ROMA – Un intervento a tutto campo che tocca le corde del sovranismo più puro, quello del senatore della Lega Claudio Borghi, che ai microfoni di “Battitori Liberi” su Radio Cusano Campus ha offerto una visione radicale su alcuni dei temi più caldi dell’agenda internazionale: dalla contesa sulla Groenlandia alla guerra dei dazi, fino agli accordi commerciali come il Mercosur. Le sue parole, dirette e provocatorie, hanno immediatamente acceso il dibattito politico, delineando una posizione che si scontra frontalmente con l’approccio multilaterale dell’Unione Europea e di una parte dello stesso governo italiano.
La Groenlandia: “Solo merluzzo, lasciatela a Trump”
Il casus belli, o meglio, l’ultimo capitolo di una crescente tensione geopolitica, è l’interesse manifestato dagli Stati Uniti di Donald Trump per la Groenlandia. Su questo punto, Borghi è tranchant: “Se veramente fosse un gran tesoro, sarebbero i groenlandesi i primi a dire che vogliono l’indipendenza”. Il senatore leghista ridimensiona drasticamente il valore strategico dell’isola, definendola un “posto oggettivamente inospitale” abitato da “50 mila poverini” che sono “sussidiati in tutto”. Secondo Borghi, “l’utilità della loro terra in questo momento è solo la pesca del merluzzo, ma lasciategliela a Trump”. Una visione che, a suo dire, sarebbe condivisa dallo stesso ex presidente americano, il quale sarebbe affascinato dalla Groenlandia solo perché “la vede grande sulla cartina”, vittima delle “proiezioni di Mercatore”.
Questa lettura, tuttavia, tralascia la crescente importanza strategica dell’Artico. La Groenlandia non è solo pesca, ma anche una posizione geopolitica cruciale per il controllo delle nuove rotte marittime che si aprono con lo scioglimento dei ghiacci, oltre a possedere ingenti risorse minerarie e terre rare. L’interesse americano, dunque, va ben oltre la pesca e si inserisce in una più ampia partita per l’egemonia nella regione artica.
I dazi asimmetrici e il “godimento” per la crisi dell’UE
Il cuore del pensiero “borghiano” emerge con forza sul tema dei dazi commerciali. Il senatore si oppone fermamente all’ipotesi di controdazi europei verso gli Stati Uniti, affermando che “il dazio non puoi metterlo al tuo cliente: lo puoi applicare solo se sei cliente”. Ma è sulla strategia americana dei dazi asimmetrici che Borghi esprime la sua posizione più dirompente: “Io da sovranista sto godendo nel vedere dazi asimmetrici”.
Perché? La risposta risiede nella critica alla struttura stessa dell’Unione Europea: “Mentre l’Unione Europea per mettere i dazi a qualcuno deve decidere in accordo perché siamo un’unione doganale, gli Stati Uniti possono scegliere quanto mettere ad ognuno, e questa cosa ovviamente a me piace tantissimo perché è l’inizio della fine dell’Unione Europea”. Una dichiarazione che ha suscitato tensioni anche all’interno della maggioranza di governo, con il Ministro della Difesa Guido Crosetto che ha replicato sottolineando come l’indebolimento di partner commerciali non sia motivo di festeggiamento.
Borghi vede in questa politica una grande opportunità per l’Italia. “I dazi asimmetrici sono un’opportunità, perché se i dazi sul vino francese vanno al 200%, i nostri produttori di vino, secondo voi, sono tristi oppure si bevono una di quelle buone?”. L’idea è che l’Italia potrebbe avvantaggiarsi della penalizzazione di altri partner europei, vendendo i propri prodotti in sostituzione. Una visione che, secondo alcuni analisti, non tiene conto della complessità delle catene del valore globali e della complementarità tra le economie europee, come quella italiana e tedesca.
Critiche al Mercosur e l’appello alla domanda interna
L’analisi di Borghi si conclude con una netta critica alla ratifica dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay). “Il governo ha fatto molto male a ratificare il Mercosur, perché non c’è stato nessun passaggio parlamentare”, ha affermato il senatore. L’accordo è visto come una minaccia per il settore agroalimentare italiano.
La soluzione, per Borghi, non è cercare “la benevolenza degli americani”, ma investire sulla domanda interna europea. “Perché cercare la benevolenza degli americani quando avrei 300 milioni di possibili clienti, che sono i cittadini europei, che in questo momento non stanno comprando nulla perché ci sono le regole tali per cui non puoi spendere e investire?”. Una critica alle politiche di austerity e ai vincoli di bilancio europei, che secondo il senatore leghista frenano la crescita del continente.
Le dichiarazioni di Claudio Borghi hanno acceso un faro su una visione del mondo e dell’economia che privilegia la sovranità nazionale e le trattative bilaterali rispetto all’integrazione europea. Una prospettiva che, pur trovando eco in una parte dell’elettorato, solleva interrogativi profondi sul futuro dell’Italia in un contesto globale sempre più interconnesso e complesso.
