RABAT – Il calcio, a volte, scrive sceneggiature che nemmeno il più audace dei registi oserebbe immaginare. La finale della Coppa d’Africa 2025, giocata in un teso e vibrante stadio Prince Moulay Abdallah di Rabat, è stata una di quelle notti: un concentrato di polemiche, gesti estremi, errori dal dischetto e, alla fine, l’apoteosi per una squadra e la disperazione per l’altra. A sollevare il trofeo è stato il Senegal, per la seconda volta consecutiva, ma il modo in cui i Leoni della Teranga sono arrivati alla vittoria ha del surreale e ha scatenato un dibattito che infiammerà il continente per mesi.

La partita, bloccata sullo 0-0 fino ai minuti di recupero, si è trasformata in un dramma sportivo senza precedenti. Prima un gol annullato al Senegal per un fuorigioco millimetrico, poi, al 98′, l’episodio che ha fatto esplodere il caos: l’arbitro Jean-Jacques Ndala, dopo una lunga revisione al VAR, ha concesso un calcio di rigore molto contestato al Marocco per un contatto in area su Brahim Diaz. La decisione ha scatenato la furia della panchina e dei giocatori senegalesi.

L’abbandono del campo e l’intervento di Mané

In un gesto clamoroso e raramente visto a questi livelli, il commissario tecnico del Senegal, Pape Thiaw, ha ordinato ai suoi giocatori di abbandonare il terreno di gioco. La squadra, visibilmente scossa e furiosa, ha seguito le indicazioni del proprio allenatore, lasciando il campo e dirigendosi verso gli spogliatoi. Tutti tranne uno: Sadio Mané. Il capitano e leader indiscusso è rimasto in campo, discutendo con l’arbitro e cercando di mantenere la calma in una situazione esplosiva. Mentre i compagni erano già nel tunnel, Mané ha capito che un forfait avrebbe significato non solo la sconfitta a tavolino, ma anche un’onta indelebile per l’immagine del calcio africano.

“Ritirarsi dalla finale sarebbe stata la cosa peggiore per tutto il calcio africano”, ha dichiarato Mané nel post-partita. “Personalmente, preferisco perdere piuttosto che vedere questo genere di cose accadere al nostro calcio. Il mondo ci stava guardando, dobbiamo dare una buona immagine”. Con un atto di leadership straordinaria, l’ex attaccante del Liverpool ha convinto i compagni a rientrare in campo, assumendosi la responsabilità di continuare a giocare.

Il rigore fallito e i supplementari

Dopo una sospensione di quasi 20 minuti, la partita è ripresa. Sul dischetto si è presentato Brahim Diaz, ma la tensione ha giocato un brutto scherzo al fantasista del Real Madrid. Nel tentativo di beffare il portiere Edouard Mendy con un audace “cucchiaio”, ha calciato debolmente e centralmente, permettendo all’estremo difensore senegalese una parata fin troppo facile. L’errore ha dato una scossa psicologica incredibile al Senegal, che ha affrontato i tempi supplementari con un’energia rinnovata.

E così, nel primo tempo supplementare, è arrivato il gol che ha deciso il torneo: Pape Gueye, centrocampista del Villarreal, ha trovato la zampata vincente, regalando al Senegal un trionfo che solo pochi minuti prima sembrava impossibile. Una vittoria nata dal caos, dalla protesta e dalla leadership di un campione.

Le reazioni: “Mi scuso col calcio”

Nel dopo partita, le polemiche non si sono placate. Il CT senegalese Thiaw, pur festeggiando la vittoria, ha ammesso l’errore nel gesto di ritirare la squadra. “Mi scuso col calcio”, ha dichiarato a BeInSport. “Non eravamo d’accordo con le decisioni dell’arbitro. Dopo averci riflettuto, li ho fatti rientrare. Si può reagire nella foga del momento. Non avremmo dovuto farlo, ma oramai è fatto”. Le sue parole non sono bastate a placare gli animi: in conferenza stampa è stato duramente contestato dai giornalisti marocchini e accusato dal suo rivale, Walid Regragui, di aver “rovinato l’immagine del calcio africano con un comportamento vergognoso”. La Federazione Africana (CAF) ha già annunciato l’apertura di un’indagine sull’accaduto, con possibili sanzioni in arrivo.

Resta la vittoria del Senegal, la seconda consecutiva, ma anche l’amaro in bocca per una finale che sarà ricordata più per le polemiche che per il gioco espresso. Una notte folle a Rabat, che ha incoronato Sadio Mané non solo come campione, ma come un vero leader capace di salvare il calcio dalla sua stessa follia.

Di nike

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