I mercati finanziari asiatici hanno chiuso la giornata di contrattazioni con un segno negativo, riflettendo un’atmosfera di crescente nervosismo tra gli investitori. In particolare, le borse cinesi hanno mostrato debolezza, con l’indice Composite di Shanghai che ha registrato una flessione minima, attestandosi a 4.113,65 punti (-0,01%), mentre l’indice di Shenzhen ha subito una perdita più marcata dello 0,83%, scivolando a 2.677,79 punti. Questa performance negativa si inserisce in un contesto globale dominato dalle recenti mosse dell’amministrazione statunitense, che hanno riacceso i timori di una nuova guerra commerciale.
La Miccia dei Dazi e la Questione Groenlandia
Al centro delle preoccupazioni vi è la minaccia, avanzata dal presidente americano Donald Trump, di imporre dazi commerciali fino al 25% su una serie di importazioni da otto nazioni europee. I paesi nel mirino sono Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito. La particolarità di questa mossa risiede nella sua motivazione, esplicitamente collegata alla questione della Groenlandia. Trump ha dichiarato che le tariffe rimarranno in vigore “fino a quando non verrà raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia” da parte degli Stati Uniti.
Questa inedita forma di pressione geopolitica, che lega questioni di sovranità territoriale a politiche commerciali, ha colto di sorpresa i mercati e la diplomazia internazionale. La proposta di acquisto dell’isola artica, un territorio autonomo danese, era già stata fermamente respinta sia da Copenaghen che da Nuuk, capitale della Groenlandia. L’insistenza di Washington e il conseguente ricorso alla leva dei dazi hanno innescato un’immediata reazione a catena.
L’Impatto sui Mercati Globali
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Oltre alla debolezza delle borse cinesi, anche i listini europei hanno chiuso in forte calo, con Milano che ha perso l’1,32%. Gli investitori, di fronte all’incertezza, tendono a spostarsi verso beni rifugio considerati più sicuri. Non a caso, l’oro e l’argento hanno toccato nuovi record, con il metallo giallo che ha superato i 4.677 dollari l’oncia. Questo fenomeno, noto come “risk-off”, indica una maggiore avversione al rischio da parte degli operatori finanziari.
I futures di Wall Street hanno a loro volta registrato un calo, segnalando un’apertura negativa per i mercati americani, nonostante la chiusura per la festività del Martin Luther King Day. L’effetto combinato di queste tensioni ha creato un’ondata di vendite che ha attraversato i mercati globali, dall’Asia all’Europa, fino agli Stati Uniti.
La Risposta Europea e le Prospettive Future
L’Unione Europea non è rimasta a guardare. La Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, parlando al Forum di Davos, ha definito “un errore” i dazi proposti tra alleati storici, assicurando che la risposta europea sarà “inflessibile, unita e proporzionata”. Si parla già di un piano di contro-dazi europei per un valore di circa 93 miliardi di dollari. Questa prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa preoccupa gli analisti, in quanto potrebbe danneggiare ulteriormente un’economia globale già provata da altre tensioni, come quelle tra Washington e Pechino.
La situazione è fluida e l’attenzione è ora rivolta al World Economic Forum di Davos, dove si spera che un dialogo tra le delegazioni possa portare a una de-escalation. Tuttavia, il clima rimane teso. La sovranità sulla Groenlandia è stata definita “non negoziabile” dall’Europa, che sta al contempo lavorando per aumentare gli investimenti nell’isola, a sottolineare il suo valore strategico ed economico.
Il Contesto Cinese
Sebbene le perdite delle borse cinesi siano state in parte limitate da dati macroeconomici interni migliori del previsto – il PIL del quarto trimestre ha superato le attese e l’obiettivo di crescita annuale del 5% per il 2025 è stato raggiunto – il nervosismo legato al commercio internazionale ha prevalso. La Cina, già protagonista di una lunga e complessa disputa commerciale con gli Stati Uniti, osserva con attenzione l’evolversi della situazione tra USA ed Europa. Un’escalation delle tensioni transatlantiche potrebbe avere ulteriori ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali e sulla stabilità economica internazionale, influenzando indirettamente anche l’economia di Pechino.
