La Spezia è una città sotto shock, avvolta in un dolore profondo e incredulo per la tragica morte di Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki, un ragazzo di appena 18 anni la cui vita è stata brutalmente interrotta all’interno delle mura scolastiche. Quello che doveva essere un normale venerdì di lezioni all’Istituto tecnico Einaudi-Chiodo si è trasformato in uno scenario di violenza inaudita, lasciando un’intera comunità a interrogarsi su come una simile tragedia sia potuta accadere.
Una vita piena di sogni e speranze
Youssef, conosciuto da tutti con il soprannome di ‘Abu’, era un giovane che incarnava l’esempio di un’integrazione riuscita e di una dedizione ammirevole. Nato a Fayyum, in Egitto, viveva da anni alla Spezia con la sua famiglia. Il padre, un apprezzato capocantiere, e l’intera famiglia avevano riposto in lui grandi speranze. Youssef, con la sua doppia cittadinanza, egiziana e italiana, stava costruendo con impegno il suo futuro: studente irreprensibile con buoni voti, sognava di diventare un artigiano elettricista, una professione che nel polo spezzino rappresenta una solida garanzia di occupazione. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo timido ma solare, con un profondo senso della famiglia. Per aiutare i genitori e le sorelle, nel tempo libero non esitava a lavorare come cameriere in una pizzeria del centro. Un “bravo ragazzo”, come confermano insegnanti e vicini di casa, lontano dai riflettori dei social ma vicino ai valori concreti della vita.
La dinamica dell’aggressione e il movente
La violenza è esplosa improvvisa e fatale. L’aggressore è Zouhair Atif, 19 anni, di origini marocchine e compagno di scuola della vittima, anche se non di classe. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la lite sarebbe scoppiata durante la ricreazione, apparentemente nei bagni dell’istituto, per motivi legati alla gelosia. Il pomo della discordia sarebbe stata una ragazza, frequentata da Atif, che Youssef conosceva fin da bambino. Lo scambio di alcune vecchie foto tra i due avrebbe scatenato la furia omicida di Atif. Quest’ultimo, secondo la sua stessa confessione, avrebbe agito perché Youssef “non doveva permettersi di mettere sui social una foto con la mia ragazza”.
Atif, armato di un coltello da cucina con una lama di oltre 20 centimetri portato da casa, ha raggiunto Youssef in un’aula dove il ragazzo aveva cercato rifugio e lo ha colpito con un fendente micidiale al fianco. La coltellata ha perforato il polmone e lacerato organi vitali, causando un’emorragia inarrestabile. Nonostante il disperato intervento chirurgico all’ospedale Sant’Andrea, per Youssef non c’è stato nulla da fare.
Le indagini e la posizione dell’aggressore
Zouhair Atif è stato immediatamente fermato e ora deve rispondere dell’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi. La Procura sta valutando anche l’aggravante della premeditazione, dato che l’arma è stata portata da casa. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, descrivendo l’omicidio come connotato da “peculiare brutalità” e “allarmante disinvoltura”. Secondo il giudice, esiste il concreto rischio che Atif, se rimesso in libertà, possa commettere altri delitti simili.
La difesa del diciannovenne ha annunciato l’intenzione di richiedere una perizia psichiatrica, descrivendo l’assistito come una persona con un passato di sofferenze, che si sente isolata e che avrebbe manifestato intenti suicidi. Testimonianze raccolte tra gli studenti, tuttavia, dipingono un quadro preoccupante: alcuni sostengono che Atif fosse “un tipo dal coltello facile” e che non fosse la prima volta che portava un’arma a scuola. Dichiarazioni che, se confermate, aprirebbero un inquietante squarcio sulla percezione del pericolo all’interno dell’istituto.
La reazione della comunità e il lutto cittadino
La notizia ha scosso profondamente la città della Spezia. La sera stessa della tragedia, decine di studenti dell’Einaudi-Chiodo hanno sfilato in un corteo silenzioso per le vie del centro, una processione spontanea per onorare la memoria del loro compagno. Nei giorni successivi, centinaia di studenti di diversi istituti si sono radunati davanti alla scuola per manifestare la loro solidarietà e chiedere giustizia. Il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino nel giorno dei funerali, che si terranno nella Cattedrale cittadina, sottolineando il carattere collettivo del cordoglio.
La tragedia ha innescato un acceso dibattito sulla sicurezza nelle scuole e sul disagio giovanile. Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, recatosi in visita alla scuola, ha parlato della necessità di ripristinare una “cultura del rispetto”. Molti, tra cui docenti e opinionisti, hanno sottolineato l’urgenza di aprire un dialogo con i ragazzi, di fermare i programmi didattici per dare spazio all’ascolto e alla riflessione sulle relazioni sociali. L’Ufficio scolastico regionale ha disposto un’ispezione per fare piena luce sulla vicenda.
Mentre la famiglia di Youssef si chiude in un dolore incommensurabile, anche la famiglia di Atif, attraverso le parole del padre, ha voluto esprimere le proprie scuse: “Chiedo scusa e perdono alla famiglia del ragazzo, vorremmo incontrarli perché siamo veramente dispiaciuti”. Parole che, tuttavia, non possono lenire una ferita che ha segnato per sempre due famiglie e un’intera comunità.
