L’AQUILA – Sedici anni sono trascorsi da quella notte che ha segnato uno spartiacque indelebile nella storia recente dell’Aquila. Oggi, la città si presenta “in gran parte rifiorita, rinata”, ma la sfida più grande, quella che determinerà il vero successo della ricostruzione, è appena iniziata: “riabitarla, soprattutto nel centro storico”. Sono le parole cariche di speranza e consapevolezza di Donatella Di Pietrantonio, scrittrice abruzzese di fama nazionale, vincitrice del Premio Strega 2024, che ha fotografato con lucidità la nuova fase che si apre per il capoluogo abruzzese in occasione dell’inaugurazione del suo anno da Capitale Italiana della Cultura 2026.
Una giornata storica, quella del 17 gennaio, che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che segna non solo un traguardo, ma un nuovo punto di partenza. L’Aquila, ferita ma non piegata dal sisma del 2009, si mostra all’Italia intera non solo con i suoi palazzi restaurati, ma con un’anima culturale vibrante, pronta a diventare laboratorio di rinascita e coesione.
Una ricostruzione fisica che ora chiama una rinascita sociale
Il percorso che ha portato L’Aquila a questo prestigioso riconoscimento è stato lungo e complesso. La ricostruzione fisica, definita da molti come il cantiere più grande d’Europa, ha restituito alla città gran parte del suo patrimonio architettonico. Tuttavia, come sottolineato dalla Di Pietrantonio, autrice di romanzi che hanno saputo raccontare le ferite e la resilienza della sua terra come “Bella mia”, la vera scommessa è ora di natura sociale e culturale. Non basta ricostruire le mura, bisogna rianimare gli spazi, far tornare a pulsare la vita quotidiana nel cuore antico della città.
L’anno da Capitale della Cultura è visto come “un anno importante, una sfida, un inizio che può lasciare qualcosa anche negli anni futuri”. Un’occasione unica per trasformare l’enorme patrimonio di esperienze accumulato nella gestione dell’emergenza in un modello di sviluppo sostenibile, dove la cultura agisce come catalizzatore per la coesione sociale e la rigenerazione urbana.
La Cultura come motore per un territorio “multiverso”
L’ambizione del progetto “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026” va ben oltre i confini del capoluogo. Lo slogan scelto, “L’Aquila città multiverso”, racchiude in sé la visione di un programma diffuso, che intende irradiare i suoi benefici all’intero territorio circostante, coinvolgendo i 56 comuni del cratere sismico e le aree interne dell’Appennino.
Un auspicio fortemente condiviso da Donatella Di Pietrantonio: “Questo anno della cultura non dovrebbe essere limitato all’Aquila, ma diffuso sul territorio. Quello che tutti ci auguriamo è che qualcosa resti e che qualcosa parta anche nei centri minori”. Molti di questi piccoli borghi, infatti, faticano ancora a riprendersi pienamente dalle conseguenze del terremoto e vedono in questo evento un’opportunità irripetibile di rilancio.
Il programma, ricco di oltre 300 eventi distribuiti in 300 giorni, è stato pensato proprio per essere policentrico e multidisciplinare. Prevede un fitto calendario di mostre, spettacoli teatrali, concerti, produzioni cinematografiche, progetti di ricerca e iniziative di partecipazione attiva dei cittadini, con l’obiettivo di rafforzare gli eventi identitari del territorio, come la Perdonanza Celestiniana, e di creare nuove sinergie. Un ruolo importante sarà giocato anche dalla collaborazione con la città di Rieti, definita dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, come una “naturale città federata” nel progetto.
Un’inaugurazione solenne per un anno di speranza
La cerimonia di apertura si è svolta presso l’Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, un luogo simbolo dell’emergenza post-sisma e oggi emblema di rinascita. La giornata inaugurale ha visto il centro storico trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto, con spettacoli di droni, parate luminose e performance artistiche che hanno animato le piazze e le vie principali, culminando con l’accensione dell’installazione “Il Faro 99” in Piazza Duomo.
Il Presidente Mattarella ha sottolineato come la cultura sia “motore della civiltà” e strumento di pace, evidenziando il valore del coinvolgimento delle aree interne che “rivendicano il proprio ruolo essenziale nello sviluppo del Paese”. Un messaggio ripreso anche dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha definito la nomina “un atto di fiducia verso una comunità che, con coraggio, dignità e coesione, ha saputo rialzarsi e farsi esempio per l’intero Paese”.
L’Aquila si appresta a vivere un anno da protagonista, con la consapevolezza che la cultura non è un elemento accessorio, ma il fondamento su cui costruire un futuro di autentica rinascita. La sfida, lanciata dalle parole di Donatella Di Pietrantonio, è ora nelle mani della città e dei suoi abitanti: trasformare questo anno straordinario in un’eredità duratura, capace di ripopolare non solo le case, ma anche le anime di un territorio che ha ancora molto da raccontare.
