ROMA – Un’ombra pesante si allunga sull’Autorità garante per la protezione dei dati personali, l’organo chiamato a vigilare sulla privacy dei cittadini. Un’inchiesta della Procura di Roma ha messo sotto indagine per corruzione e peculato il presidente, Pasquale Stanzione, e l’intero Collegio, composto da Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’indagine, che ha preso le mosse anche da una serie di servizi giornalistici della trasmissione Report, ha portato a clamorose perquisizioni nella sede dell’Authority e al sequestro di computer e cellulari degli indagati da parte della Guardia di Finanza.
La reazione del Collegio: “Fiducia nella magistratura, andiamo avanti”
Nonostante la bufera giudiziaria, il Collegio del Garante non fa passi indietro. In una nota ufficiale, i quattro membri hanno espresso “piena fiducia nell’operato della magistratura”, dicendosi certi di “poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”. Hanno quindi confermato la “volontà di proseguire il proprio lavoro”, respingendo di fatto le richieste di dimissioni arrivate dal mondo politico, in particolare dal Partito Democratico, che ha interpellato direttamente la premier Meloni sulla vicenda.
Le accuse: dalle “spese pazze” ai conflitti d’interesse
Il cuore dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ruota attorno a due filoni principali: la gestione allegra dei fondi pubblici (peculato) e presunti favoritismi in cambio di utilità (corruzione). Gli inquirenti parlano di una “gestione abbastanza disinvolta”, come riferito da alcune “talpe” interne all’Autorità.
Sotto la lente d’ingrandimento sono finite le spese di rappresentanza, che secondo l’accusa sarebbero lievitate in modo esponenziale: dai circa 20.000 euro del 2021 ai quasi 400.000 euro previsti per il 2024. Le carte dell’inchiesta descrivono un quadro di rimborsi anomali per:
- Soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di lusso, servizi di lavanderia.
- Spese personali come fitness, parrucchiere e perfino fiori.
- Acquisti di carne per circa 6.000 euro in tre anni, addebitati al Garante dal presidente Stanzione.
- Uso improprio delle auto di servizio per spostamenti privati, come visite mediche o, nel caso del componente Agostino Ghiglia, per recarsi nella sede di Fratelli d’Italia prima di una sanzione proprio a Report.
- Viaggi in business class senza che ne sussistessero i presupposti, come una missione in Giappone costata oltre 80.000 euro.
Le testimonianze interne parlano di una diffusa “sensazione di una gestione abbastanza disinvolta” e di un “clima di apprensione” generatosi dopo l’avvio delle inchieste giornalistiche.
I casi Ita Airways e Meta: l’ombra della corruzione
Il profilo più grave dell’indagine riguarda l’ipotesi di corruzione legata a presunti favori a grandi aziende. Secondo la Procura, il Collegio avrebbe omesso di sanzionare adeguatamente Ita Airways per irregolarità nel trattamento dei dati. In cambio, i quattro componenti avrebbero ricevuto come utilità delle tessere “Volare Executive”, del valore di 6.000 euro ciascuna. A rendere la vicenda ancora più delicata è il potenziale conflitto di interessi: il Data Protection Officer di Ita per gli anni 2022-2023 era un avvocato membro dello studio legale fondato dal componente del Garante Guido Scorza, studio nel quale lavora tuttora la moglie di quest’ultimo.
Un altro capitolo controverso riguarda Meta e i suoi smart glasses Ray-Ban Stories. Una sanzione inizialmente ipotizzata in 44 milioni di euro sarebbe stata prima ridotta a 12,5 milioni, poi a 1 milione, e infine annullata per un ritardo procedurale che l’avrebbe portata vicino alla prescrizione. Anche in questo caso, si indaga sul ruolo di alcuni componenti del Collegio e su possibili pressioni esterne.
Un danno d’immagine e la possibile azione della Corte dei Conti
Al di là del profilo penale, la vicenda rischia di avere pesanti ripercussioni istituzionali. La credibilità di un’autorità indipendente, chiamata a tutelare un diritto fondamentale dei cittadini, è messa a dura prova. Oltre all’azione della Procura di Roma, sul caso si profila anche l’intervento della Corte dei Conti. Sebbene al momento non ci siano commenti ufficiali, l’ipotesi di una contestazione per danno erariale appare sempre più concreta, data la natura delle spese contestate.
Mentre i legali degli indagati annunciano ricorso al Riesame per il dissequestro del materiale informatico, l’inchiesta prosegue per fare piena luce su una gestione che, secondo l’accusa, ha trasformato l’Autorità Garante della Privacy in un “bancomat” per interessi privati.
