Un vero e proprio sisma scuote i vertici del Garante per la Protezione dei Dati Personali, una delle authority più prestigiose e rispettate del Paese. Guido Scorza, uno dei quattro componenti del Collegio, ha annunciato le sue dimissioni “irrevocabili” con un video sui suoi profili social e una comunicazione sul suo sito personale. La decisione, definita dallo stesso Scorza come “una delle più sofferte della mia vita”, arriva all’indomani delle perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza nella sede romana dell’Autorità.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, ipotizza i reati di peculato e corruzione e vede indagati tutti i membri del collegio direttivo: oltre a Scorza, il presidente Pasquale Stanzione, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni. Le indagini sono scaturite da alcuni servizi della trasmissione televisiva “Report”, che hanno acceso i riflettori su una presunta gestione disinvolta delle finanze dell’ente.

Le accuse della Procura: “Spese pazze” e presunti favori

Al centro dell’indagine ci sono quelle che sono state definite “spese pazze” e una serie di episodi che, secondo l’accusa, delineerebbero un quadro di corruzione. Il decreto di perquisizione parla di una “gestione abbastanza disinvolta” delle spese pubbliche. Nel mirino degli inquirenti, un incremento significativo dei costi di rappresentanza e gestione, che sarebbero passati da poco più di 20.000 euro nel 2021 a circa 400.000 euro annui nel 2024. Le spese contestate includono rimborsi per viaggi, soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e persino spese per “fitness e cura della persona”.

Tra gli episodi specifici al vaglio della magistratura vi sono:

  • L’utilizzo di auto di servizio per finalità non istituzionali, come la visita di un componente nella sede di un partito politico.
  • Un viaggio in Giappone per il G7 che sarebbe costato oltre 80.000 euro, con richieste di viaggiare in business class da parte di tutti i membri.
  • L’acquisto di carne per circa seimila euro in tre anni.
  • Presunti favori a grandi aziende tecnologiche. In particolare, si indaga sulla mancata erogazione di sanzioni, o sull’applicazione di sanzioni meramente formali, a società come Ita Airways e Meta. In cambio, i componenti del Garante avrebbero ricevuto utilità, come le tessere “Volare” classe executive del valore di 6.000 euro ciascuna.

Per quanto riguarda specificamente Guido Scorza, la Procura sta esaminando anche un possibile conflitto di interessi con lo studio legale che aveva fondato, E-Lex, dove lavora ancora la moglie. Si ipotizza che il Garante abbia comminato un semplice ammonimento a un’ASL abruzzese, che si era avvalsa della consulenza dello stesso studio legale, a fronte di irregolarità riscontrate.

La difesa di Scorza: “Decisione ingiusta ma necessaria”

Nel suo video di dimissioni, Scorza ha dichiarato di fare “un passo indietro nell’interesse del garante della Privacy”, pur ritenendo la decisione “ingiusta nella sostanza e nelle modalità” che lo hanno portato a prenderla. Ha affermato di lasciare l’incarico con “l’assoluta certezza di non avere nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni” mosse. Scorza ha inoltre sottolineato di considerare “giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria”, criticando però la narrazione “acritica e sensazionalistica” di alcuni media.

L’ex componente, eletto in quota Movimento 5 Stelle nel 2020, ha definito il suo lavoro al Garante una “missione civile prima che professionale e istituzionale”, affermando che l’Autorità sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia trentennale.

Un’istituzione sotto assedio: le reazioni politiche e il futuro del Garante

L’inchiesta e le successive dimissioni hanno scatenato un acceso dibattito politico, con diverse forze di opposizione che hanno chiesto le dimissioni dell’intero collegio per ripristinare la credibilità dell’istituzione. Lo scandalo ha messo in luce la delicatezza del ruolo delle autorità indipendenti, chiamate a vigilare su diritti fondamentali in un equilibrio complesso tra poteri, diritti e libertà.

Mentre la Procura di Roma prosegue le indagini, con l’analisi di computer e telefoni sequestrati, resta da vedere quali saranno gli sviluppi futuri e come verrà gestita la sostituzione di Scorza. La vicenda solleva interrogativi profondi sulla trasparenza e l’integrità delle istituzioni, in un momento storico in cui la protezione dei dati personali è una delle sfide più cruciali per la nostra democrazia.

Di veritas

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