In un significativo rimpasto ai vertici della gestione economica venezuelana, la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha annunciato la nomina di Calixto Ortega Sánchez alla presidenza del Centro Internazionale per gli Investimenti Produttivi (Ciip). Ortega, figura di spicco con un solido background nel settore finanziario, succede all’imprenditore Alex Saab, la cui rimozione segna un ulteriore passo nel progressivo allontanamento di figure vicine all’ex presidente Nicolás Maduro.
La nomina, comunicata attraverso i canali social, è stata presentata da Rodríguez come una decisione strategica per “continuare ad attrarre investimenti nazionali e internazionali nel sistema produttivo nazionale durante questa fase di ripresa economica”. La leader ‘chavista’ ha assicurato a Ortega, che recentemente ha assunto anche il ruolo di vicepresidente per l’Economia, il suo “pieno sostegno al benessere e alla prosperità del Venezuela”.
Un profilo tecnico per una fase complessa
Calixto Ortega, nato a Maracaibo, vanta un curriculum di tutto rispetto. Laureato in ingegneria industriale, ha conseguito master in finanza e in gestione delle politiche economiche presso prestigiose università statunitensi come la Rice University e la Columbia University. La sua carriera lo ha visto ricoprire ruoli chiave, tra cui quello di presidente della Banca Centrale del Venezuela dal 2018 al 2025, e posizioni di rilievo nel settore petrolifero, come vicepresidente finanziario di Citgo, la filiale statunitense di PDVSA, e consulente per la stessa compagnia petrolifera statale. La sua esperienza diplomatica, maturata presso le Nazioni Unite e i consolati venezuelani a Houston e New York, completa un profilo che appare orientato a rafforzare i legami economici internazionali in un momento delicato per il paese.
L’uscita di scena di Alex Saab
La sostituzione di Alex Saab non è un evento isolato. Pochi giorni prima, l’imprenditore colombiano era stato rimosso anche dal suo incarico di ministro dell’Industria e della Produzione Nazionale. Saab, figura controversa e considerato uno stretto collaboratore di Nicolás Maduro, è stato al centro di complesse vicende giudiziarie internazionali, tra cui un’estradizione negli Stati Uniti con accuse di riciclaggio di denaro. Sebbene Rodríguez abbia ringraziato Saab per “il suo impegno e l’eccellente lavoro svolto”, la sua doppia rimozione in pochi giorni conferma un chiaro cambio di rotta nella gestione economica e politica del governo ad interim.
Il contesto: crisi economica e dialogo con gli Stati Uniti
Questi cambiamenti avvengono in un contesto di profonda crisi economica che attanaglia il Venezuela da anni, caratterizzata da iperinflazione, carenza di beni di prima necessità e una drastica contrazione del PIL. La dipendenza strutturale dal petrolio ha reso l’economia venezuelana estremamente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi internazionali e alle sanzioni.
È proprio in questo scenario che si inseriscono i recenti colloqui con l’amministrazione statunitense. La compagnia petrolifera statale PDVSA ha confermato l’avvio di negoziati ufficiali con gli Stati Uniti per la fornitura di petrolio. L’obiettivo è un accordo commerciale che potrebbe portare all’acquisto da parte di Washington di decine di milioni di barili di greggio venezuelano. Da parte sua, l’amministrazione Trump ha espresso l’intenzione di contribuire alla ricostruzione dell’industria petrolifera del paese caraibico, sfruttandone le immense riserve. Il presidente statunitense ha dichiarato che il Venezuela si impegnerà a fare affari con gli Stati Uniti come partner principale, utilizzando i proventi del petrolio per acquistare prodotti americani, tra cui beni agricoli e medicinali.
Questa apertura segna un “nuovo momento politico” per il Venezuela, come dichiarato dalla stessa Delcy Rodríguez, in seguito alla cattura di Maduro. L’avvicendamento al Ciip, con l’inserimento di una figura tecnica e con esperienza internazionale come Ortega, può essere interpretato come un segnale di voler presentare un volto più affidabile e competente agli investitori stranieri e ai partner internazionali, in primis gli Stati Uniti, in questa delicata fase di transizione e negoziazione.
