L’industria siderurgica italiana si prepara a una svolta epocale con l’avvio del maxi-progetto per un nuovo, moderno stabilimento a Piombino, frutto della collaborazione tra il colosso friulano Danieli e il gruppo ucraino Metinvest. Un’operazione da oltre 2,5 miliardi di euro destinata a ridisegnare gli equilibri del settore, aumentare l’autonomia produttiva nazionale e rilanciare un’area industriale strategica ferma da oltre un decennio. A delineare i contorni di questa ambiziosa iniziativa è Alessandro Brussi, presidente di Danieli, che in una recente intervista ha sottolineato la valenza strategica dell’impianto per l’intero sistema-Paese.
Un investimento per l’indipendenza strategica
“Lo stabilimento di Piombino è utile per il sistema industriale del nostro Paese,” ha dichiarato Brussi, evidenziando come l’Italia importi annualmente circa 6,7 milioni di tonnellate di acciaio. L’obiettivo primario del nuovo impianto, che avrà una capacità produttiva a regime di circa 2,7 milioni di tonnellate all’anno, è proprio quello di abbattere questa dipendenza dall’estero in un settore cruciale. “Aumentando la capacità produttiva, renderemo più autonomo il nostro Paese in un settore strategico,” ha aggiunto il presidente di Danieli. Il progetto si concentrerà sulla produzione di laminati piani (i cosiddetti “coils”), di cui l’Italia è forte importatrice, destinati a settori chiave come l’automotive e gli elettrodomestici.
L’investimento complessivo, che supera i 2,5 miliardi di euro, vede il solo gruppo Danieli impegnato per una cifra intorno a 1,5 miliardi. La joint venture, denominata Metinvest Adria S.p.A., vede una partecipazione del 75% di Metinvest e del 25% di Industrielle Beteiligung S.A., parte del Gruppo Danieli. L’accordo definitivo è stato siglato nel luglio 2025, coinvolgendo, oltre alle due aziende, ben quattro ministeri (Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente e Sicurezza Energetica, Lavoro e Politiche Sociali), la Regione Toscana e il Comune di Piombino.
L’iter finanziario e le tempistiche
L’articolata struttura finanziaria del progetto sta per essere finalizzata. Brussi ha confermato che il pool di banche finanziatrici è in fase di completamento, con la fondamentale garanzia di SACE. “Il 50% degli istituti ha accettato, il 40% sta completando l’istruttoria, il 10% deve ancora decidere,” ha spiegato, mostrando ottimismo sulla chiusura della partita entro il primo trimestre dell’anno. Il consorzio di creditori ha un respiro internazionale, includendo banche italiane, francesi, tedesche, austriache e di altri paesi europei, a testimonianza della solidità del piano industriale. Una volta definito l’assetto finanziario, si potrà procedere con le prime attività operative: “forse già in estate potranno partire le prime attività, le demolizioni dei manufatti esistenti per rendere il terreno agibile.” L’impianto dovrebbe diventare pienamente operativo a partire dalla fine del 2028.
Un modello di siderurgia “Green” e digitale
Il nuovo polo siderurgico non sarà solo strategico per la produzione, ma si candida a diventare un modello di transizione ecologica per l’intero settore. L’impianto, definito “digitale e green”, utilizzerà le più avanzate tecnologie fornite da Danieli, basate su forni elettrici che lavoreranno materie prime secondarie come rottami, ghisa e HBI (Hot Briquetted Iron). Questa scelta tecnologica consentirà un impatto ambientale drasticamente ridotto: si stima un’impronta carbonica di circa 200 kg di CO2 per tonnellata di acciaio, un valore dieci volte inferiore rispetto ai vecchi impianti a ciclo integrale. L’iniziativa si inserisce perfettamente nei criteri della tassonomia europea, puntando a modernizzare e potenziare la produzione siderurgica in chiave sostenibile.
Impatto occupazionale e ricadute sul territorio
Il progetto rappresenta una boccata d’ossigeno per un’area, quella di Piombino, segnata da anni di crisi industriale e incertezze. Si prevede la creazione di circa 1.100 nuovi posti di lavoro. Un aspetto cruciale dell’accordo è l’assorbimento di circa 800 lavoratori considerati in esubero dalla vicina acciaieria ex-Lucchini, oggi di proprietà dell’indiana JSW Steel Italy. Metinvest Adria ha già avviato i contatti per i colloqui con i lavoratori in cassa integrazione, un passo fondamentale per la riqualificazione occupazionale del territorio.
Le sfide del contesto globale e le prospettive di Danieli
Nonostante l’entusiasmo per il progetto, il presidente Brussi non nasconde le preoccupazioni legate al mutevole e complesso quadro geopolitico ed economico mondiale. “L’Italia è un Paese trasformatore. Più vincoli e dazi ci sono, minori saranno le occasioni per trasformare,” ha osservato, sottolineando come le tensioni internazionali e il rallentamento di economie trainanti come quella tedesca rappresentino un rischio. Tuttavia, la diversificazione geografica di Danieli, che vanta un portafoglio ordini di 6 miliardi di euro con clienti di primo piano in India, Stati Uniti ed Europa, offre una solida base per affrontare le turbolenze.
L’imponente investimento su Piombino avrà un impatto temporaneo sui conti del gruppo. Brussi ha anticipato che “il bilancio al 30 giugno 2026 non sarà meraviglioso,” prevedendo una riduzione dei ricavi e margini più contenuti rispetto all’esercizio 2025. Si tratta, tuttavia, di una fase transitoria e calcolata: “per i due esercizi successivi avremo risultati eccellenti,” ha assicurato il presidente, confermando la visione a lungo termine di un progetto destinato a rafforzare la leadership di Danieli e la competitività dell’industria italiana.
