Roma – Un nome, quello di Federico Freni, scatena la tempesta nella maggioranza. La partita per la presidenza della Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa, diventa il terreno di uno scontro politico ad alta tensione tra Lega e Forza Italia, con il Consiglio dei Ministri che ha dovuto rinviare la decisione sull’avvio della procedura di nomina. A gettare benzina sul fuoco sono le parole chiare e dirette del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che da Skytg24 ha difeso a spada tratta la candidatura del sottosegretario all’Economia.

“Freni è un nome che noi abbiamo proposto. C’era un accordo di massima in Cdm”, ha dichiarato Molinari, sottolineando le competenze del sottosegretario e definendolo “la persona adatta” per ricoprire quel ruolo. L’accusa agli alleati è netta: “FI ha messo un freno e se ne discuterà. Quella era una nomina che partiva già con un accordo di massima che Fi ieri ha messo in discussione. Noi continueremo a portare avanti quel nome”. La rivendicazione della Lega è totale, con Molinari che ha rimarcato come il suo partito abbia “rinunciato ad altre nomine su altri enti” e che l’eventuale sostituto di Freni dovrebbe “assolutamente” rimanere in quota leghista.

Chi è Federico Freni, il nome al centro della contesa

Nato a Roma nel 1980, Federico Freni è un avvocato e docente di diritto amministrativo con una solida carriera accademica e professionale. Entrato in politica con la Lega, è attualmente Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze nel governo in carica, un ruolo che lo ha visto protagonista nella stesura di importanti provvedimenti economici, tra cui le recenti leggi di Bilancio e il cosiddetto Dl Capitali. La sua profonda conoscenza dei meccanismi del MEF e la sua competenza tecnica sono i punti di forza evidenziati dalla Lega per sostenere la sua candidatura alla guida di un’autorità tecnica e cruciale come la Consob.

Il veto di Forza Italia: la richiesta di un profilo “tecnico”

La frenata di Forza Italia sulla nomina di Freni, che ha portato al congelamento della decisione in CdM, poggia su una motivazione di metodo e di merito. Secondo diverse ricostruzioni, il partito guidato da Antonio Tajani avrebbe sollevato perplessità sull’opportunità di nominare un esponente politico in carica, e quindi con un profilo marcatamente “politico”, alla guida di un’autorità che dovrebbe essere indipendente. “La designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto”, ha affermato Raffaele Nevi, portavoce di FI, chiedendo una figura più “tecnica” e “riconosciuta dagli operatori”. La replica leghista, tuttavia, non si è fatta attendere, ricordando come in passato proprio Forza Italia abbia nominato alla presidenza della Consob l’ex parlamentare azzurro Giuseppe Vegas. Forza Italia, da parte sua, nega l’esistenza di un accordo preventivo: “Non bisogna dire bugie, non c’era alcun accordo, nemmeno di massima”, ha replicato Nevi a Molinari, invocando “spirito di leale collaborazione”.

Il risiko delle nomine e gli equilibri di governo

La vicenda Freni-Consob si inserisce nel più ampio e delicato puzzle delle nomine di primavera, un appuntamento che mette regolarmente alla prova la tenuta delle coalizioni di governo. Sono decine le poltrone di vertice in enti pubblici, autorità indipendenti e società partecipate che il governo è chiamato a rinnovare. Questo scontro evidenzia non solo una diversa visione sul profilo dei candidati, ma anche una lotta per il potere e per la definizione degli equilibri interni alla maggioranza. Ogni nomina diventa una casella strategica da occupare, un tassello che può rafforzare o indebolire l’influenza di un partito rispetto agli altri. Lo stop improvviso è stato interpretato da molti osservatori come una mossa tattica di Forza Italia per ottenere maggiori garanzie o contropartite su altre nomine future.

Scenari futuri: si cerca la sintesi

Con il mandato dell’attuale presidente Consob, Paolo Savona, in scadenza a inizio marzo 2026, i tempi per trovare una soluzione stringono. La procedura di nomina prevede, dopo la designazione in Consiglio dei Ministri, il passaggio nelle commissioni parlamentari competenti prima del decreto finale. La maggioranza è ora chiamata a trovare una sintesi per evitare che lo stallo si protragga, rischiando di proiettare un’immagine di instabilità. Le opzioni sul tavolo sono diverse: la Lega potrebbe insistere su Freni fino a ottenere il via libera, oppure si potrebbe convergere su un altro nome, che a quel punto il Carroccio rivendicherebbe comunque come propria espressione. L’esito di questa partita sarà un importante indicatore della salute e della capacità negoziale della coalizione di centrodestra.

Di veritas

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