In una mossa diplomatica che potrebbe ridefinire gli equilibri in Medio Oriente, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esteso un invito formale al presidente turco Recep Tayyip Erdogan per nominarlo membro fondatore del “Board of Peace” per Gaza. La notizia, confermata dalla presidenza turca, segna un passo significativo nel piano di Trump per la gestione del post-conflitto nella Striscia, coinvolgendo attori regionali chiave nonostante le perplessità di alleati storici come Israele.

Un Consiglio Prestigioso per la Pace

Il “Board of Peace” è stato concepito da Trump come “il Consiglio più grande e prestigioso mai riunito in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo”, un organo internazionale destinato a supervisionare la ricostruzione, attrarre investimenti e garantire la tenuta di un eventuale cessate il fuoco duraturo a Gaza. L’invito a Erdogan è arrivato tramite una lettera datata 16 gennaio 2026, come reso noto dal direttore dell’ufficio comunicazione della presidenza turca, Burhanettin Duran.

Questa iniziativa si inserisce nella “fase due” del piano di pace promosso dagli Stati Uniti, che ha già portato a un accordo per il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere una “demilitarizzazione completa” di Hamas, con il supporto di nazioni mediatrici come Egitto, Turchia e Qatar.

La Composizione del Consiglio e le Reazioni Internazionali

Il coinvolgimento della Turchia si concretizza non solo con l’invito a Erdogan, ma anche con la già annunciata partecipazione del Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, al consiglio esecutivo dell’organismo. Questo comitato più operativo vede la presenza di figure di alto profilo internazionale, tra cui:

  • Marco Rubio, Segretario di Stato americano.
  • Tony Blair, ex Primo Ministro britannico.
  • Jared Kushner, imprenditore e genero di Trump.
  • Rappresentanti di Egitto, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

La scelta di includere Turchia e Qatar ha però suscitato una dura reazione da parte di Israele. L’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la composizione del consiglio esecutivo “non è stata coordinata con Israele e contraddice la sua politica”. Netanyahu ha incaricato il suo Ministro degli Esteri di sollevare la questione con l’omologo statunitense. Anche il leader dell’opposizione israeliana, Yair Lapid, ha definito la presenza turca e qatariota un “completo fallimento politico” del governo Netanyahu.

Oltre a Erdogan, inviti a far parte del Board come membri fondatori sono stati estesi anche al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e al presidente argentino Javier Milei, che ha definito la proposta un “onore”. Anche l’Italia, per bocca della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha espresso la propria disponibilità a giocare un “ruolo di primo piano” nell’iniziativa.

Le Ambizioni di Trump e il Ruolo della Turchia

L’iniziativa di Trump non si limita a Gaza. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, l’ex presidente starebbe valutando di estendere il mandato del “Board of Peace” anche ad altre aree di crisi come l’Ucraina e il Venezuela, un’ambizione che ha sollevato perplessità tra diplomatici occidentali e arabi.

Per la Turchia, questo coinvolgimento rappresenta un’importante opportunità per riaffermare il proprio ruolo di potenza regionale e ricostruire la fiducia con Washington. Le ambizioni di Ankara, secondo alcuni analisti, vanno oltre la diplomazia e includono un ruolo chiave nella ricostruzione economica di Gaza e nella partecipazione a eventuali missioni di stabilizzazione, garantendosi così una leva politica ed economica sul futuro della Striscia.

La mossa di Trump, pur tra le controversie, dimostra una chiara volontà di coinvolgere attori con una profonda influenza regionale per costruire una pace che, nelle sue parole, possa finalmente “trasformare i sogni in realtà”. Resta da vedere come le dinamiche interne al Consiglio e le reazioni esterne, in primis quella di Israele, influenzeranno il successo di questo ambizioso progetto.

Di atlante

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