anche nella costruzione dell’impero Valentino.
Il saluto finale di Piccioli è una sintesi perfetta della lezione del maestro: “Ti saluterò così, con gratitudine composta e un po’ di imperfezione. Perché anche questo mi hai insegnato: che la precisione assoluta senza umanità non lascia traccia, mentre un errore plasmato con intelligenza può diventare stile. Hai creato un’eternità, un luogo fatto di sogno e bellezza. Lì la morte non esiste, perché non è necessaria”.
L’Italia e il mondo intero salutano un’icona, un maestro di stile la cui visione continuerà a ispirare generazioni. La camera ardente, allestita a Roma, ha visto un pellegrinaggio di migliaia di persone, a testimonianza dell’affetto e della stima universale. I funerali si terranno il 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, per l’ultimo saluto all’Imperatore che ha insegnato al mondo la grammatica della bellezza.
