Nelle librerie italiane è approdato un testo tanto breve quanto denso, capace di agire come una lente d’ingrandimento sulle correnti più profonde e talvolta oscure che agitano la politica e la tecnologia contemporanea. Parliamo de “Il Momento Straussiano” di Peter Thiel, pubblicato in Italia dalla casa editrice Liberilibri. Originariamente uscito nel 2007, questo saggio rappresenta una vera e propria bussola per orientarsi nel pensiero di una delle figure più influenti e controverse della Silicon Valley: co-fondatore di PayPal e Palantir Technologies, investitore miliardario e convinto sostenitore di Donald Trump.
Leggere Thiel, come suggerisce l’analisi del giornalista Francesco De Filippo, è un’esperienza intellettualmente provocatoria, quasi come ascoltare un discorso di Trump, ma supportato da una solida e radicata cultura umanistica. Laureato in filosofia a Stanford, allievo di un pensatore del calibro di René Girard, Thiel non è un semplice tycoon della tecnologia, ma un intellettuale che attinge a piene mani da filosofi complessi e spesso controversi per costruire la sua visione del mondo. Il suo saggio è un crocevia di idee dove si incontrano John Locke, Carl Schmitt e, naturalmente, Leo Strauss, da cui il titolo dell’opera.
L’11 Settembre e la fine dell’innocenza liberale
Il punto di partenza della riflessione di Thiel è un evento traumatico che ha segnato l’inizio del XXI secolo: l’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Quella data, per Thiel, non è solo una tragedia, ma il momento in cui l’intero edificio del pensiero liberale occidentale ha mostrato le sue crepe. L’idea di un mondo pacificato dal commercio e governato dalla razionalità illuminista si è infranta contro la violenza di un nemico irrazionale e suicida. In quel momento, secondo Thiel, “la nostra pace si è spezzata”, obbligando gli Stati Uniti e l’intero Occidente a confrontarsi con una realtà ben più brutale e complessa di quella descritta dalle teorie liberali.
Questa rottura segna l’inizio di quello che Thiel definisce il “momento straussiano”: il ritorno prepotente delle grandi domande sulla natura umana, sulla violenza, sul sacro e sulla politica, questioni che l’Illuminismo aveva tentato di mettere da parte. Si apre uno spazio per riconsiderare pensatori che hanno guardato in faccia il lato oscuro dell’uomo e della società.
Un pantheon di pensatori radicali
Per articolare la sua critica all’ordine liberale, Thiel convoca un trio di intellettuali di grande spessore:
- René Girard: Suo mentore a Stanford, Girard fornisce a Thiel la chiave di lettura della violenza attraverso la teoria mimetica. Secondo Girard, il desiderio umano è imitativo e porta inevitabilmente alla rivalità e al conflitto. Quando la violenza minaccia di disgregare la comunità, essa viene canalizzata contro un capro espiatorio, la cui espulsione o uccisione ristabilisce un ordine temporaneo. Thiel vede in questo meccanismo una verità fondamentale sulla natura umana, problematica e violenta, che l’ottimismo illuminista ha ignorato.
- Carl Schmitt: Giurista e filosofo politico tedesco, compromesso con il nazismo, Schmitt è fondamentale per Thiel per la sua definizione del “politico” come basato sulla distinzione amico-nemico. Per Schmitt, la politica è un campo di battaglia esistenziale dove si è costretti a scegliere da che parte stare. Questa visione si oppone frontalmente all’idea liberale di un dialogo razionale e di un accordo universale, che Thiel, sulla scia di Schmitt, considera un’illusione.
- Leo Strauss: Da Strauss, Thiel deriva non solo il titolo del saggio ma anche l’idea della tensione insanabile tra filosofia e società. Strauss sosteneva che la verità filosofica può essere sovversiva per l’ordine sociale e che, pertanto, i filosofi dovrebbero comunicare in modo “essoterico” (per il pubblico) ed “esoterico” (per pochi iniziati), nascondendo le verità più profonde in una scrittura cifrata. Questo approccio giustifica, nella visione di Thiel, la necessità di un’élite che “sa” e che guida, anche senza il pieno consenso di una massa impreparata a gestire verità scomode.
La soluzione: una “Tecnoteologia” per la Pax Americana
Cosa emerge da questa complessa architettura filosofica? Una diagnosi spietata e una proposta radicale. La diagnosi è quella di un Occidente in decadenza, indebolito da un secolarismo che ha perso ogni senso del tragico e da istituzioni internazionali, come le Nazioni Unite, viste come “interminabili e inconcludenti dibattiti parlamentari che assomigliano a favole shakespeariane raccontate da idioti”.
La soluzione proposta da Thiel è una sorta di tecnoteologia: un’entità tecnologica pervasa da echi religiosi, che si impone con la forza della politica per controllare il mondo. In questa visione, la Silicon Valley non è più solo un centro economico, ma il laboratorio di un nuovo ordine mondiale. Strumenti come Echelon, il sistema di sorveglianza globale, sono visti non come una minaccia alla privacy, ma come strumenti necessari per garantire una “pax americana veramente globale”. L’obiettivo è restaurare un paradiso perduto, un Eden americano isolato e protetto dalla violenza del mondo esterno, attraverso un controllo tecnologico pervasivo e autoritario.
Dal Transumanesimo alla Visione Messianica
La visione di Thiel si spinge oltre la geopolitica, approdando al transumanesimo. La tecnologia non è solo uno strumento di potere, ma il veicolo per superare i limiti biologici dell’essere umano, inclusa la morte. L’eternità promessa dalle religioni tradizionali viene sostituita dalla promessa tecnologica di un “upload” della coscienza, uno stoccaggio digitale del nostro essere che garantisca la vita eterna.
Questa aspirazione all’immortalità tecnologica si salda con una visione quasi messianica del proprio ruolo. Con un patrimonio di oltre 10 miliardi di dollari, Thiel si colloca in quella categoria di uomini potentissimi e intelligentissimi che si sentono investiti di una missione quasi divina: salvare la civiltà occidentale dalla stagnazione e dalla morte, anche a costo di sacrificare i principi democratici e liberali. In questa religiosità secolare, la Divinità è la Tecnica e gli algoritmi sono i nuovi testi sacri, infallibili e indiscutibili.
“Il Momento Straussiano” è, in definitiva, un testo essenziale per comprendere non solo l’eminenza grigia dietro a Donald Trump, ma anche le fondamenta ideologiche di una parte significativa del nuovo potere americano, dove l’innovazione tecnologica e una visione autoritaria della sicurezza convergono in un progetto di portata globale. Un progetto che, al di là del giudizio che se ne possa dare, interroga profondamente la fragilità del nostro presente.
