CARACAS, VENEZUELA – Emergono nuovi, cruciali dettagli sull’operazione militare statunitense che, lo scorso 3 gennaio, ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas. A fornirli è una fonte diretta, un protagonista di quegli eventi che ha rotto il silenzio dalla sua convalescenza a Cuba. Il colonnello Pedro Yadín Domínguez, ufficiale delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) cubane, rimasto ferito nell’incursione, ha confermato in un’intervista alla televisione di Stato cubana la presenza e il ruolo del contingente dell’Avana: erano in Venezuela per compiti di “supporto alla sicurezza” diretta del presidente Maduro.

Le sue parole, rilasciate a margine delle solenni esequie per i 32 militari cubani uccisi durante il raid, squarciano il velo di riserbo mantenuto fino ad ora da L’Avana e offrono una prospettiva interna su una delle operazioni militari più audaci e controverse degli ultimi decenni in America Latina. L’operazione, denominata dagli USA “Absolute Resolve”, ha visto l’impiego di circa 150 aerei e forze speciali, culminando con l’arresto di Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, poi trasferiti a New York per affrontare accuse legate al narcotraffico.

La testimonianza del colonnello: “Un attacco sproporzionato”

Il colonnello Domínguez, rientrato in patria su una sedia a rotelle dopo aver subito un intervento chirurgico in un ospedale militare venezuelano, ha descritto l’attacco come “criminale” e “sproporzionato”. Secondo il suo racconto, il reparto cubano si trovava a riposo nelle prime ore del mattino quando è scattata l’offensiva. “Ci trovavamo a dormire, riposando nelle ore della mattinata, quando l’attacco proditorio e criminale del governo degli Stati Uniti contro il gruppo di compagni ha provocato la morte di 11 dei miei compagni in quel luogo”, ha dichiarato Domínguez.

L’ufficiale ha sottolineato la disparità di forze in campo, descrivendo un’aggressione condotta con “aerei, bombe, droni e due elicotteri Apache che hanno mitragliato indiscriminatamente l’area”. Ha insistito sul fatto che il contingente disponeva di capacità difensive molto limitate, con “armamenti minimi”, inadeguati a fronteggiare un’offensiva aerea di tale portata. Questa testimonianza rafforza la narrativa del governo cubano, che ha parlato di caduti “inermi” e ha denunciato un “atto criminale di aggressione e terrorismo di Stato”. Domínguez ha inoltre precisato che la missione era congiunta con le autorità venezuelane e includeva anche personale civile.

L’alleanza strategica Cuba-Venezuela e il ruolo della sicurezza

La presenza di militari cubani a protezione di Maduro non è una sorpresa, ma la conferma da parte di un ufficiale superiore sul campo ne sottolinea la profondità e la criticità. Da anni, l’alleanza tra L’Avana e Caracas è un pilastro geopolitico nella regione, basata su affinità ideologiche e su un pragmatico scambio: petrolio venezuelano in cambio di servizi cubani, che spaziano dal personale medico e insegnanti fino, appunto, alla cooperazione in ambito militare e di intelligence.

Esperti di sicurezza internazionale hanno a lungo evidenziato come Maduro, per timore di tradimenti interni, si affidasse a un dispositivo di sicurezza a più livelli, in cui i cubani rappresentavano l’anello più fidato e “incorruttibile”, dedicato anche ad attività di controspionaggio per prevenire manovre interne. La morte di 32 ufficiali di alto e medio rango delle principali agenzie di sicurezza cubane, tra cui le Forze Armate Rivoluzionarie e il Ministero dell’Interno, conferma che il raid statunitense ha colpito il cuore di questo scudo protettivo.

Le reazioni internazionali e le implicazioni geopolitiche

L’operazione “Absolute Resolve” ha scatenato una frattura a livello globale. Mentre gli Stati Uniti hanno giustificato l’azione come necessaria per contrastare il narcotraffico e riaffermare la propria influenza nell’emisfero occidentale, in linea con la dottrina Monroe, gran parte della comunità internazionale ha reagito con dura condanna.

  • Condanne ferme: Russia, Cina e Iran hanno parlato di “aggressione armata”, “violazione della sovranità nazionale” e di un atto che viola il diritto internazionale.
  • Preoccupazione delle Nazioni Unite: Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, si è detto “profondamente allarmato”, sottolineando il “pericoloso precedente” creato dall’operazione.
  • Posizione europea: L’Unione Europea ha chiesto moderazione, ribadendo la necessità di una transizione pacifica e il rispetto del diritto internazionale, pur confermando la sua posizione sulla mancanza di legittimità di Maduro.

L’azione militare statunitense non solo ha decapitato il vertice del governo venezuelano, ma ha anche inviato un messaggio diretto a Cuba. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che “non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba”, invitando L’Avana a raggiungere un accordo “prima che sia troppo tardi”. Questo evento segna un potenziale punto di svolta per l’isola, già attanagliata da una grave crisi economica e ora privata del suo principale alleato e fornitore energetico.

Il lutto a L’Avana e il futuro incerto

A Cuba, il presidente Miguel Díaz-Canel, che ha presenziato alle onoranze funebri in uniforme militare, ha proclamato due giorni di lutto nazionale per onorare i caduti. La cerimonia è stata un momento di unità nazionale, ma anche di riaffermazione della linea politica del governo. Le dichiarazioni del colonnello Domínguez, trasmesse dalla tv di Stato, servono a consolidare la narrazione dell’aggressione imperialista e del sacrificio eroico.

Tuttavia, al di là della retorica ufficiale, l’operazione del 3 gennaio apre scenari di profonda incertezza. Per il Venezuela si apre una fase di transizione governativa sotto l’influenza diretta degli Stati Uniti, mentre per Cuba la perdita dell’alleato strategico venezuelano rappresenta un colpo durissimo, che potrebbe accelerare le dinamiche di una crisi interna già profonda e ridefinire gli equilibri geopolitici di tutta l’America Latina.

Di atlante

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