La scena politica italiana è attraversata da una profonda frattura istituzionale che vede contrapposte le forze di opposizione e la maggioranza di governo. Al centro del contendere, la governance della Rai e la garanzia del pluralismo informativo, temi che assumono un peso specifico eccezionale alla vigilia di appuntamenti elettorali di primaria importanza, come il referendum sulla riforma della giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo.

L’Appello delle Opposizioni: “Grave Stallo Istituzionale”

In una mossa coordinata, i capigruppo di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Italia Viva e Più Europa hanno inviato una lettera-appello ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Nella missiva, le opposizioni denunciano una “grave situazione di stallo istituzionale” che affligge il servizio pubblico radiotelevisivo. Il fulcro della protesta è il “deliberato blocco dell’elezione del presidente di garanzia della Rai” da parte della maggioranza, una manovra che, secondo i firmatari, ha “di fatto paralizzato la governance” dell’azienda.

Questa paralisi, si legge nella lettera, ha “conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione”, con il rischio concreto che la Rai venga “sempre più utilizzata come strumento di propaganda filogovernativa”. L’assenza di adeguati organi di garanzia, in particolare della Commissione parlamentare di Vigilanza, è vista come una minaccia diretta alla terzietà dell’informazione, elemento cruciale in una fase democratica delicata come quella che precede una consultazione popolare e le future elezioni politiche. Per questo, le opposizioni hanno richiesto un incontro urgente con i vertici del Parlamento per superare l’impasse.

Il Contesto: Una Commissione di Vigilanza Bloccata

La Commissione di Vigilanza Rai è un organo bicamerale fondamentale per il controllo e l’indirizzo del servizio pubblico. La sua presidenza spetta, per prassi e per legge, a un esponente dell’opposizione, come contrappeso al controllo governativo. Tuttavia, da mesi la maggioranza sta ostacolando questa elezione, disertando i lavori della commissione e impedendone il funzionamento. Questo stallo, definito “sconfortante” anche dal Capo dello Stato, impedisce non solo l’elezione del presidente, ma anche qualsiasi attività di controllo sull’operato della Rai, dalle audizioni dei vertici aziendali al confronto sul piano industriale e sull’andamento degli ascolti.

Referendum sulla Giustizia: La Campagna Elettorale si Infiamma

Lo scontro sulla Rai si intreccia indissolubilmente con la campagna per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una riforma fortemente voluta dal governo e in particolare dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. I partiti e i comitati si stanno già mobilitando:

  • Il fronte del No, composto principalmente da Pd e M5s, sta organizzando le iniziative per contrastare la riforma. Il Pd ha in programma una riunione per pianificare la campagna, mentre il M5s è già attivo sui social media.
  • Il fronte del Sì vede in prima linea Forza Italia, che il 24 gennaio organizzerà a Roma un evento in memoria di Silvio Berlusconi, con un focus specifico sulla giustizia. Si parla anche di iniziative “pop” per rendere la campagna più vivace.

Il Ministro Nordio si è speso in prima persona a favore della riforma, sostenendo che “molti magistrati sono d’accordo con la riforma, ma non hanno il coraggio di esprimersi” a causa del potere delle correnti interne al Csm. Ha inoltre rivendicato il sostegno di Giovanni Falcone all’idea della separazione delle carriere. Dal canto suo, il vicepremier Antonio Tajani ha cercato di smorzare i toni, affermando che non si tratterà di “un voto sul governo”.

La Questione dei Fuorisede e le Incertezze sul Voto

Un altro tema caldo che agita il dibattito è quello del voto per i cittadini fuorisede. Le opposizioni, in particolare il Pd con la senatrice Ylenia Zambito e +Europa con Riccardo Magi, accusano il governo di escludere deliberatamente “centinaia di migliaia di fuorisede” dalla consultazione referendaria. Il governo, infatti, non ha previsto modalità di voto alternative al rientro nel comune di residenza, nonostante la sperimentazione positiva adottata durante le ultime elezioni europee. “Il governo ha paura e li esclude”, ha dichiarato la senatrice Zambito. La questione è rilevante, poiché si stima che circa cinque milioni di elettori potrebbero essere coinvolti. Si attende un emendamento al decreto elezioni per tentare di risolvere la situazione.

A complicare ulteriormente il quadro, vi è l’incertezza sulla data stessa del referendum. Il Comitato per il No ha raccolto oltre 500.000 firme per una propria iniziativa referendaria e ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del governo di fissare il voto per il 22 e 23 marzo, ritenendo la tempistica una forzatura. La decisione del Tar, attesa per il 27 gennaio, potrebbe rimettere in discussione il calendario. Mentre Antonio Di Pietro, fondatore di un comitato per il Sì, definisce il ricorso “rispettabile ma inconsistente”, la possibilità di un rinvio rimane concreta, con scenari che ipotizzano uno slittamento in primavera inoltrata o inizio estate.

Di veritas

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