Il mondo della cultura è in lutto. Si è spento all’età di 93 anni Valentino Garavani, lo stilista che più di ogni altro ha saputo interpretare e vestire i sogni, non solo delle donne comuni, ma soprattutto delle grandi dive del cinema. Un “ultimo imperatore”, come amava definirlo chi lo conosceva bene, che con il suo iconico rosso e la sua ineguagliabile maestria ha scritto pagine indelebili nella storia del costume e della settima arte. La sua scomparsa, avvenuta nella sua residenza romana, lascia un’eredità immensa, un dialogo ininterrotto tra moda e celluloide che ha attraversato oltre sessant’anni di storia.

A farsi portavoce di un dolore corale è una delle sue amiche più care, icona del cinema italiano nel mondo: Sophia Loren. Le sue parole, affidate a una nota commossa, dipingono il ritratto di un uomo prima ancora che di un artista: “Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione. È stato un privilegio conoscerti e ti porterò sempre con me”. Un messaggio che si estende con affetto a Giancarlo Giammetti, compagno di una vita e socio insostituibile, e a tutta la famiglia dello stilista.

Un idillio con Hollywood nato negli anni ’60

Il legame tra Valentino e il cinema è una storia d’amore iniziata nei primi anni Sessanta, un sodalizio quasi predestinato. La prima stella a brillare nel firmamento Valentino fu Elizabeth Taylor. Per l’anteprima romana di “Spartacus” nel 1961, la diva indossò un abito bianco bordato di piume, un’apparizione che segnò l’inizio di una profonda amicizia. Si narra che tutto nacque da una semplice richiesta di una foto, a cui lo stilista acconsentì in cambio della promessa di un abito. Da quel momento, Garavani divenne il suo couturier di fiducia, creando per lei l’intero guardaroba per il film “Ad un’ora della notte” e vestendola in innumerevoli occasioni, inclusi i suoi matrimoni e le notti degli Oscar.

Poco dopo, fu il turno di un’altra leggenda, Audrey Hepburn, che in “Sciarada” (1963) sfoggiò un indimenticabile completo da sci firmato Valentino. Nello stesso periodo, il cinema italiano omaggiava il suo talento: Monica Vitti, ne “La notte” di Michelangelo Antonioni (1961), indossava un suo abito da cocktail nero, un’immagine diventata iconica.

Il tappeto rosso si tinge di “Rosso Valentino”

La notte degli Oscar è stata, per decenni, la passerella d’elezione per le creazioni di Valentino. Un palco su cui le sue muse hanno celebrato i loro trionfi, avvolte in abiti che sono entrati nella storia.

  • Sophia Loren, nel 1991, ritirò l’Oscar alla carriera con un abito nero scintillante di cristalli, un momento di pura emozione e stile.
  • Jessica Lange, nel 1983, vinse la statuetta come miglior attrice non protagonista per “Tootsie” indossando un abito verde menta tempestato di paillettes.
  • Julia Roberts, nel 2001, incantò il mondo intero con un abito vintage in velluto nero con strascico e dettagli bianchi, originariamente del 1992, per ritirare l’Oscar per “Erin Brockovich”. Quella scelta segnò l’inizio della tendenza del vintage sul red carpet e consacrò l’abito come un pezzo da museo, tanto da meritarsi una pagina Wikipedia dedicata.
  • Cate Blanchett, nel 2005, vinse il suo primo Oscar per “The Aviator” in un delicato abito giallo in taffetà, un’altra creazione finita negli annali della moda.

La lista delle dive che hanno affidato la loro immagine a Valentino è sterminata e attraversa generazioni: da Jane Fonda a Sharon Stone, da Halle Berry a Jennifer Lopez, che per il suo matrimonio con Chris Judd nel 2001 scelse un abito da sposa dello stilista e agli Oscar del 2003 ne indossò uno vintage, già appartenuto a Jacqueline Kennedy Onassis.

L’eredità nelle nuove generazioni e i cameo cinematografici

L’amore per Valentino si è trasmesso alle stelle più giovani, da Anne Hathaway, che lo ha scelto per la notte degli Oscar del 2011 (un memorabile abito rosso) e per il suo matrimonio nel 2012, a Zendaya, Florence Pugh e Dakota Johnson. Un’influenza che dimostra la capacità unica dello stilista di creare una bellezza senza tempo, capace di parlare a donne diverse per stile ed età.

Ma il rapporto di Valentino con il cinema non si è limitato al ruolo di creatore di sogni. L’imperatore della moda si è concesso anche due divertenti e autoironici cameo, interpretando se stesso. Il più celebre è senza dubbio quello ne “Il diavolo veste Prada” (2006), dove appare accanto a una superba Meryl Streep, per la quale ha anche disegnato un abito di scena. Un’altra apparizione lo ha visto protagonista in “Zoolander 2” (2016), a fianco di Ben Stiller, a suggellare con un sorriso il suo status di icona pop. La sua passione per l’arte in tutte le sue forme lo ha portato anche a collaborare con l’Opera di Roma, disegnando i costumi per “La Traviata” diretta da Sofia Coppola, unendo ancora una volta il suo nome a quello dei grandi del nostro tempo.

Con la sua scomparsa, si chiude un’epoca d’oro. Ma l’arte di Valentino, la sua ossessione per la bellezza e la sua capacità di rendere ogni donna una regina, resteranno per sempre impresse nell’immaginario collettivo, come un abito perfetto che non passerà mai di moda.

Di euterpe

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