Roma – La tensione politica in Italia sale in risposta alle recenti manovre commerciali annunciate dal presidente statunitense Donald Trump. I capigruppo di tutte le forze di opposizione alla Camera e al Senato – Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa – hanno presentato una richiesta formale e congiunta ai presidenti delle due Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. L’obiettivo è chiaro e unanime: ottenere che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si presenti in aula per “comunicazioni urgenti” prima del vertice straordinario del Consiglio Europeo convocato a Bruxelles.
LA RICHIESTA DELLE OPPOSIZIONI: CHIAREZZA SULLA STRATEGIA GOVERNATIVA
La richiesta delle forze di minoranza, formalizzata attraverso una nota congiunta, sottolinea la necessità di un dibattito parlamentare per esaminare “l’atto di indirizzo con il quale il governo intende procedere in ambito Ue”. La preoccupazione di fondo è legata all’impatto che i nuovi dazi potrebbero avere sull’economia italiana e sulla tenuta del fronte europeo. Le opposizioni chiedono a gran voce che la premier smetta di “nascondersi e scappare” e illustri al Paese la strategia che intende adottare per proteggere le imprese e i lavoratori italiani da quelle che vengono definite “scelte irresponsabili”.
Esponenti di vari partiti, da Angelo Bonelli (Avs) a Chiara Braga (PD), hanno usato toni duri, accusando la premier di mancare di trasparenza in un momento critico per le relazioni transatlantiche. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha ironizzato sulla fine del “sovranismo” e ha criticato quella che definisce una linea di “servilismo” nei confronti dell’amministrazione USA, mentre Carlo Calenda di Azione ha definito i dazi “illegali” e ha esortato l’UE a una replica immediata con tariffe equivalenti.
IL CONTESTO: DAZI, GROENLANDIA E LE FRATTURE NELLA MAGGIORANZA
La nuova ondata di protezionismo annunciata da Washington si inserisce in un contesto geopolitico complesso, legato anche alle tensioni riguardanti la Groenlandia. Trump ha minacciato dazi contro i paesi europei che hanno partecipato a una missione militare sull’isola, territorio danese su cui gli USA hanno mire espansionistiche. La mossa di Trump è vista da molti analisti come un tentativo di dividere il fronte europeo.
La Presidente Meloni, di ritorno da una missione in Asia, ha definito i dazi “un errore”, cercando di porsi come mediatrice per una de-escalation e invitando a ricondurre il dialogo nell’ambito della NATO. Tuttavia, questa posizione prudente ha generato malumori non solo nell’opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza. La Lega, per voce del senatore Claudio Borghi, ha espresso posizioni quasi di giubilo per i dazi imposti a Francia e Germania, definiti “bellicisti”, suscitando la reazione incredula del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato l’assurdità di festeggiare per l’indebolimento di partner commerciali fondamentali.
L’IMPATTO ECONOMICO SULL’ITALIA E LA RISPOSTA EUROPEA
L’allarme per le conseguenze economiche è palpabile. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione per l’export italiano, con un surplus commerciale a favore dell’Italia di quasi 43 miliardi di euro. Settori chiave come la meccanica, l’agroalimentare, la farmaceutica, la moda e l’automotive sono particolarmente vulnerabili. Secondo diverse stime, l’impatto dei dazi potrebbe tradursi in perdite per miliardi di euro per l’export italiano, con cifre che variano dai 9 miliardi stimati dal Teha Club fino ai 35 miliardi ipotizzati dalla CGIA di Mestre in scenari più pessimistici.
A Bruxelles, la situazione è in fermento. Il vertice straordinario, convocato per giovedì, dovrà definire una linea comune. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: da un pacchetto di contro-dazi, come proposto dalla Commissione, all’attivazione dello “Strumento anti-coercizione”, una sorta di “bazooka” commerciale sostenuto soprattutto dalla Francia. L’Italia, con la sua posizione attendista, cerca di mediare per evitare un’escalation che, secondo il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, “non serve a nessuno”. Intanto, i mercati finanziari reagiscono con nervosismo, e il Fondo Monetario Internazionale avverte sui “rischi rilevanti per la crescita” globale.
La partita si gioca su più tavoli: politico, economico e diplomatico. Mentre l’Europa cerca una risposta unitaria, in Italia il dibattito si infiamma, con le opposizioni che esigono chiarezza e un coinvolgimento pieno del Parlamento su una questione che rischia di avere ripercussioni profonde sul futuro economico del Paese e sugli equilibri geopolitici internazionali.
