Roma – Una piazza per ricucire gli strappi, un’immagine per superare i distinguo. Piazza del Campidoglio, nel cuore della Capitale, è diventata il palcoscenico di una ritrovata, almeno apparentemente, unità d’intenti per il cosiddetto “campo largo”. I leader delle principali forze di opposizione si sono riuniti venerdì pomeriggio alla manifestazione di solidarietà per il popolo iraniano, organizzata da Amnesty International e dalla rete “Donne Vita Libertà”, per lanciare un messaggio univoco contro la brutale repressione del regime di Teheran.

I flash dei fotografi e le telecamere hanno immortalato in un’unica inquadratura la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Un’immagine politicamente significativa, quasi a voler sigillare una pace siglata in piazza dopo le tensioni che avevano animato le aule parlamentari solo pochi giorni prima.

Il Contesto Parlamentare: Dalla Divisione alla Convergenza

La compattezza esibita in piazza strideva, infatti, con le recenti vicissitudini parlamentari. Al Senato, il Movimento 5 Stelle si era astenuto sulla risoluzione bipartisan di condanna alla repressione in Iran, creando una frattura evidente con gli alleati. La motivazione, spiegata dallo stesso Conte, risiedeva nella mancata inclusione nel testo di un esplicito riferimento alla contrarietà ad “azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale”. Un timore, quello di un’ingerenza militare straniera, in particolare statunitense, che per i pentastellati rappresentava un punto dirimente.

La situazione si è però ricomposta il giorno seguente alla Camera. Il M5S ha presentato una propria risoluzione, che includeva la specifica condanna a interventi militari unilaterali, e questa volta sia il PD che AvS l’hanno appoggiata, pur votando anche il testo bipartisan. Un compromesso che ha permesso di salvare l’unità della coalizione, culminata poi nella partecipazione congiunta alla manifestazione romana. “Le risoluzioni condannano la repressione in Iran, condannano il regime sanguinario e questo è un elemento importante”, ha sottolineato Bonelli, “però non pensiamo che un bombardamento degli Stati Uniti d’America possa risolvere”.

Le Voci dalla Piazza: “Sostegno al Popolo, Non alla Guerra”

La piazza, gremita ma non stracolma, ha visto una partecipazione eterogenea: attivisti, esuli iraniani, cittadini e rappresentanti politici. Tra le bandiere dell’Iran (spesso con il simbolo della Repubblica Islamica cancellato), dell’Unione Europea e dell’Ucraina, spiccavano i cartelli con le foto delle vittime della repressione e la scritta “Libertà”.

“È importantissimo per noi essere qua a dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano nella sua lotta”, ha dichiarato Elly Schlein, ribadendo la necessità che la comunità internazionale isoli il regime di Teheran. Le ha fatto eco Giuseppe Conte: “Dobbiamo dare un segnale concreto, stare vicino a tutti i cittadini, le associazioni e soprattutto gli iraniani, giovani, donne, studenti universitari, dissidenti”. Conte ha poi colto l’occasione per lanciare una frecciata al governo: “Ci sono esponenti del centrodestra qui oggi? Io non ho capito quale sia la posizione del centrodestra”.

Anche Nicola Fratoianni ha sottolineato la “naturalezza” dell’essere “unitariamente al fianco di un popolo di lotta, per la sua libertà, per la democrazia, per i diritti civili”. Non sono mancate battute più leggere, come quella di Fratoianni sulla giacca chiara simile a quella di Conte, che hanno stemperato per un attimo la formalità del momento.

Le Altre Voci e le Tensioni

Fuori dalla foto di gruppo principale, ma presente in piazza, c’era anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi. Il suo commento alle telecamere ha rivelato una critica non troppo velata alla strategia del M5S: “Sarebbe stato importante avere un segnale unitario del Parlamento, purtroppo non c’è stato perché c’è sempre chi deve fare un posizionamento personale o di partito”. Una critica che evidenzia come le ferite all’interno del fronte progressista non siano del tutto sanate.

La manifestazione ha registrato anche un paio di fuori programma. Un piccolo gruppo di sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha esibito l’antica bandiera monarchica, venendo contestato da altri manifestanti e infine allontanato dagli organizzatori. Un episodio che testimonia la complessità e le divisioni interne anche tra gli oppositori del regime teocratico.

Nonostante queste piccole tensioni, l’evento si è concluso pacificamente, lasciando come immagine simbolo quella di un’opposizione che, sui grandi temi dei diritti umani, cerca di trovare una sintesi e una voce comune, pur tra mille difficoltà e distinguo tattici. La frase sussurrata da Conte a Schlein e poi da lei ribadita, “La piazza c’è”, suona come un auspicio e una constatazione: la base della società civile chiede unità e chiarezza, un appello che la politica non può ignorare.

Di veritas

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