Una giornata di scambi all’insegna della cautela e del nervosismo per le borse asiatiche, che hanno chiuso in territorio prevalentemente negativo. A pesare sul sentiment degli investitori è un mix di fattori, dalle rinnovate tensioni geopolitiche a nuove frizioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, che spingono gli operatori verso i beni rifugio e alimentano la volatilità. In questo contesto, l’oro ha aggiornato i suoi massimi storici, segnalando una crescente avversione al rischio. Sul fronte delle politiche monetarie, la Banca Popolare Cinese (PBoC) ha mantenuto invariati i tassi di interesse di riferimento, una mossa ampiamente attesa ma che lascia aperti interrogativi sulla futura traiettoria dell’economia del Dragone.

Chiusure in Rosso: da Tokyo a Mumbai

La performance peggiore tra i principali listini della regione è stata quella di Tokyo, con l’indice Nikkei 225 che ha lasciato sul terreno l’1,11%, chiudendo a 52.988,24 punti. A zavorrare la piazza giapponese sono i timori per la sostenibilità fiscale del paese, dopo che la premier Sanae Takaichi ha proposto di ridurre l’imposta sulle vendite per alcuni beni alimentari. Questa proposta, unita alla prospettiva di elezioni anticipate che potrebbero tenersi già l’8 febbraio, ha generato incertezza, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di stato. La premier, prima donna a guidare il Giappone, sta affrontando un contesto politico complesso dopo le elezioni dello scorso anno.

Anche le borse cinesi hanno chiuso la seduta con debolezza. Shanghai ha registrato una flessione minima dello 0,06%, mentre Shenzhen ha accusato un calo più marcato dello 0,97%. Hong Kong si è mossa in linea, con l’indice Hang Seng in calo dello 0,29%. Su questi mercati pesa anche una stretta di vigilanza da parte delle autorità cinesi per contrastare pratiche speculative. La debolezza dei dati economici recenti, con una crescita del PIL nel quarto trimestre del 2025 al ritmo più lento dalla fine delle restrizioni anti-Covid, continua a destare preoccupazione.

In territorio negativo anche Seul, che ha ceduto lo 0,39%, interrompendo una lunga serie di sedute positive che l’avevano portata a segnare nuovi record. Male anche Mumbai, con il BSE Sensex in calo dello 0,51%, penalizzata soprattutto dal comparto tecnologico in vista della stagione delle trimestrali.

Oro da Record e Dollaro Debole sul Mercato Valutario

Il clima di incertezza globale ha spinto gli investitori a cercare riparo nei beni rifugio. L’oro è stato il grande protagonista, aggiornando i suoi massimi storici e superando la soglia dei 4.700 dollari l’oncia. Anche l’argento ha mostrato un forte movimento al rialzo. Questa corsa ai metalli preziosi riflette la percezione di un aumentato rischio geopolitico sui mercati.

Sul mercato valutario, il dollaro statunitense si è indebolito contro un paniere di altre valute. Lo yen giapponese, dopo essersi indebolito, ha mostrato segnali di recupero, pur rimanendo un osservato speciale. La valuta nipponica è influenzata sia dalle dinamiche politiche interne, con le imminenti elezioni, sia dalle aspettative di ulteriori stimoli fiscali da parte del governo Takaichi, che alimentano la volatilità.

La Cina non si muove: Tassi Invariati

In questo scenario complesso, la Banca Popolare Cinese ha deciso di non intervenire, lasciando invariato per l’ottavo mese consecutivo il tasso primario sui prestiti (Loan Prime Rate, LPR) a un anno al 3% e quello a cinque anni al 3,5%. La decisione era attesa dagli analisti e conferma la strategia delle autorità monetarie cinesi di puntare a un sostegno mirato a settori specifici dell’economia, piuttosto che a un allentamento generalizzato. Tuttavia, la mossa giunge in un momento di rallentamento economico e di crisi persistente del settore immobiliare, alimentando le richieste di ulteriori stimoli da parte del governo per sostenere la domanda interna. Recentemente, la banca centrale aveva già annunciato un taglio ai tassi di interesse su alcuni strumenti di politica monetaria strutturale.

Attesa per i Dati Macro da UK e USA

L’attenzione degli operatori si sposta ora sui prossimi dati macroeconomici in arrivo dall’Occidente. In particolare, si attendono i dati sul mercato del lavoro dal Regno Unito e le consuete statistiche settimanali sulle scorte di petrolio dagli Stati Uniti. Questi dati forniranno ulteriori indicazioni sullo stato di salute delle principali economie globali e potrebbero influenzare le prossime mosse delle banche centrali, in un contesto già denso di incertezze.

Di atlante

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