ROMA – Il futuro del calcio italiano passa da un tavolo. Non uno qualsiasi, ma quello delle riforme, convocato dal presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, che ha riunito nella sala Paolo Rossi della sede FIGC i massimi rappresentanti delle componenti federali. Un vertice atteso e cruciale per tracciare la rotta di un movimento che cerca stabilità e una nuova visione strategica, ponendo come pilastro fondamentale la sostenibilità economico-finanziaria del sistema.

Sei Macroaree per Rilanciare il Sistema

Il presidente Gravina ha aperto i lavori delineando un’agenda fitta e ambiziosa, articolata in sei macroaree di intervento. Si tratta di un piano organico su cui la Federazione sta già lavorando per individuare soluzioni concrete, ma che necessita della piena condivisione e del contributo di tutte le anime del calcio nostrano. L’invito rivolto ai presenti è stato chiaro: preparare proposte concrete da discutere in tempi brevi per un confronto che sia “aperto e risolutivo”.

Le aree tematiche individuate rappresentano i nodi strategici da sciogliere per garantire un futuro prospero al calcio italiano:

  • Revisione dei sistemi di mutualità: Un punto cruciale, con un’attenzione particolare al meccanismo del “paracadute” per i club che retrocedono. L’obiettivo è attutire l’impatto economico della discesa di categoria, un evento che specialmente tra Serie B e Serie C si rivela spesso finanziariamente insostenibile per molte società.
  • Riforma del Settore Tecnico, Giovanile e Scolastico e del Club Italia: Si punta a una revisione complessiva della filiera di sviluppo tecnico, dai primi calci fino al professionismo, per formare atleti e professionisti di alto livello.
  • Sostenibilità nel calcio professionistico: Forse il tema più caldo. Si cercano interventi strutturali per garantire l’equilibrio dei conti dei club, un problema annoso che affligge tutte le categorie, con un numero di società professionistiche (100) ritenuto da molti, incluso Gravina, eccessivo e insostenibile.
  • Incentivi per l’utilizzo dei giovani: Una questione di vitale importanza per il futuro delle Nazionali. Si studiano formule per incoraggiare i club a dare più spazio ai giovani talenti italiani, oggi spesso relegati ai margini.
  • Sviluppo del calcio femminile: Un movimento in crescita che necessita di sostegno continuo per consolidare la propria posizione e raggiungere nuovi traguardi in termini di professionismo e visibilità.
  • Riforma del sistema arbitrale: Un’area sotto i riflettori, con l’obiettivo di migliorare sia la gestione della classe arbitrale sia la qualità tecnica delle prestazioni, anche alla luce delle recenti polemiche e della necessità di uniformare l’utilizzo del VAR.

I Protagonisti al Tavolo

Attorno al tavolo, a testimonianza dell’importanza dell’incontro, sedevano figure chiave del nostro calcio. Oltre al presidente Gravina e al segretario generale Marco Brunelli, erano presenti i presidenti delle leghe professionistiche e delle componenti tecniche: Ezio Simonelli per la Lega Serie A, Paolo Bedin per la Lega Serie B, Matteo Marani per la Lega Pro e Giancarlo Abete per la Lega Nazionale Dilettanti. A rappresentare le voci di atleti e tecnici, rispettivamente Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), e Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC).

Un Percorso Già Avviato ma Complesso

Questo tavolo di lavoro non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso di riforma che il presidente Gravina persegue da tempo. Già in passato si è discusso animatamente di modifiche ai format dei campionati, in particolare della riduzione del numero di promozioni e retrocessioni tra le serie, con l’idea di “raffreddare il sistema” e ridurre un turnover che, specialmente in Serie C, ha portato al fallimento di numerose società. L’attuale tasso di ricambio (15% in A, 35% in B, 20% in C) è considerato dannoso per la stabilità progettuale ed economica dei club.

Tuttavia, il cammino delle riforme è irto di ostacoli, legati principalmente alla necessità di trovare un consenso ampio tra componenti con interessi spesso divergenti. La stessa riduzione del numero di squadre professionistiche, pur auspicata, si scontra con la mancanza di un accordo unanime. Questo primo incontro segna dunque una tappa fondamentale per riavviare il dialogo e costruire una piattaforma comune di intenti, con la consapevolezza che senza un atto di responsabilità collettiva, il calcio italiano rischia di rimanere impantanato nelle sue contraddizioni.

Di nike

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