MOZZATE – Un fiume in piena, un manifesto d’intenti, una dichiarazione d’amore per il calcio. Cesc Fabregas, alla vigilia della delicata sfida del suo Como all’Olimpico contro la Lazio di Maurizio Sarri, non usa mezzi termini e trasforma la consueta conferenza stampa in un’appassionata difesa della sua filosofia. Le scorie della sconfitta interna per 1-3 contro il Milan, un risultato bugiardo secondo il tecnico spagnolo, hanno innescato un dibattito nazionale tra “giochisti” e “risultatisti”, un’etichetta che a Fabregas, evidentemente, sta molto stretta.

“Mi sembra strano che nel 2026 si debba parlare ancora di queste cose”, esordisce il campione del mondo spagnolo, con un tono tra l’incredulo e l’infastidito. “Il calcio è di tutti, si vince in tanti modi. Io l’ho fatto con Conte, con Wenger, con Guardiola… ho toccato tutti i pali e ho sempre vinto. Complimenti al Milan perché ha vinto, ma questo non significa che il loro modo sia migliore o peggiore del nostro. Serve rispetto per tutti”.

“Un gioco bello come il lago di Como”: il mandato della società

Il cuore del discorso di Fabregas, però, va oltre la semplice dialettica post-partita. Le sue parole svelano le fondamenta del progetto lariano, un’ambizione che non si misura solo in punti in classifica ma nella costruzione di un’identità precisa, riconoscibile, affascinante. “Le persone mi attaccano, ma io non ho detto niente. Se alla gente non piace il mio calcio, non me ne frega niente”, tuona l’allenatore. “A me, dal primo giorno, la società ha chiesto questo: un gioco bello come il lago di Como. Non mi hanno detto di vincere e basta. Mi hanno chiesto di creare uno stile, un’identità, di cercare un tipo di giocatore specifico che voglia venire a Como per questo progetto. Il mio lavoro è diverso”.

Una missione chiara, dunque, che parte dai vertici del club. La proprietà indonesiana dei fratelli Hartono, tra le più ricche al mondo, non ha investito centinaia di milioni di euro solo per galleggiare in Serie A, ma per costruire un modello sostenibile e spettacolare. L’ingaggio di Fabregas, prima come giocatore-azionista e poi come allenatore, e la presenza di altre figure iconiche come Thierry Henry, sono la testimonianza di una visione a lungo termine che mette la qualità della proposta calcistica al centro di tutto. “Se mi dovessero dire di vincere e basta, lavorerei e mi adatterei in maniera diversa. Ma non è questo il caso. Sono stanco di questo dibattito, per me è assurdo, è mettere il dito in un posto dove non c’è il buco”.

Orgoglio e analisi: la lezione del Milan

Nonostante la fermezza delle sue convinzioni, Fabregas non è un sognatore distaccato dalla realtà. Analizza la partita contro il Milan con lucidità, mescolando l’orgoglio per la prestazione alla consapevolezza dei dettagli che fanno la differenza. “Sono orgoglioso di come abbiamo giocato contro un club sette volte campione d’Europa”, ha ribadito. “Abbiamo fatto un partitone. Se la rigiocassimo dieci volte, la vinceremmo otto. A chi piace vedere il calcio, penserà che il Como meritava di più”.

Le statistiche, in effetti, raccontano di un dominio territoriale e di gioco da parte dei lariani, con quasi il triplo dei passaggi (700 a 200 circa) e un numero maggiore di tiri totali e in porta. “Cosa posso dire ai miei ragazzi? Che a volte bisogna solo fare i complimenti ai singoli avversari. Faccio i complimenti a Maignan per le parate e a Rabiot per le giocate decisive. Ci sta, è il Milan. Abbiamo limitato uno come Luka Modric, uno dei migliori di sempre, a toccare solo 14 palloni. Difensivamente abbiamo fatto una partita incredibile. Ma il minimo dettaglio, a questi livelli, si paga”.

Testa alla Lazio: una sfida tra filosofi

Archiviata la delusione, lo sguardo è ora rivolto all’Olimpico. La sfida con la Lazio di Maurizio Sarri si preannuncia affascinante, un confronto tra due squadre che fanno del gioco propositivo e dell’identità tattica il loro marchio di fabbrica. “La Lazio sta crescendo, con Sarri ha un’identità molto chiara”, ha analizzato Fabregas. “Hanno esterni fortissimi e una difesa solida e compatta. Sarà una partita bellissima da giocare, con due squadre dallo stile simile. Per noi è un’altra grande occasione per crescere e continuare a creare la nostra storia”.

Fabregas riconosce la difficoltà del campionato italiano ma non intende fare un passo indietro rispetto ai suoi principi. Anzi, ammette di essere in continua evoluzione: “Pensavo di non andare mai a uomo in marcatura, e invece l’abbiamo fatto. Ho detto che la mia squadra avrebbe pressato sempre alto, ma contro il Milan abbiamo lasciato più spazio. Nel calcio, per me, la parola ‘mai’ non esiste”. Una flessibilità che non intacca però il dogma principale: il Como continuerà il suo percorso, cercando di unire la bellezza alla vittoria, fedele al mandato di essere spettacolare come il panorama che lo circonda.

Di nike

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