Il Cairo – In un momento di svolta per il futuro della Striscia di Gaza, l’Egitto si conferma attore chiave nel complesso scacchiere mediorientale. Nella giornata di ieri, il capo della Direzione Generale dell’Intelligence (GIS), Hassan Rashad, ha tenuto un incontro di fondamentale importanza con il Comitato Palestinese per l’Amministrazione della Striscia di Gaza. A guidare la delegazione palestinese era il suo presidente, Ali Shaath, un ingegnere civile con un passato in ruoli di rilievo nell’Autorità Palestinese, incaricato di guidare questa nuova fase di transizione.
L’incontro, avvenuto nella capitale egiziana, aveva come obiettivo primario quello di concordare i passi operativi che permetteranno al Comitato di assumere a pieno titolo le sue responsabilità amministrative e civili all’interno della Striscia. Un passaggio di consegne delicato e complesso, che si inserisce nel quadro più ampio degli sforzi egiziani, sostenuti dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, per dare concreta attuazione all’accordo di cessate il fuoco e avviare un percorso di stabilizzazione.
Priorità umanitaria e apertura dei valichi
Il presidente del Comitato, Ali Shaath, ha messo in chiaro quali saranno le priorità assolute della nuova amministrazione: il miglioramento delle condizioni umanitarie e di vita per i residenti di Gaza. La situazione sul terreno, infatti, resta drammatica. Dopo mesi di conflitto, la popolazione civile è allo stremo, con infrastrutture civili, sanitarie ed educative quasi interamente distrutte. Secondo le Nazioni Unite e diverse ONG internazionali, oltre l’80% della popolazione è sfollata e vive in condizioni precarie, spesso in tende o rifugi di fortuna, esposta alle intemperie e con un accesso limitato ad acqua potabile, cibo ed elettricità.
In questo contesto, Shaath ha sottolineato l’urgenza di “aprire tutti i valichi per consentire la massima quantità di aiuti, rifornimenti alimentari e soccorsi necessari”. Una richiesta che evidenzia come la sopravvivenza di quasi due milioni di persone dipenda dalla capacità della comunità internazionale di far affluire beni di prima necessità in modo costante e capillare. La chiusura o l’operatività a singhiozzo dei valichi, in particolare quello di Rafah al confine con l’Egitto, rappresenta uno degli ostacoli più grandi alla risposta umanitaria.
La delegazione palestinese ha espresso profonda gratitudine all’Egitto per il suo ruolo cruciale, non solo come mediatore ma anche come baluardo contro lo sfollamento forzato dei palestinesi, un’ipotesi più volte emersa durante le fasi più acute del conflitto e sempre fermamente respinta dal Cairo.
Il “Board of Peace” e il nuovo quadro internazionale
L’incontro assume un significato ancora più profondo se inserito nel nuovo contesto geopolitico delineato dall’amministrazione statunitense. Il capo dell’intelligence egiziana, Hassan Rashad, è infatti membro del Consiglio esecutivo del “Board of Peace“, l’organismo internazionale fortemente voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per supervisionare la ricostruzione e la governance transitoria di Gaza.
Questo consiglio, annunciato ufficialmente il 15 gennaio 2026, vede la partecipazione di figure di spicco della politica e della finanza internazionale, tra cui il Segretario di Stato USA Marco Rubio, l’ex primo ministro britannico Tony Blair e il genero di Trump, Jared Kushner. Il “Board of Peace” si propone di gestire portafogli critici per la stabilizzazione di Gaza, dalla ricostruzione alla mobilitazione di capitali, passando per le relazioni regionali. Il Comitato guidato da Shaath opererà quindi sotto la supervisione di questo consiglio esecutivo.
La creazione di questa architettura istituzionale, che prevede anche una forza di stabilizzazione internazionale, segna l’avvio della “Fase Due” del piano di pace americano, mirata a passare dalla tregua a una governance tecnocratica. L’Egitto, con la sua influenza diplomatica e il suo controllo su accessi vitali alla Striscia, si posiziona come un perno insostituibile di questa strategia.
Chi è Hassan Rashad, il regista della mediazione
Il Maggiore Generale Hassan Mahmoud Rashad, nominato direttore della GIS nell’ottobre del 2024, è una figura chiave ma dal profilo pubblico molto basso. Ufficiale di carriera dei servizi segreti militari, laureato al Collegio Tecnico Militare del Cairo, ha scalato i ranghi fino a diventare il vice del suo predecessore, Abbas Kamel. La sua nomina è stata vista come un segnale di continuità in un’agenzia fondamentale per la politica estera e la sicurezza nazionale egiziana. Il suo coinvolgimento diretto nei negoziati e la sua presenza nel “Board of Peace” ne sottolineano il peso strategico e la fiducia riposta in lui sia a livello nazionale che internazionale.
L’incontro di ieri al Cairo non è stato dunque un semplice atto formale, ma un passo concreto verso la definizione di un nuovo assetto per Gaza. Una strada in salita, costellata di sfide enormi, dalla ricostruzione fisica e sociale alla complessa questione del disarmo, ma che vede nell’Egitto un protagonista determinato a guidare la transizione verso un futuro di pace e stabilità per il popolo palestinese.
