In un’epoca dominata dalla velocità dell’online e dalla smaterializzazione dei contenuti, aprire una libreria può sembrare un gesto anacronistico, quasi un atto di fede. Eppure, c’è chi non solo accetta la sfida, ma la trasforma in una professione di successo, un presidio culturale e un punto di riferimento per una comunità. È la storia di Vittorio Graziani, libraio per vocazione e imprenditore per necessità, che ha condensato la sua esperienza nel libro “Vendere libri è una cosa seria” (Utet, pp. 180, euro 18). Un’opera che si presenta come una “guida pratica per aspiranti librai e incorreggibili sognatori”, ma che in realtà offre una riflessione profonda sul ruolo del libro e delle librerie nella società contemporanea.
Dal sogno alla realtà: il percorso di un libraio premiato
La traiettoria professionale di Vittorio Graziani, nato a Napoli nel 1974, non è stata lineare. Dopo una laurea in Giurisprudenza e un inizio di carriera nel mondo forense, decide di seguire la sua vera passione: l’editoria. Lavora per anni come ufficio stampa per case editrici come Arcana e Castelvecchi, ma il richiamo degli scaffali, del contatto diretto con i lettori e con la materia prima del suo lavoro, i libri, si fa sempre più forte. Così, compie il grande passo, lasciando un ruolo consolidato per “farsi le ossa” nelle librerie di catena, come Fnac e Feltrinelli, dove ricopre ruoli di responsabilità crescenti, da responsabile di settore a direttore.
La svolta definitiva arriva nel settembre 2018, quando rileva, insieme ad altri soci, la storica Libreria Centofiori di Milano. Nata nel 1975 in Piazzale Dateo, la Centofiori era un punto di riferimento culturale, inizialmente specializzata in psicologia. Graziani e i suoi soci la ristrutturano, la ammodernano, ma ne mantengono l’anima di libreria indipendente, trasformandola in un vivace centro di aggregazione per il quartiere e non solo. Una scommessa vinta, che ha portato Graziani a ricevere un prestigioso riconoscimento: l’elezione a “libraio dell’anno” 2025 da parte della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri, un’istituzione fondamentale nel panorama editoriale italiano.
Un manuale contro l’improvvisazione
“Vendere libri è una cosa seria” nasce proprio da questa ricca esperienza. Non è un romanzo, né un saggio accademico, ma un vero e proprio vademecum che smonta l’immagine edulcorata e un po’ naif del mestiere del libraio, spesso associata a figure cinematografiche come quella interpretata da Hugh Grant in ‘Notting Hill’. Graziani chiarisce fin da subito che la passione per la lettura, pur essendo un requisito fondamentale, non è sufficiente. Aprire e gestire una libreria oggi richiede competenze imprenditoriali, strategiche e una profonda conoscenza del mercato.
Il libro accompagna il lettore in tutte le fasi del processo:
- L’analisi del contesto: Graziani delinea il panorama attuale, segnato dalla concorrenza delle grandi catene e, soprattutto, dei colossi dell’e-commerce come Amazon. Spiega le differenze sostanziali tra una libreria indipendente e una in franchising, evidenziando come la prima possa puntare su un rapporto più stretto e personale con il lettore.
- Lo studio di fattibilità: Prima ancora di pensare all’arredamento, è cruciale un’analisi di mercato approfondita. Dove aprire? Quale quartiere o città ha una “nicchia di mercato scoperta”? Qual è il target di riferimento? Sono domande a cui bisogna rispondere con dati e analisi, non solo con l’istinto.
- Gli aspetti pratici e burocratici: Il manuale entra nel dettaglio degli investimenti necessari, delle fonti di finanziamento, della gestione dei fornitori (“chi ti dà i libri”) e della logistica dell’assortimento (“dove li metti”).
- La comunicazione e il marketing: In un mondo saturo di informazioni, sapersi raccontare è tutto. Graziani dedica ampio spazio alle strategie di comunicazione, all’organizzazione di eventi come l’inaugurazione e alla creazione di una comunità di lettori attorno alla libreria.
- La vita in libreria: Come si consiglia un cliente? Come si mantiene viva l’attività nel tempo? Il libro offre consigli pratici per la gestione quotidiana, sottolineando l’importanza di diventare un punto di riferimento fidato per i propri lettori, capaci di “spostare il gusto” e proporre titoli al di fuori delle classifiche mainstream.
Una professione come atto culturale
Al di là degli aspetti pratici, il messaggio di fondo del libro di Graziani è profondamente culturale. Fare il libraio oggi è un “atto politico”, un gesto di resistenza contro l’omologazione del pensiero. Significa credere nel valore del consiglio personalizzato, del dialogo, della scoperta. Una libreria indipendente non è un semplice negozio, ma un “tempio laico dedicato alla curiosità e alla lentezza”, un luogo dove si costruiscono relazioni e si alimenta la “questione culturale” del Paese.
Graziani, con la sua scrittura chiara e coinvolgente, riesce a trasmettere non solo le difficoltà, ma anche l’enorme soddisfazione di un lavoro che, se fatto con serietà e strategia, può davvero arricchire la vita di una comunità. Il suo libro è una lettura indispensabile non solo per chi sogna di aprire una libreria, ma per tutti coloro che amano i libri e credono nel loro potere di cambiare le persone e il mondo.
