Madrid si appresta a diventare il fulcro di un eccezionale dialogo culturale che attraverserà i secoli, ponendo al centro la penisola italiana e i suoi indissolubili legami con la Spagna. Il Museo del Prado, una delle più prestigiose istituzioni museali al mondo, ha svelato un programma per il 2026 che promette di essere uno degli appuntamenti artistici più significativi del panorama europeo. Un’immersione profonda in un’epoca di straordinari scambi e influenze reciproche, il Tardo Medioevo, che vide il Mediterraneo trasformarsi in un vero e proprio “mare di andata e ritorno”, come sottolineato dal direttore del museo, Miguel Falomir.
“A la maniera di Italia”: il cuore pulsante del Gotico Mediterraneo
L’evento cardine della stagione sarà la grandiosa mostra “A la maniera di Italia. Espana y el gotico mediterraneo” (1320-1420), in programma dal 26 maggio al 20 settembre 2026. Questa esposizione si propone di rileggere un intero secolo di storia dell’arte, dimostrando come l’influenza del Trecento italiano sia stata determinante per lo sviluppo del linguaggio artistico nella penisola iberica. “Senza l’Italia è difficile comprendere il paesaggio artistico della Spagna tardo-medievale”, ha affermato con chiarezza Miguel Falomir durante la presentazione del programma, evidenziando la portata di un progetto che mira a ridefinire la nostra comprensione di quel periodo storico. La mostra è descritta dal direttore come una delle più complesse e ambiziose del suo mandato, non solo per il rigore accademico ma anche per le sfide logistiche legate a opere estremamente delicate.
L’esposizione riunirà oltre cento capolavori, che spazieranno dalla pittura alla scultura, dai preziosi tessuti e oreficerie ai manoscritti miniati. Opere provenienti da ben 56 istituzioni internazionali (31 nazionali e 25 straniere) confluiranno a Madrid per testimoniare la vitalità e la ricchezza di questo scambio. Molte di queste opere sono poco conosciute o non sono mai state esposte al pubblico prima d’ora, offrendo una prospettiva inedita sull’argomento. Sarà un’occasione unica per ammirare, fianco a fianco, i maestri che hanno segnato un’epoca:
- Artisti italiani: da Ambrogio Lorenzetti, con la sua raffinata eleganza senese, a Gherardo Starnina, pittore fiorentino che lavorò a lungo in Spagna, fino a Lupo di Francesco, scultore pisano attivo in Catalogna. Saranno presenti anche opere di Barnaba da Modena, Andrea di Petruccio e Geri Lapi.
- Artisti spagnoli: i fratelli Serra, figure di spicco della scuola catalana, e Arnau Bassa, il cui stile rivela una profonda assimilazione delle novità giottesche. Accanto a loro, saranno esposte opere di Miquel Alcañiz e Pedro de Córdoba.
Curata da Joan Molina Figueras, responsabile della collezione di pittura europea del Prado fino al 1500, la mostra si propone di illustrare “l’impatto decisivo del Trecento italiano sull’arte spagnola”, analizzando come i modelli italiani siano stati rielaborati e trasformati dai maestri locali in formule originali e sorprendenti.
“Tre regine”: il potere femminile e la costruzione dell’Europa culturale
Il 2026 del Prado non sarà solo un omaggio al Medioevo, ma aprirà anche nuove prospettive geografiche e tematiche, volgendo lo sguardo al ruolo cruciale delle donne nel plasmare la cultura europea. La mostra “Tre regine” getterà luce su tre figure femminili di straordinario spessore: Isabella Farnese, Cristina di Svezia e Mariana d’Austria. Lungi dall’essere semplici figure decorative, queste sovrane furono, come ha sottolineato Falomir, “autentiche costruttrici di una visione culturale europea”.
L’esposizione, inserita nel più ampio programma “Il Prado al femminile”, si prefigge di restituire a queste donne il loro ruolo politico e artistico a tutto tondo. Il fulcro del progetto sarà la prima grande mostra monografica dedicata a Mariana d’Austria (dal 1° dicembre 2026 al 28 marzo 2027), che ne ripercorrerà l’immagine e l’influenza attraverso le diverse fasi del suo potere. Si esplorerà il loro mecenatismo, le loro collezioni e le loro strategie diplomatiche e culturali che hanno contribuito a definire il gusto e le tendenze artistiche del loro tempo. Un progetto ambizioso che mira a correggere una visione storiografica spesso parziale, riconoscendo il contributo fondamentale di queste regine alla costruzione di un’identità europea condivisa.
Un museo che riflette sul proprio ruolo
La programmazione del 2026 si inserisce in una riflessione più ampia del museo sul suo futuro. Dopo un 2025 da record con oltre 3,5 milioni di visitatori, il direttore Miguel Falomir ha sottolineato la volontà di non inseguire i numeri, ma di migliorare la qualità dell’esperienza di visita. “Non vogliamo che il museo sembri la metropolitana nell’ora di punta”, ha dichiarato, annunciando misure per rendere la visita più gradevole, come la gestione dei flussi e il divieto di fotografare le opere. In quest’ottica, si è scelto di puntare su mostre tematiche di approfondimento piuttosto che su “blockbuster” dedicati a singoli grandi nomi, valorizzando così la ricchezza della collezione permanente, che rimane il principale attrattore per la maggior parte dei visitatori.
