BOLOGNA – Le antiche sale del Museo Civico Medievale di Bologna si preparano ad accogliere un dialogo inedito e suggestivo tra passato e presente. Dal 18 gennaio al 22 marzo 2026, l’artista Alessandro Moreschini presenta la sua mostra personale dal titolo provocatorio e programmatico: “L’ornamento non è più un delitto”. Curato dal sociologo e curatore d’arte contemporanea Raffaele Quattrone, l’evento si inserisce nel prestigioso programma istituzionale di Art City Bologna 2026, il palinsesto di iniziative culturali promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
Un titolo che è una dichiarazione d’intenti
Il titolo della mostra riprende un’affermazione del celebre critico e storico dell’arte Renato Barilli, pronunciata in un testo del 2020 dedicato proprio ad Alessandro Moreschini e all’artista olandese Lily van der Stokker. Quella che era una dichiarazione critica si trasforma oggi in chiave di lettura per un progetto espositivo che mira a rileggere la tradizione decorativa non come un vezzo superfluo, ma come un profondo gesto etico, una pratica di cura e di attenzione verso il mondo che ci circonda. Già alla fine degli anni ’90, fu proprio Barilli a individuare in Moreschini, nato a Castel San Pietro Terme nel 1966, una delle voci più originali del panorama artistico italiano, includendolo nella storica collettiva “Officina Italia”.
Un’edera visiva che avvolge il passato
L’allestimento, articolato in diversi ambienti del museo, non si impone con prepotenza, ma si insinua con delicatezza tra le testimonianze del passato. Le opere di Moreschini sono concepite come “presenze integrative, non invasive”, che crescono come un’edera visiva sulle architetture e sugli oggetti medievali, stabilendo legami inattesi e svelando un museo interiore, emotivo. Le sue superfici lavorate, caratterizzate da trame meticolose, iperdecorative e di ispirazione vegetale, non si limitano a rivestire gli oggetti, ma li trasformano, infondendo loro una nuova energia e una vibrazione interna. Questo approccio crea un dialogo osmotico e a tratti segreto, dove luce, colore e ritmo decorativo diventano ponti tra epoche e sensibilità differenti.
L’incontro tra l’arte di Moreschini e il contesto del Museo Civico Medievale appare dunque come una scelta non casuale, ma profondamente meditata. Lo spazio, con le sue stratificazioni, memorie, oggetti votivi, miniature e ori, rappresenta un territorio ideale per l’artista, un luogo che da secoli interroga il rapporto dell’uomo con il sacro, il simbolico e il potere evocativo delle superfici.
Una resistenza alla velocità del presente
In un’epoca dominata dal consumo visivo rapido e dalla crescente delega dell’immaginazione alle tecnologie, il lavoro di Moreschini si configura come un vero e proprio atto di resistenza. La sua ricerca artistica è un invito a rallentare, a riscoprire il tempo dell’osservazione, a tornare alla manualità, al gesto e alla lenta gestazione delle superfici. L’ornamento, a lungo esiliato dal canone occidentale come elemento superfluo o sospetto, viene qui riabilitato e assume una valenza quasi politica. Non è una fuga dalla realtà, ma una dichiarazione di responsabilità verso ciò che ci circonda, un modo per ritessere i legami tra corpo, oggetto e mondo.
Informazioni utili per la visita
La mostra “L’ornamento non è più un delitto” sarà inaugurata sabato 17 gennaio 2026 alle ore 17:30, alla presenza dell’artista e del curatore. Sarà visitabile fino al 22 marzo negli orari di apertura del Museo Civico Medievale, situato in Via Manzoni, 4. Per maggiori dettagli su orari e biglietti, si consiglia di consultare il sito ufficiale dei Musei Civici di Bologna.
- Titolo: Alessandro Moreschini. L’ornamento non è più un delitto
- A cura di: Raffaele Quattrone
- Sede: Museo Civico Medievale, Via Manzoni, 4 – Bologna
- Periodo: 18 gennaio – 22 marzo 2026
- Inaugurazione: Sabato 17 gennaio 2026, ore 17:30
- Promossa da: Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica
- Nell’ambito di: ART CITY Bologna 2026
L’esposizione rappresenta un’occasione imperdibile per immergersi in un’esperienza estetica che sfida le convenzioni e invita a una riflessione profonda sul valore del dettaglio, della lentezza e della cura, in un fecondo cortocircuito tra la sensibilità contemporanea e il fascino senza tempo del Medioevo bolognese.
