NEW YORK – Cala il sipario su una delle vicende giudiziarie più seguite e controverse degli ultimi anni a Hollywood. Il regista e sceneggiatore premio Oscar Paul Haggis ha raggiunto un patteggiamento con Haleigh Breest, l’ex addetta stampa che lo aveva accusato di violenza sessuale. L’accordo, che prevede il pagamento di quasi due milioni di dollari da parte di Haggis, chiude “amichevolmente tutte le dispute” tra le parti, come recita un documento depositato in tribunale. Si conclude così un capitolo doloroso che ha avuto profonde ripercussioni sulla carriera e sulle finanze del celebre cineasta.

L’origine delle accuse e la condanna

La vicenda risale al gennaio 2013. Haleigh Breest, all’epoca ventiseienne, accusò Haggis, allora cinquantanovenne, di averla costretta a subire sesso orale e di averla stuprata nel suo appartamento di SoHo, a New York, dopo una prima cinematografica. La denuncia formale arrivò però solo nel dicembre 2017, in pieno fervore del movimento #MeToo, scaturito dalle accuse contro il produttore Harvey Weinstein. Breest dichiarò di aver trovato il coraggio di farsi avanti dopo aver visto Haggis condannare pubblicamente Weinstein, affermando: “Quest’uomo mi ha violentata e si presenta al mondo come un paladino delle donne”.

Nel novembre 2022, una giuria di New York, al termine di un processo civile durato due settimane, diede ragione a Breest, ritenendo Haggis responsabile di stupro. Il regista fu condannato a pagare un risarcimento di 7,5 milioni di dollari, a cui si aggiunsero successivamente altri 2,5 milioni per danni punitivi. Un giudice incrementò poi la somma di quasi tre milioni di dollari per le spese legali, portando il totale del risarcimento dovuto a circa 12,8 milioni di dollari. Haggis ha sempre negato le accuse, sostenendo che il rapporto fosse stato consensuale e che non ricordava con certezza tutti i dettagli dell’incontro.

La tesi del complotto di Scientology

Un elemento che ha costantemente aleggiato sulla vicenda è stato il burrascoso passato di Paul Haggis con Scientology. Il regista, membro della controversa organizzazione per 34 anni, l’aveva abbandonata nel 2009, diventandone in seguito uno dei critici più noti e severi. Durante il processo, la difesa di Haggis ha sostenuto la tesi che le accuse di Breest potessero essere una ritorsione orchestrata da Scientology per punirlo del suo dissenso. L’attrice Leah Remini, altra celebre ex-scientologa, testimoniò in favore di Haggis, avvalorando l’ipotesi di una campagna diffamatoria. Nonostante queste affermazioni, in tribunale non emersero prove concrete a sostegno di un diretto coinvolgimento di Scientology nel caso.

Le difficoltà finanziarie e il patteggiamento

La lunga battaglia legale ha avuto un impatto devastante sulle finanze di Paul Haggis. Il regista, noto per aver scritto capolavori come “Million Dollar Baby” e aver diretto il film premio Oscar “Crash”, oltre ad aver contribuito alle sceneggiature di film di James Bond come “Casino Royale” e “Quantum of Solace”, si era dichiarato in difficoltà economiche, lamentando che le sue risorse erano state “decimate” dalle spese legali. “Ho speso tutti i soldi a mia disposizione”, aveva dichiarato dopo la condanna, “non posso vivere con bugie come questa. Morirei pur di riabilitare il mio nome”. Inizialmente intenzionato a ricorrere in appello, Haggis ha poi ritirato i ricorsi nel 2024. Il patteggiamento finale, per una cifra notevolmente inferiore alla condanna iniziale, sembra essere la conclusione pragmatica di una situazione finanziariamente insostenibile.

Il caso parallelo in Italia e l’archiviazione

La posizione di Haggis è stata ulteriormente complicata da un’altra accusa di violenza sessuale, questa volta in Italia. Nel giugno 2022, il regista fu arrestato e posto ai domiciliari in Puglia, dove si trovava per partecipare all’Allora Fest di Ostuni, con l’accusa di aver aggredito una giovane donna inglese. Anche in questo caso, Haggis si proclamò innocente, parlando di rapporti consensuali. Dopo due settimane, fu rilasciato. La vicenda giudiziaria italiana si è conclusa in modo molto diverso da quella americana: nel maggio 2025, la Procura di Brindisi ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso, non ritenendo sussistenti gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio. “Per il signor Haggis, è la fine di un incubo”, dichiararono i suoi legali italiani.

L’accordo raggiunto a New York scrive la parola fine su un percorso giudiziario complesso e mediaticamente esposto, lasciando dietro di sé una scia di domande e un dibattito aperto sulla natura del consenso, l’influenza dei movimenti mediatici e le conseguenze personali e professionali di accuse così gravi.

Di davinci

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