GARLASCO (Pavia) – Un nuovo, dirompente dettaglio emerge dalle pieghe di uno dei casi di cronaca nera più discussi e controversi d’Italia, il delitto di Garlasco. Una perizia informatica, sollecitata dai legali della famiglia Poggi, ha rivelato che Chiara, la sera prima del suo omicidio, avvenuto il 13 agosto 2007, avrebbe avuto accesso a una cartella contenente numerosi file pornografici sul computer di Alberto Stasi, all’epoca suo fidanzato e successivamente condannato in via definitiva per il delitto. Questa scoperta, resa nota dagli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, potrebbe gettare una nuova luce sul movente dell’omicidio, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate e alimentando un dibattito giudiziario e mediatico che non accenna a placarsi.

La rivelazione della perizia informatica

Secondo quanto comunicato in una nota dai legali della famiglia della vittima, l’approfondimento tecnico ha permesso di accertare un’attività specifica sul portatile di Stasi. “La sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del Pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca“, spiegano gli avvocati. Questo dato, finora inedito, è stato ottenuto grazie a nuovi software di analisi forense che hanno consentito di interpretare informazioni precedentemente illeggibili. I consulenti informatici della famiglia Poggi sono riusciti a ricostruire il percorso dei file aperti, stabilendo con certezza che la cartella, denominata “militare”, fu aperta. Gli avvocati Tizzoni e Compagna hanno espresso la loro disponibilità affinché questo elemento venga verificato in contraddittorio, attraverso un incidente probatorio, qualora la Procura di Pavia lo ritenesse opportuno.

Il contesto: la nuova indagine e la revisione del processo

Questa rivelazione si inserisce in un contesto giudiziario estremamente complesso e teso. Da un lato, Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione. Dall’altro, la Procura di Pavia ha aperto una nuova inchiesta che vede indagato per concorso in omicidio Andrea Sempio, un amico di Marco, fratello di Chiara. L’indagine su Sempio, scaturita da una perizia della difesa di Stasi che individuava tracce di DNA del giovane sotto le unghie della vittima, è vista da molti come il preludio a una possibile richiesta di revisione del processo a carico di Stasi.

I legali della famiglia Poggi hanno duramente criticato questa eventualità, denunciando un tentativo di “riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima“. A loro avviso, l’attenzione mediatica e giudiziaria sulla posizione di Sempio distoglierebbe l’attenzione dalle prove già raccolte e valutate nei precedenti gradi di giudizio, che hanno portato alla condanna di Stasi. “Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino”, hanno ribadito con forza, sottolineando come le sentenze su Stasi rimangano “granitiche”.

Le reazioni e le strategie difensive

La notizia della perizia informatica ha inevitabilmente scatenato le reazioni delle parti coinvolte. Mentre la difesa di Stasi non ha ancora commentato ufficialmente la specifica rivelazione, in passato ha sempre lavorato per dimostrare l’estraneità del proprio assistito, puntando a introdurre “nuove prove” che possano giustificare una revisione della condanna. La difesa di Andrea Sempio, dal canto suo, si prepara a un possibile rinvio a giudizio, pur puntando al proscioglimento e sostenendo la totale estraneità del proprio assistito ai fatti. Sempio stesso, in recenti apparizioni televisive, si è definito un “colpevole desiderato“, vittima di una campagna mediatica che ha creato delle vere e proprie “tifoserie”.

In questo scenario, la famiglia Poggi, attraverso i suoi legali, continua una battaglia legale per difendere la verità processuale stabilita dalla Cassazione. Hanno annunciato l’intenzione di nominare altri consulenti per nuove perizie, in particolare sulle impronte di scarpe rinvenute sulla scena del crimine e sulle misure antropometriche di Stasi e Sempio, per essere pronti a ogni evenienza, sia essa un processo a Sempio o una revisione di quello a Stasi.

Un caso senza fine

A quasi due decenni di distanza, il delitto di Garlasco continua a essere un labirinto di perizie, controperizie, nuove piste e colpi di scena mediatici. La scoperta dell’accesso di Chiara alla cartella pornografica sul pc di Stasi aggiunge un tassello potenzialmente cruciale all’ipotesi di un movente legato a una discussione o a una scoperta sconvolgente da parte della ragazza. Tuttavia, ogni nuovo elemento sembra complicare ulteriormente un quadro già intricato, alimentando una battaglia legale che si combatte tanto nelle aule di tribunale quanto sui media, lasciando la famiglia della vittima in una dolorosa e perenne attesa di una pace che la giustizia, finora, non è riuscita a garantire in modo definitivo.

Di veritas

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