COPENAGHEN – Una notte che doveva essere di festa e si è trasformata in un incubo. Il Napoli di Antonio Conte getta al vento una clamorosa occasione per ipotecare il passaggio ai playoff di Champions League, facendosi fermare sull’1-1 da un Copenaghen ridotto in dieci uomini per quasi un’ora. Un pareggio che sa di sconfitta, che lascia l’amaro in bocca e scatena la rabbia del tecnico salentino, apparso nerissimo ai microfoni nel post-partita. “C’è delusione, perché la partita si era messa nelle migliori condizioni per essere vinta”, ha tuonato Conte. “Potremmo avere mille attenuanti, ma stasera non valgono. Questa è una partita che devi vincere, punto e basta”.
UNA PARTITA IN PIENO CONTROLLO, POI IL BLACKOUT
Eppure, la serata danese era iniziata sotto i migliori auspici per i partenopei, nonostante le pesanti assenze che hanno costretto Conte a ridisegnare la squadra. Dopo una prima fase di studio, al 35′ l’episodio che sembrava poter decidere il match: intervento killer di Delaney su Lobotka e rosso diretto per il capitano danese. Passano appena tre minuti e il Napoli sfrutta la superiorità numerica: sugli sviluppi di un corner, il solito Scott McTominay svetta più in alto di tutti e insacca di testa il gol del vantaggio. Una rete che sembrava spianare la strada verso una vittoria fondamentale.
Nella ripresa, però, qualcosa si è inceppato. Il Napoli, invece di chiudere la partita, ha abbassato il ritmo, gestendo in maniera troppo passiva il vantaggio. Un atteggiamento che ha dato coraggio al Copenaghen, che pur in inferiorità numerica ha iniziato a credere nell’impresa. L’allarme suona al 61′, quando Madsen spreca una buona occasione da pochi passi. È il preludio al pareggio, che arriva al 69′: ingenuità di Buongiorno che commette fallo da rigore. Dal dischetto Milinkovic-Savic ipnotizza il tiratore, ma sulla respinta il più lesto di tutti è Jordan Larsson che insacca per l’1-1. Un gol che gela il sangue nelle vene dei tifosi azzurri e che scatena la reazione tardiva e confusa del Napoli, incapace di trovare il nuovo vantaggio nonostante il forcing finale.
CONTE SOTTO ACCUSA: “FORSE NON SIAMO AL LIVELLO DI QUESTA COMPETIZIONE”
Le parole di Antonio Conte a fine gara sono pietre. L’allenatore non cerca alibi, nonostante un’infermeria piena che ha privato la squadra di uomini chiave come Politano, Rrahmani, De Bruyne, Anguissa e Meret. La sua analisi è spietata e chiama in causa la mentalità e il livello della squadra. “Eravamo in pieno controllo sia in 11 contro 11 sia in 11 contro 10. Al netto di stanchezza e infortuni, queste partite le devi vincere”, ha dichiarato a Sky Sport. “C’è delusione perché non ci siamo riusciti. Forse il nostro livello non è adatto per questa competizione. Abbiamo fatto solo 8 punti e oggi c’è da fare un grandissimo mea culpa tutti quanti. Siamo arrabbiati con noi stessi perché non abbiamo capito l’importanza della posta in palio e ce la siamo messa in salita da soli”.
Una critica feroce che non risparmia nessuno e che apre una riflessione profonda sul percorso europeo del Napoli. Con questo pareggio, gli azzurri salgono a 8 punti in classifica, rimanendo al 23° posto, l’ultimo utile per l’accesso ai playoff, ma con il Copenaghen che appaia i partenopei a pari punti. La situazione è ora estremamente critica: tutto si deciderà nell’ultima, decisiva giornata, quando al Maradona arriverà il Chelsea. Una sfida da “dentro o fuori” che il Napoli dovrà affrontare con le spalle al muro e con la pressione di non poter più sbagliare.
ORA LA QUALIFICAZIONE È APPESA A UN FILO
Il passo falso di Copenaghen complica terribilmente i piani del Napoli. La qualificazione ai playoff, che sembrava a un passo, è ora appesa a un filo sottilissimo. Gli azzurri sono obbligati a vincere contro il Chelsea per essere sicuri del passaggio del turno, ma anche una vittoria potrebbe non bastare a seconda dei risultati delle dirette concorrenti. Un’eliminazione prematura dalla Champions League rappresenterebbe un colpo durissimo per le ambizioni del club e per il progetto tecnico di Antonio Conte, chiamato a risollevare una squadra che sembra aver smarrito certezze e lucidità nei momenti decisivi. La notte di Copenaghen lascia in eredità una profonda delusione e tanti interrogativi sul futuro europeo di un Napoli che si è complicato la vita da solo.
