Una notizia di portata geopolitica scuote le fredde terre dell’Artico: secondo quanto rivelato da tre alti funzionari al New York Times, è stato raggiunto un accordo quadro che potrebbe portare alla cessione di sovranità su piccole porzioni di territorio della Groenlandia agli Stati Uniti per la costruzione di basi militari. Questa intesa, che secondo le fonti sarebbe stata elaborata dal segretario generale della NATO Mark Rutte, viene paragonata alla situazione delle basi militari della Gran Bretagna a Cipro, considerate a tutti gli effetti territorio britannico. Una mossa che, se finalizzata, potrebbe alterare significativamente gli equilibri strategici nella regione artica, un’area sempre più al centro delle attenzioni internazionali per le sue risorse e le nuove rotte commerciali aperte dallo scioglimento dei ghiacci.
I Dettagli dell’Intesa: il “Modello Cipro”
Il cuore dell’accordo si baserebbe su un compromesso che la Danimarca, di cui la Groenlandia è un territorio autonomo, sarebbe disposta ad accettare. Il modello di riferimento è il trattato del 1960 che sancì l’indipendenza di Cipro, ex colonia britannica. In quell’occasione, il Regno Unito mantenne la piena sovranità sulle aree che ospitavano le basi di Akrotiri e Dhekelia, considerate cruciali per la sua posizione strategica nel Mediterraneo. Analogamente, le zone della Groenlandia destinate alle installazioni militari statunitensi potrebbero diventare a tutti gli effetti territorio americano all’estero. Questa soluzione permetterebbe a Washington di rafforzare la propria presenza militare in un’area vitale per la sicurezza nazionale, senza dover procedere con l’acquisto dell’intera isola, un’idea già avanzata in passato dal presidente Donald Trump e che aveva creato non poche tensioni diplomatiche.
Secondo le dichiarazioni di Trump, l’accordo consentirebbe agli Stati Uniti di avere “tutte le basi che vogliono” e “tutto l’accesso militare necessario” in Groenlandia. Si parla anche del possibile posizionamento del “Golden Dome”, un avanzato sistema di difesa antimissile, e di un rafforzamento delle attività NATO per contrastare le “influenze esterne maligne” di Russia e Cina nella regione.
Le Reazioni e le Posizioni Ufficiali
Nonostante le rivelazioni, le dichiarazioni ufficiali appaiono caute e a tratti contraddittorie. Lo stesso Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, pur confermando l’esistenza di un “quadro d’intesa”, ha precisato di non aver discusso direttamente la questione della sovranità con il presidente Trump, sottolineando che il focus dei colloqui è stato sulla necessità di proteggere la vasta regione artica dalla crescente attività di Cina e Russia. Rutte ha inoltre aggiunto che “resta molto lavoro da fare” per finalizzare i dettagli.
Da parte groenlandese e danese, le reazioni sono state immediate e ferme. Il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha tracciato una “linea rossa”, affermando: “La nostra sovranità e l’integrità sono una linea rossa”. Anche diversi politici groenlandesi, pur esprimendo un certo sollievo per una soluzione che eviterebbe uno scontro diretto, hanno criticato il mancato coinvolgimento nei colloqui. Aaja Chemnitz, una delle due rappresentanti groenlandesi al parlamento danese, ha definito un errore non essere stati inclusi nelle negoziazioni.
Il Contesto Geostrategico: Perché la Groenlandia è Così Importante
L’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia non è nuovo e affonda le sue radici nella Seconda Guerra Mondiale e nella successiva Guerra Fredda. L’isola occupa una posizione geografica di eccezionale valore strategico:
- Controllo dell’Artico: La sua posizione è cruciale per il monitoraggio e il controllo delle rotte aeree e marittime che attraversano il Polo Nord, vie di comunicazione sempre più praticabili a causa del cambiamento climatico.
- Difesa Missilistica: La base aerea di Pituffik (precedentemente Thule Air Base) è la base militare più settentrionale degli USA e ospita un potente radar che fa parte del sistema di allarme rapido contro i missili balistici.
- Risorse Naturali: Il sottosuolo groenlandese è ricco di terre rare e altre materie prime critiche, il cui sfruttamento è diventato un obiettivo strategico per le grandi potenze globali, inclusa la Cina.
La crescente assertività di Russia e Cina nell’Artico ha ulteriormente accentuato l’urgenza per Washington di consolidare la propria influenza. Mosca sta riaprendo e modernizzando le sue basi militari di epoca sovietica nella regione, mentre Pechino, autoproclamatasi “Stato quasi artico”, sta investendo massicciamente in progetti infrastrutturali e di ricerca scientifica, mosse viste con sospetto dall’Occidente.
Un Futuro Ancora da Scrivere
L’annuncio di un accordo quadro ha temporaneamente disinnescato la minaccia di nuovi dazi americani contro i paesi europei che si erano detti pronti a difendere la Groenlandia. Tuttavia, i contorni dell’intesa rimangono ancora vaghi e i negoziati, che saranno guidati per gli Stati Uniti dal vicepresidente JD Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio, si preannunciano complessi. La questione della sovranità, anche se limitata a piccole aree, è un nervo scoperto per la Danimarca e soprattutto per il popolo groenlandese, che rivendica con forza il proprio diritto all’autodeterminazione. La strada per un accordo definitivo è ancora lunga e il futuro assetto della Groenlandia resta uno dei nodi cruciali della nuova era di competizione tra grandi potenze.
