NAPOLI – Il Rione Sanità torna a essere teatro di una violenza brutale. Nella notte tra sabato e domenica, due giovani, di 19 e 20 anni, sono rimasti gravemente feriti in un agguato a colpi d’arma da fuoco. L’episodio, avvenuto in vico Lammatari, ha riacceso i timori per una nuova faida tra bande giovanili, un fenomeno che da tempo insanguina le strade del centro storico di Napoli.
La dinamica dell’agguato
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalla Squadra Mobile, i due ragazzi, identificati come Raffaele Pillo, 19 anni, e Antonio Martusciello, 20 anni, viaggiavano in sella a uno scooter quando sono stati affiancati da un altro motorino con a bordo i sicari. Ne è nata una sparatoria violenta, con almeno una decina di colpi esplosi, come testimoniano le ogive rinvenute sulla scena del crimine e i danni riportati da alcune auto in sosta. L’azione è avvenuta a pochi passi dalla centralissima piazza Sanità.
Ad avere la peggio è stato il diciannovenne Raffaele Pillo, colpito al torace da un proiettile che gli ha perforato un polmone. Trasportato d’urgenza all’ospedale Vecchio Pellegrini, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e ora si trova ricoverato in rianimazione, in prognosi riservata e in pericolo di vita. L’amico, Antonio Martusciello, è stato ferito a un braccio e le sue condizioni, seppur gravi, non desterebbero preoccupazione.
Le indagini: l’ombra della “guerra dei bambini”
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), si stanno concentrando sulla pista dei contrasti tra bande rivali. Gli inquirenti stanno esaminando i profili delle due vittime che, pur non risultando affiliate a clan camorristici, potrebbero essere state coinvolte in dinamiche di microcriminalità locale. L’ipotesi di un errore di persona sembra perdere consistenza, mentre si fa strada quella di un incontro casuale degenerato in uno scontro armato o di un regolamento di conti.
Fondamentali per l’identificazione dei responsabili saranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, già acquisite dalla Polizia di Stato. L’episodio riporta alla mente la tragica scia di sangue che ha segnato il quartiere negli ultimi anni, come l’omicidio del quindicenne Emanuele Tufano, vittima di “fuoco amico” durante un raid nell’ottobre del 2024, un evento che scatenò una violenta spirale di vendette.
La risposta delle istituzioni e il contesto sociale
L’agguato ha provocato un’immediata reazione da parte delle istituzioni. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, tenutosi simbolicamente nella basilica di Santa Maria alla Sanità. L’incontro ha stabilito un rafforzamento dei controlli, un presidio fisso delle forze dell’ordine e il potenziamento della videosorveglianza, soprattutto nelle ore notturne.
Il Rione Sanità, ricco di storia e cultura, vive una perenne contraddizione tra le iniziative di riscatto sociale e la persistenza di fenomeni di violenza giovanile e criminalità. Questo ennesimo fatto di sangue evidenzia la fragilità di un contesto in cui la tensione può esplodere in qualsiasi momento, alimentata da disagio sociale e dalla facile reperibilità delle armi tra i giovanissimi. La sfida per la città resta quella di coniugare la repressione con interventi strutturali che offrano alternative concrete a una generazione a rischio.
