ROMA – Una decisione netta, che riscrive le sorti immediate di una complessa vicenda giudiziaria. La Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sulle misure cautelari che avevano colpito l’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, annullandole senza rinvio. Si chiude così, per l’ex primo cittadino, un capitolo iniziato il 6 giugno 2025 con l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Trani, nell’ambito di una vasta inchiesta su un presunto sistema di scambio elettorale politico-clientelare.
La Suprema Corte ha accolto in pieno le tesi sostenute nel ricorso presentato dal legale di Minervini, l’avvocato Mario Malcangi, demolendo di fatto l’impianto cautelare che aveva retto per mesi. Con questa sentenza, vengono cancellati con un colpo di spugna sia il provvedimento originario del gip, sia la successiva ordinanza del Tribunale del Riesame di Bari che, circa venti giorni dopo il primo arresto, aveva attenuato la misura, sostituendo i domiciliari con il divieto di dimora presso il Palazzo di Città di Molfetta.
Le tappe di una vicenda giudiziaria complessa
Per comprendere la portata della decisione odierna, è necessario ripercorrere le fasi salienti che hanno caratterizzato l’indagine, coordinata dalla Procura di Trani. L’inchiesta, convenzionalmente nota come “Patto d’Acciaio”, mirava a far luce su un presunto sistema illecito radicato nell’amministrazione comunale di Molfetta. Secondo l’ipotesi accusatoria, diverse gare d’appalto sarebbero state pilotate per favorire imprenditori e cooperative locali in cambio di un pacchetto di voti, ritenuto decisivo per consolidare il consenso elettorale.
- 6 giugno 2025: All’alba, la notizia dell’arresto di Tommaso Minervini scuote la comunità. Il gip, accogliendo la richiesta della Procura, dispone gli arresti domiciliari, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.
- Fine giugno 2025: La difesa si appella al Tribunale del Riesame. I giudici baresi, pur confermando la solidità dell’impianto accusatorio, attenuano la misura. Minervini lascia i domiciliari ma gli viene imposto il divieto di accedere al municipio, per impedirgli di influenzare, secondo i giudici, l’operato dell’amministrazione.
- Gennaio 2026: L’ultimo grado di giudizio cautelare dà ragione alla difesa. La Cassazione, con la formula “annullamento senza rinvio”, stabilisce che le condizioni per l’applicazione di una qualsiasi misura cautelare non sussistevano fin dall’origine. Una decisione che non entra nel merito della colpevolezza – la cui valutazione spetterà all’eventuale processo – ma che certifica la mancanza dei presupposti per limitare la libertà personale dell’indagato prima di una sentenza definitiva.
Il cuore dell’accusa e la linea difensiva
L’indagine della Procura di Trani si concentrava su una serie di affidamenti diretti e gare pubbliche relative a servizi essenziali per la città, dalla manutenzione del verde pubblico alla gestione di eventi culturali. Gli inquirenti ipotizzavano che, attraverso un meccanismo ben oliato, questi appalti venissero assegnati a figure vicine all’amministrazione, che avrebbero poi garantito un cospicuo sostegno elettorale. Un’accusa infamante, che disegnava un quadro di gestione personalistica della cosa pubblica.
Fin dal primo momento, la difesa, guidata dall’avvocato Malcangi, ha contestato fermamente questa ricostruzione. La strategia difensiva si è basata su due pilastri principali:
- L’assenza di gravi indizi di colpevolezza: secondo la difesa, le prove raccolte (principalmente intercettazioni e testimonianze) non sarebbero state sufficienti a dimostrare un nesso diretto e inequivocabile tra l’assegnazione degli appalti e un accordo elettorale illecito.
- La carenza delle esigenze cautelari: anche qualora vi fossero stati dubbi sulla sua condotta, con la fine del suo mandato e il suo allontanamento dalla vita politica attiva, sarebbero venuti meno i rischi di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato.
Evidentemente, gli “ermellini” della Cassazione hanno ritenuto fondate le argomentazioni del ricorso, ravvisando un vizio fondamentale nell’ordinanza che giustificava le misure restrittive. L’annullamento “senza rinvio” significa che la questione cautelare è chiusa definitivamente e non dovrà essere riesaminata da un altro giudice.
Scenari futuri e implicazioni politiche
Con questa sentenza, Tommaso Minervini torna a essere un cittadino libero da ogni vincolo giudiziario, sebbene rimanga indagato nel procedimento principale. La decisione della Suprema Corte rappresenta una vittoria significativa per la sua difesa e potrebbe avere un impatto rilevante sull’evoluzione dell’inchiesta stessa. L’assenza di un quadro indiziario ritenuto “grave” dalla Cassazione potrebbe indebolire l’intera architettura accusatoria in vista di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Sul piano politico, le implicazioni sono altrettanto profonde. La notizia è stata accolta con sollievo dai sostenitori dell’ex sindaco, che parlano di “fine di un incubo” e di “giustizia finalmente ristabilita”. Per la politica di Molfetta, che ha vissuto mesi di tensioni e incertezze, si apre ora una nuova fase, in cui il dibattito pubblico sarà inevitabilmente influenzato da questa clamorosa svolta giudiziaria.
