Città del Vaticano – “Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti”. Con queste parole cariche di stima e riconoscenza, Papa Francesco si è rivolto ai dirigenti e al personale dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza “Vaticano”, ricevuti in udienza nella Sala Clementina per il tradizionale scambio di auguri di inizio anno. Un appuntamento che si rinnova, consolidando il profondo legame tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, e che offre al Pontefice l’occasione per ringraziare le forze dell’ordine per il loro lavoro quotidiano, spesso silenzioso ma fondamentale.
Un Servizio Prezioso nel Cuore della Cristianità
Nel suo discorso, il Santo Padre ha voluto sottolineare la delicatezza e l’importanza del compito svolto dagli agenti. “Grazie per il lavoro fedele e paziente con cui garantite a tutti coloro che vengono in Vaticano, dall’Italia e dall’estero, la possibilità di vivere momenti di fede e di preghiera, come pellegrini, o semplicemente di svago, come turisti, in un clima sereno di ordine e di sicurezza”, ha affermato il Papa. Si tratta di un impegno, ha aggiunto, che “merita tanto più apprezzamento in quanto svolto quotidianamente, tutti i giorni – e le notti! – dell’anno”.
Il Pontefice ha messo in luce i molteplici aspetti di questa professione, fatta di “paziente prevenzione, di vigilanza sul campo, di gestione di situazioni impreviste, a volte pericolose”. Un lavoro che, come ha evidenziato, richiede non solo coraggio e nervi saldi, ma anche “tatto, attenzione e comprensione per i bisogni e le criticità” di chi si rivolge a loro per aiuto o di chi, con comportamenti problematici, necessita del loro intervento.
Il Ruolo Cruciale Durante gli Eventi Giubilari
Un pensiero particolare è stato rivolto all’impegno straordinario richiesto durante eventi di grande affluenza, come il Giubileo. Sebbene l’ultimo Giubileo straordinario della Misericordia si sia tenuto nel 2015-2016, le parole del Papa in quell’occasione risuonano ancora attuali, specialmente in vista del prossimo Anno Santo del 2025. Già nel gennaio 2016, Papa Francesco aveva sottolineato come le forze dell’ordine fossero chiamate a “un impegno più grande per far sì che le celebrazioni e gli eventi collegati con il Giubileo straordinario si svolgano in modo regolare e proficuo”. L’ordine esteriore, assicurato con “grande diligenza, attenta premura e costante disponibilità”, diventa così un fattore che contribuisce a “favorire quello interiore dei pellegrini, in cerca di pace nell’incontro con la misericordia del Signore”.
L’esperienza passata ha dimostrato come un ambiente sicuro sia di fondamentale aiuto alla preghiera e al raccoglimento. Milioni di visitatori, spesso giunti a Roma dopo lunghi viaggi e sacrifici, hanno potuto vivere la loro esperienza spirituale in un clima sereno, anche grazie alla presenza discreta ed efficiente degli agenti. Questo contributo, ha ribadito il Papa, è essenziale per permettere che gli itinerari papali e gli eventi vaticani “non perdano il loro specifico carattere di incontro col Popolo di Dio”.
Un Legame Storico tra Italia e Santa Sede
L’Ispettorato di Pubblica Sicurezza “Vaticano” rappresenta una delle manifestazioni più evidenti delle buone relazioni che intercorrono tra l’Italia e la Santa Sede, un legame che affonda le sue radici nei Patti Lateranensi del 1929. Questa collaborazione, ha ricordato il Papa in altre occasioni, è fondamentale per la tutela dell’ordine pubblico in un’area così peculiare e simbolica come Piazza San Pietro e le zone adiacenti.
Il Pontefice non ha mancato di estendere la sua gratitudine anche per la protezione offerta durante i suoi spostamenti a Roma e nelle visite pastorali in Italia, un compito che spesso comporta “orari ed esigenze logistiche scomode e disagevoli”. Un sacrificio personale che si estende anche alle famiglie degli agenti, come ha tenuto a sottolineare il Santo Padre.
Un Appello alla Pazienza e all’Umanità
Con un tocco di umorismo, Papa Francesco ha anche elogiato la “pazienza” esercitata dagli agenti nel “dover trattare con persone di provenienze e culture diverse… e mi permetto di dire: nel dover trattare con i preti!”. Una battuta che ha suscitato ilarità ma che nasconde un profondo apprezzamento per le qualità umane, oltre che professionali, richieste a chi opera in un contesto così internazionale e variegato.
In conclusione, il Papa ha definito le forze dell’ordine “buoni servitori della comunità umana e artefici di pace nella società”, riprendendo le parole di San Giovanni XXIII. Un riconoscimento che eleva il loro lavoro da semplice mansione a vera e propria vocazione al servizio del bene comune, un bene invisibile la cui importanza, come ha detto il Papa, “ci accorgiamo proprio quando, per qualche ragione, essa viene meno”.
